17 set 2010

Opinioni di una comunista ( di DONATELLA PETRINO )


In questo mio breve scritto non voglio parlare di corruzione, di persone, di politici in particolare, ma di un ossimoro ideologico e soprattutto economico della classe operaia, impiegatizia e dei lavoratori subordinati in genere, senza dare un giudizio positivo o negativo, ma semplicemente voglio affermare che “PREMESSA UNA SCELTA IDEOLOGICA POI SI DEVONO ACCETTARE LE CONSEGUENZE”.

Sono una sindacalista della CIGL, quindi di una sigla storica e sicuramente ideologica e ho scelto questa organizzazione, invece di un’altra, per coerenza con il mio pensiero politico. In questo oscuro periodo di crisi del lavoro, gli iscritti aumentano vertiginosamente e ci chiedono, sostegno, garanzie e AIME’ addirittura il lavoro, come se il sindacato fosse un ufficio di collocamento.Ho vissuto tutto il periodo del Berlusconismo come spettatrice incredula del comportamento delle classi meno abbienti, che hanno vissuto il sogno di diventare ricchi e si sono dimenticati di rivendicare invece i propri diritti e forse anche che avevano dei doveri.Ebbene, abbandoniamo pure tutte le ideologie, ma i sistemi economici ABBIAMO L’OBBLIGO SOCIALE DI CONOSCERLI e pertanto se per venti anni un operaio mi afferma di essere Belusconiano e anticomunista……POI NON SI PUO’ ISCRIVERE ALLA FIOM …..e pretendere la regolamentazione sociale del lavoro e la garanzia dello stato, quando invece, finchè tutto andava bene, ha ignorato completamente lo scempio legislativo e ha mangiato e bevuto l’ignobile televisione spazzatura che il suo capo intelligentemente gli ha propinato per tenerlo in un stato di dormi-veglia. Il liberismo economico lascia soli i singoli e certamente non ha a cuore i più deboli. L’idea del profitto sfrenato crea un mercato del lavoro servile e sfruttato con la libertà per l’imprenditore di migrarlo in ogni dove …si paghi meno e questo impoverisce a tal punto la società che i beni prodotti non li può comprare più nessuno. A questo punto l’operaio, il precario, l’impiegato si sveglia…….e rivendica i propri diritti e li pretende, come da manuale delle giovani marmotte, da chi storicamente ha il ruolo di rivendicarglieli, mentre lui per tutto il tempo delle vacche grasse è stato immobile a ingurgitare balle.Se si accetta l’idea del capitalismo sfrenato, si deve poi necessariamente accettare che non esiste una sanità pubblica, non esiste una scuola pubblica e non esistono più i contratti di lavoro……e quindi la sperequazione tra imprenditore e subordinato, assume i connotati della schiavitu’!!!Una bella società la si cresce piano piano come la famiglia, con l’osservazione attenta del quotidiano.Forse siamo ancora in tempo a riprenderci quanto abbiamo perduto, ma per favore riapriamo subito i vecchi cari libri di scuola e ripassiamoci la storia, perché quello che abbiamo oggi è il frutto di lotte del passato e se domani non avremo più nulla è soprattutto colpa della nostra ignoranza.


LA MIA PERSONALE RISPOSTA.

SOLAMENTE DUE AMMENDE SONO DOVEROSE

"[...]come da manuale delle giovani marmotte, da chi storicamente ha il ruolo di rivendicarglieli, mentre lui per tutto il tempo delle vacche grasse è stato immobile a ingurgitare balle."

VORREI RICORDARE ...ALLA dipendente CIGL CHE IL DOVERE DEL SINDACATO è ANCHE QUELL DI TENER SVEGLI I LAVORATORI E DI METTERLI A CONOSCIENZA, TRAMITE NOZIONE, CHE IL SISTEMA CHE SI STA CREANDO è QUELLO CHE LI PORTERà ALLA LORO STESSA DISTRUZIONE.

