04 ago 2009

AIUTIAMO IL RIALTO SANTAMBROGIO A TORNARE PIù FORTE DI PRIMA...


LA CULTURA INDIPENDENTE NON SI ARRESTA



A tre mesi dal sequestro preventivo del 20 marzo 2009 di quasi tutti
gli spazi legittimamente assegnati dal Comune di Roma all’Associazione
Rialtoccupato, arriva l’ampliamento del sequestro anche alla sala
teatro e al cortile interno. Con questa ennesima azione di Polizia si
tenta di chiudere definitivamente il progetto culturale del Rialto.



Nel corso di 10 anni di attività tutti gli spazi del Rialto hanno
accolto una quantità enorme di artisti, che hanno messo in scena
spettacoli, video proiezioni, arte contemporanea, concerti. Soltanto
considerando l’attività teatrale, il Rialto ha ospitato un numero di
compagnie tre volte superiore a quelle presentate mediamente dai
teatri istituzionali.

In questo vasto panorama di artisti romani, italiani e stranieri, sono
passate molte realtà che oggi ricoprono un ruolo di primo piano nella
scena nazionale, come Ascanio Celestini, Massimiliano Civica, Davide
Enia, Roberto Latini, l’Accademia degli Artefatti. Altri, già forti di
un lungo percorso internazionale, come Giorgio Barberio Corsetti o
Fanny & Alexander, hanno scelto di portare il loro lavoro in una ex
palestra di sei metri per sei perché riconoscevano in quel luogo uno
spazio vivo della cultura contemporanea a Roma. I nomi di punta della
scena emergente, dai Santasangre ai Pathosformel, da Daniele Timpano a
Babilonia Teatri, da Lucia Calamaro ai Muta Imago, sono passati tutti
dal teatro del Rialto, e in qualche caso è proprio nel complesso del
Santambrogio che hanno creato i loro spettacoli.

Questo immenso patrimonio di esperienze artistiche e umane ha trovato
nel Rialto un luogo dove crescere, entrare in contatto con esperienze
simili o con la critica, o ancora esprimere un’idea di cultura
indipendente, non subalterna, in grado di parlare al presente. Questo
è stato possibile perché il Rialto è un luogo realmente aperto, dove è
possibile sperimentare nel tempo e persino sbagliare.

Accanto a questa idea di cultura come incontro umano e artistico, il
Rialto ha portato avanti un sostegno concreto alla produzione,
supportando decine di produzioni e mettendo a disposizione
gratuitamente due sale prove per undici mesi l’anno.

In una città come Roma, dove l’assenza di centri di produzione spicca
come un primato negativo a livello europeo, significa dare un
contributo sostanziale alla nascita di decine di spettacoli ogni anno.
Spettacoli che poi girano nei principali festival italiani, da
Santarcangelo a Castiglioncello fino al Festival Teatro Italia di
Napoli, o nelle piazze principali del teatro contemporaneo, come il
Teatro India di Roma.



Tutto questo è stato possibile grazie a un modello che non è mai
dipeso dai finanziamenti pubblici o privati, un sistema di
auto-finanziamento che ha consentito di dare continuità ai progetti
artistici, laddove la continuità in campo culturale è diventata un
miraggio; e tutto questo nella più totale indipendenza artistica e di
pensiero.

Un modello di economia alternativa da anni sperimentato in tutte le
realtà indipendenti, che oggi si vuole additare a mera attività di
commercio abusivo.



Il ruolo svolto in questi anni di monitoraggio, supporto e dialogo
costante con le realtà emergenti del territorio e nazionali hanno
fatto del Rialto uno dei luoghi simbolo della scena indipendente. La
trasversalità della programmazione ha portato al dialogo con diverse
istituzioni culturali, dai centri di cultura internazionali alla Festa
del Cinema, fino alla Fondazione Romaeuropa, che ha supportato il
progetto di produzione ZTL-pro insieme alla Provincia di Roma, ideato
dalla rete di operatori indipendenti romani ZTL (composta da Rialto,
Angelo Mai, Santasangre/Kollatino Underground, Teatro Furio Camillo,
Triangolo Scaleno Teatro / Teatri di Vetro). L’attività di ZTL
dimostra come la cultura indipendente, al contrario delle logiche
competitive che ispirano anche le strutture pubbliche, cresce e si
sviluppa in una dimensione di cooperazione e condivisione. L’attività
costante del Rialto, che è un punto importante nella geografia
culturale della capitale, ha sempre pensato se stessa come un tassello
di un movimento più vasto, che ha cercato di far emergere i linguaggi
del contemporaneo in un panorama culturale, come quello romano,
tendenzialmente refrattario all’innovazione. Allo stesso tempo, il
Rialto come luogo è stato quotidianamente punto di incontro per
discussioni, riunioni, dibattiti, assemblee, dando un sostegno
concreto e “fisico” all’incontro tra soggetti diversi.



A tutti coloro che hanno attraversato il Rialto perché ci sono andati
in scena, hanno provato e fatto debuttare qui i propri spettacoli,
sono stati semplici spettatori, hanno recensito scritto studiato, a
chi si è solo incuriosito, a tutti coloro che sentono risuonare tra le
mura del Rialto qualcosa di familiare e prezioso, che a Roma non può
venire meno, chiediamo di esprimere con una firma il proprio sostegno
attento e appassionato.

Grazie a tutti coloro che saranno con noi a cui speriamo di dare
presto notizie positive.

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Chi non conoscesse il Rialto può farsene un idea guardando questa intervista al suo presidente. Clicca qui.

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