IN PIù GLI STESSI OPERAI, DENIGRATI COME FOSSERO QUI QUO E QUA E NON GENTE CHE HA DEI SOGNI E DELLE AMBIZIONI DI CRESCITA, SENZA LE SUDDETTE NOZIONI E NEL TOTALE DISINTERESSE CIRCONDATO DA FALLIMENTI IMPUTABILI ANCOR PIù DI TUTTE LE ALTRE ALLA SUA STESSA SIGLA SINDACALE NEGLI ULTIMI 15 ANNI, CHE SEMPRE HA FIRMATO ACCORDI BUONI SOLO PER LE AZIENDE ANCHE IN CASO DI SCIOPERO, OGGI HANNO PARECCHIO DA RECRIMINARE NEI CONFRONTI DI UNA CGIL INGURGITATRICE DI TASSE D'ISCRIZIONI E CHE NONOSTANTE QUESTI DENARI HA CONTINUATO A FARE IL PROPRIO E DIRETTO INTERESSE DEI CAPI E MAI DEGLI ASSOCIATI.

Parlare di un semplice aspetto della propria professione e fingere di dimenticare il vero lavoro, quello della quotidianeità è un orripilante sistema per fasciarsi la testa proprio adesso che la gente si sta veramente svegliando e che cancella le iscrizioni ad una delle sigle sindacali più finte ed opportuniste della nazione.

addossare la colpa a degli operai che per mestiere fanno gli operai attribuendo loro i compiti da sindacalisti autonomi perchè visti come persone che nel poco tempo libero loro concesso, (a causa della cigl e della cisl) e con quei 4 soldi in tasca (sempre a causa della CGIL e della CISL) debbano stare sui libri anzichè con la famiglia e dirlo solo per non voler accettare che da sindacalisti non si è assolti ai proprio compiti non è di certo un modo per risvegliare nessuno è solo un espiazione di colpa, un volersi pulire la coscienza di un qualcosa che, pur consapevoli del fatto che si sarebbe dovuta fare ma non lo si è fatto, denotando anche un pizzico di arroganza, porta la signoria vs a addossare la colpa de futuro e imminente fallimento dell'azienda CGIL su persone che per anni hanno cmq, volenti o nolenti, dato fiducia, anche e soprattutto in termini economici, a gente che si è fatta gli affaracci propri.

Non mi farà mai alcuna tenerezza un sindacato che non solo non ha saputo prevedere e insegnare ma che per di più non sa ancor peggio proteggere neppure se stesso.

Un sindacato così è solo una fetta della finta democrazia televisiva, UNA BALLA tra le balle e leggere parole di cotanta arroganza fa ancor più comprendere l'inettezza che i capi e via via scendendo gestiscono, senza ormai nessun titolo a merito da parecchi anni, un ruolo ed una posizione di privilegio.

Chiudesse anche la CGIL tanto a dirla tutta è sempre la prima firmataria dell'indecenza in materia di diritti dei lavoratori, e questo ahimè, ripeto, succede non da oggi ma da oltre 15 anni.

ricordatevi che non siete più negli anni 60 e che la gente va ascoltata quotidianamente e soprattutto va spiegato ogni giorno come funzionano le cose.

LA CGIL è UN FANTASMA E COME TALE PUò ANCHE SPARIRE DA UN MOMENTO ALL'ALTRO.


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Il botta e risposta:

 
D.P.: Caro Carlo non ti contesto neanche un punto della tua analisi, hai ragione su tutto, ma tu amico mio fai una analisi dettagliata di chi vive il quotidiano e le dinamiche politiche, sociali e sindacali Io non sono una dipendente del sindacato, ma una lavoratrice di una azienda commissariata di circa 800 dipendenti e di tutte queste persone, siamo state iscritte alla CIGL solo 2 unità, bastonate e vilipese dai colleghi e dal padrone.
Io non assolvo il sindacato e le organizzazioni politiche che dovrebbero essere vicine ai lavoratori, ma quei lavoratori che si ricordano dell’esistenza dei diritti solo quando vengono toccati individualmente nelle tasche.
Per anni abbiamo cercato di fare assemblee, di dare informazioni, di spiegare ai ns colleghi, cosa significasse la cancellazione dell’art. 18, cosa significassero le leggi ad personam e quale nocumento, la retrocessione di tutti i diritti conquistati con il sangue e la vita dei compagni del passato, portassero alla nostra classe.. Ebbene invece durante questi quindici anni abbiamo parlato al muro e ai sordi, perché gli operai e gli impiegati invece di seguire la disgregazione di una cultura inseguivano la moda, le cose e i bisogni che questa società ci ha indotto.
Sono assolutamente d’accordo con te e molto critica verso questo SINDACATO CHE ACCETTA, MEDIA E ACCONDISCENTE ALLE LOGICHE PADRONALI E ALLE LEGGI CAPITALISTICHE, ma perché io come te mi informo e contesto, invece la maggior parte della gente NON SA ASSOLUTAMENTE NULLA, neanche del tradimento sindacale e dell’imborghesimento dello stesso. Magari noi due poveri cristi, comunisti, avremmo avuto in questo ambito un interlocutore come te, che parla oltre l’acquisizione dei concetti elementari, qui regna l’ignoranza assoluta e IL BENEPLACIDO DEL CLIENTELISMO E LA SODDISFAZIONE INDIVIDUALE DELLA REGALIA DEL LAVORO.
Quando è arrivata la batosta del commissariamento, della cassa integrazione e la fine del sogno infinito, tutta questa gente ha creduto che iscrivendosi al sindacato, avesse risolto tutti i problemi, semplicemente perché vedeva nell’organizzazione sindacale un altro potentato forte e che invece il precedente padrone era ormai esautorato e quindi si poteva impiccare il morto.
Io invece avrei voluto che in tutti questi anni di Berlusconi, di una sinistra inesistente, di un sindacato a volte venduto, la gente fosse scesa nella piazze a CONTESTARE TUTTO E TUTTI QUELLI CHE CI PRENDEVANO IN GIRO!!!!
Hai ragione quando dici che le organizzazioni che dovrebbero rivendicare i diritti sono dei fantasmi, ma perché noi abbiamo permesso questo e per tanto tempo li abbiamo ignorati nel bene e nel male che ci stavano facendo.
Io nell’appello finale del mio articoletto, mi appello alla riconquista del sapere da parte della gente, perché se si vive NELL’IGNORANZA, si continua a tollerare sempre.
Grazie Carlo di questa possibilità di confronto che mi hai dato.
Donatella

P.S.
Appena avrò un account google ti postero sul blog, se vuoi puoi postarlo tu come hai fatto per l'altro.

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C.L.M.: Ottimo lo farò senz'altro. devo però ammettere che, data questa tua posizione, spiegata meglio in questi termini, avrei gradito che tutto ciò si evincesse nell'articolo/sfogo di cui in merito, propio per evitare di essere fraintesi o letti semplicemente come retorici.

Vedi, in questo momento non ci si può più tanto permettere di tentare di parlare solo a chi ci ascolta ma bisogna farsi capire da chi invece fa la "scimmietta omertosa", proprio da coloro i quali ti (ci) hanno messo in queste condizioni, farsi capire di certo non passa da un attacco oggigiorno ma più semplicemente dall'estenuante dimostrazione di merito, di fatti concreti e di presenza.

Se anche tu sei così distaccata dalla CGIL perchè presentarti così e non come una normale sindacalista che lotta tutti i giorni con i suoi colleghi? così come hai fatto adesso con me.. forse sarebbe stato di maggior impatto, forse parlare da lavoratrice dipendente piuttosto che focalizzare su certi punti, quelli sindacali intendo, sarebbe più incisivo ed efficace, vivere la quotidianità e cercare un risveglio da un assopimento per me significa anche questo,
significa provarci e poco importa se vengo preso a parolacce ed insulti o epiteti di ogni genere e sorta.

tutti i giorni trovo qualcuno che si lamenta e non protesta ma poi quando gli si fa notare che la colpa è sua vengo tacciato di essere un demagogo, uno sporco comunista (come fosse un offesa, dico grazie) un populista, tutte parole utilizzate oltretutto senza conoscenza del significato, quindi oltremodo "spuntate" se vogliono essere delle armi rivoltemi contro.

scusa se insisto ma ribadisco cercando di sintetizzare in una domanda il concetto.

Perchè sfogarsi pubblicamente se poi la cosa non deve produrre risultati positivi?


davvero grazie per il tuo dialogo veramente aperto ed interessato.

Carlo

13 set 2010

Risposta a Luigi Sabino di "Strozzatecitutti.info"

Scusandomi di questo fuori programma ma è un pò come fosse una lettera aperta a tutti gli effetti.

Articolo causa di questa mia nota:  "La potenza del Silenzio" - L. Sabino




Vorrei proprio conoscerlo il sig.r Sabino che scrive un articolo così leggero e frivolo in materia di mafie. vorrei proprio comprendere come si possa farlo uscire un articolo del genere  proprio quando il Sig.r Maroni ci ha appena raccontato la bufala dei loro splendidi risultati in materia di antimafia e nonostante tutto le violenze fisiche e psicologiche siano aumentate apparentemente del 350 % in soli due anni dopo oltre 15 anni di quasi totale quiete militare (intesa come criminale).

Ritenere ad oggi che la mafia sia semplicemente quella di un tempo è una mossa di sottovalutazione del problema, siamo tutti d'accordo che mancanza di violenza non è sinonimo di legalità, ma ammettremo, voglio ancora sperare, che scrivere di mafia in termini anacronistici come questi, solo perchè si è letti un libro di Saviano, tagliando fuori dall'argomento decenni di dimostrazioni contrarie a queste teorie è uno scempio.

Dimenticare di parlare come non siano più i tempi di una volta, non siano più le sole lotte tra fazioni rivali o regolamento di conti con appartenenti ai gruppi criminali a farla da padrone in termini di violenza, bensì lo siano tornati ad essere proprio le minacce, se non attentati o omicidi già compiuti, a: giudici, sindaci, magistrati, negozianti non aderenti al sistema "Pizzo" ed altro altro ancora; roba questa, degna del ben peggiore periodo degli inizi degli anni '90 ("anni del tritolo"); roba che oggi persino Falcone e Borsellino rabbrividirebbero.

Mi spiace ma sopportare di leggere un articolo del genere dove si debba fare da insegnanti di demagogia pura, controversia ancor più populista del populismo stesso di cui si fanno garanti ed improvvisatori le nostre istituzioni proprio diventa intollerabile.

Ecco appunto che ribadisco, vorrei conoscerlo il Sig.r Sabino che questo articolo l'ha scritto firmato e condiviso, vorrei conoscerlo e confrontarmici, vorrei che mi spiegasse fatti di mafia che ancora non conosco, vorrei proprio che anzichè parlare di populistiche visioni ed insegnamenti si parlasse di mafia nel 2010 e non di mafia del XVIII secolo.

Carlo Lo Monaco

6 set 2010

Lettera delle Mamme H al ministro Carfagna


- Dalle Mamme H al ministro Carfagna -


Gentilissima Ministro Carfagna, siamo il Gruppo Mamme H, mamme con figli disabili dove H sta ad handicap e a 24 h al dì, abbiamo letto l’intervista esclusiva da lei rilasciata al giornalista Massimo Pandolfi del Resto del Carlino.

Le sue parole al termine dell’intervista (“Ho un cruccio che è insieme un desiderio: vorrei tanto migliorare le condizioni dei disabili: con le loro famiglie, vivono spesso situazioni non facili, per non dire drammatiche. Sono certa che riusciremo a fare qualcosa per aiutarli”), hanno fatto sorgere spontanea una domanda :

Se Lei Ministro vuole migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità, perché non ha risposto alla lettera raccomandata da una mamma del gruppo, presidente di una associazione che si occupa di sostegno alle famiglie con figli disabili inviata ad Aprile 2010 e sostenuta dal fax inviato dalla redazione del portale DISABILI.COM con molte adesioni alle richieste presentate atte a migliorare la vita delle donne e madri che hanno figli con gravissime disabilità e che necessitano di macchinari per il sostegno vitale?

Signor Ministro in quella lettera veniva espressamente chiesto un incontro per informarla delle difficoltà del vivere quotidiano che queste famiglie affrontano, della loro solitudine, carenza di assistenza e sostegno economico oltre che di diritti negati. Per questi motivi era stato richiesto il suo interessamento come Ministro alle Pari Opportunità, opportunità che noi Mamme H non abbiamo.

Speriamo che questa volta la nostra lettera trovi più attenzione a dimostrazione anche della validità della sua affermazione e che l’incontro richiesto posso trovare accoglimento come Gruppo Mamme H. Siamo tante, siamo stanche, ma anche determinate. In attesa di Sua cortese e sollecita risposta porgiamo cordiali saluti.

Marina Cometto
per il Gruppo Mamme H

(5 settembre 2010)

4 set 2010

Lettera aperta a "PAPà" Benedetto XVI- di Francesco Pacelli.

Carissimo PAPA... L'unica FEDE che conosco è FEDERICA !!
26enne per anni brutalmente picchiata da suo marito che abusava di lei e del suo bambino quando era piccolo, non solo in maniera psicologica ma soprattutto fisica ( eppure quel bell'uomo ......prestante e rispettabile, sempre in giacca e cravatta, frequentava tutte le domeniche la chiesa, sempre puntuale a messa..MA VA ???... ). 
Ora per dare da mangiare a suo figlio di 4 anni , rimasta sola e "tranquilla" solo grazie alla nuova legge "STALKING", lavora su un marciapiede in provincia di una città qualsiasi, Non se la prende vero se ometto il nome, tanto che differenza fa pronunciare il paese, vero ? E' solo un altro solito buco nero del cazzo ( ops, mi scusi la parola scurrile, crede che finiro' all'inferno?). 
Questo stato (che non ha l'aggiunta "VATICANO") ma rimane lo stesso uno STATO DI MERDA, non è riuscito a darle niente, niente. Come a molte altre persone !! 

Lei riesce a contarle , PAPA ? 
Nemmeno se si affaccia al balcone splendente, vero ? Eh no, non credo proprio.. 

Quella donna, ora come ora, penso è più le volte che viene chiamata PUTTANA che con il suo vero nome registrato all'anagrafe. 

Le sue lacrime le può sentire caro PAPA ?

Quando rincasa, piangendo, mentre si china sul letto stretto ma caldo per una persona e mezzo, a stampare un bacio camuffato di dolcezza ma pieno di sudicio per ciò che le dinamiche della sua esistenza l'hanno costretta a fare poco prima con diversi uomini, sulla fronte del piccolo bimbo precipitato ormai nel sonno, ancora "marchiato"da segni visibili di cinture e morsi? 

Mi dica.. le può sentire ?
Quelle lacrime?? 
PAPA ?? 

Mi viene a parlare di NON PERDERE DI VISTA I VALORI DEL VANGELO ?? CHE IL POSTO FISSO NON E' IMPORTANTE ??? La devo sentir parlare a vanvera ancora molte volte ? Quali erano i problemi del mondo , secondo lei ? Ah gia..." I problemi dell'umanità sono i gay, le unioni di fatto, l'aborto...". E noi tutti "sani" di mente che pensavamo fossero le guerre,l' inquinamento, la mancanza di risorse, le malattie, la fame e la povertà...e uno STATO ITALIANO non all'altezza di essere un vero stato possiamo AGGIUNGERLO vero ?? 

Caro PAPA... lei ha un nome che con l'aggiunta di un accento sull'ultima vocale è la parola piu' bella al mondo insieme alla parola MAMMA. Forse dovrebbe fare più LA PAROLA CON L'ACCENTO che LA PAROLA SENZA ACCENTO, ma lei non sarebbe bravo nemmeno nell'altro caso.Non ha come dire, il CALORE GIUSTO?? Beh come ho scritto poco fa, alcune persone sono indegne di essere chiamati PAPA' , ovviamente.. e alcune persone, a quanto pare, ahime'.. sono indegne anche di portare quello stesso nome... senza il famoso accento. 

Preghi per se' ..caro PAPA. Preghi soprattutto per sè.

FRANCESCO PACELLI

2 set 2010

Ho 18 anni e sogno di vivere in un paese normale



Caro giornale,
mi chiamo Gianluca Daluiso e sono di Riccione. Qualche giorno fa ho compiuto diciotto anni. Potrei finalmente votare. Tuttavia non sono felice di avere acquisito questo diritto, perché in realtà non so cosa farmene.Vivo in un paese che non ha nulla a che fare con la democrazia. Io non voglio parlare di Berlusconi, perché sarebbe tempo perso, oramai penso, ma soprattutto spero, che tutti gli italiani si siano resi conto di chi sia questa persona veramente. Io voglio affrontare un problema più grande, guardando in faccia la realtà. In Italia non esiste una vera classe politica. Io non ho fiducia in chi amministra la cosa pubblica attualmente in Italia. Hanno tolto a me e a tutti i giovani ogni futuro, siamo un paese allo sbando, destinato a fallire. Io, nonostante tutto, non mi rassegno, non gliela dò vinta a questi DIPENDENTI infedeli. Continuerò a combattere, continuerò a credere nei miei ideali, anche quando non ci sarà più speranza. Ho avuto la fortuna di crescere grazie agli insegnamenti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, mi hanno insegnato il senso dello stato, il senso della legalità, il senso della giustizia o più semplicemente il senso di vivere, il significato di appartenere ad una comunità.
Ho imparato grazie a loro l’importanza di fare ogni giorno il mio dovere, senza avere paura degli eventuali ostacoli, difficoltà che potrei affrontare nel fare questo. Io voglio, o meglio, io desidero che gli italiani comincino ad indignarsi, a reagire. E’ troppo tempo che noi cittadini veniamo trattati come dei sudditi, è tempo che ci riappropriamo del nostro Stato perché lo Stato è nostro, lo Stato siamo noi. Non so, come siamo potuti cadere in questa profonda crisi Istituzionale, non lo voglio neanche sapere. Quello che interessa a me al momento è che si combatta, che si faccia qualcosa per far avvenire questa tanto attesa rivoluzione culturale e morale che smuoverà il paese e la coscienza tutti gli Italiani. I giovani, la mia generazione, ricoprono un ruolo importante in questo. I ragazzi d’oggi saranno i cittadini del domani, se loro vorranno, se noi ci oppone remo a questo sistema di illegalità diffusa, a questa struttura di commistioni, tutto questo svanirà come un brutto incubo e lo studieremo soltanto sui libri di storia e ne parleremo soltanto come un brutto ricordo, una situazione totalmente differente dalla realtà. Per fare questo però, bisogna muoversi, occorre che ogni persona nel suo piccolo conduca le sue battaglie, resista. Resistenza non vuole dire stare dietro a un computer e scrivere la parola “resistenza” su un network e sembra che più grande la scrivi e più resistenza compi.
La vera resistenza è scendere in piazza, è parlare ai giovani, è informare la gente, è rifiutare quei “piccoli compromessi” di ogni giorno, insegnando il rispetto per la legalità alle nuove generazioni. Io con queste mie poche parole voglio smuovere, voglio far indignare tutti quegli italiani onesti. Crediamoci in un cambiamento, crediamo in una nuova riforma della società italiana, crediamo di potere restaurare la democrazia in Italia. Io combatterò sempre per ciò in cui credo, e so che non sono solo e non sarò da solo. Ci sono già tanti italiani che si battono per rivendicare i propri diritti da cittadini e questa cosa da oggi la dovranno fare tutti gli italiani. Basta a delegare il proprio lavoro a gli altri. Come diceva Ghandi “Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo” Non lamentiamoci di com’è la situazione italiana se noi in prima persona non facciamo niente per poterla cambiare. Lottiamo, affrontiamo le problematiche del nostro paese, senza avere paura, senza rassegnarsi. Poi noi, ottimisti, potremo pure perdere tutte le nostre battaglie, ma come diceva Indro Montanelli, una battaglia la riusciremo sempre a vincere, la più importante, quella che si ingaggia ogni mattina davanti allo specchio.
Cerchiamo di camminare sempre a schiena dritta e testa alta, ascoltando soltanto la voce della nostra coscienza, e non avremo mai rimpianti, perché sapremo di aver fatto comunque sempre la cosa giusta, il nostro dovere. Io nonostante tutto, continuo a credere in noi italiani, penso che saremo capaci di cacciare, spero con metodi democratici, chi oggi occupa abusivamente le nostre istituzioni e ci rendono gli zimbelli del mondo. Crediamoci, insieme ce la possiamo fare, anzi sono sicuro che ce la faremo.

da Gianluca Daluiso

1 set 2010

LETTERA DI LICENZIAMENTO AI POLITICI ITALIANI

Link Fonte, Tabularama - 31/08/2010



Con la presenta vi informo che siete licenziati per i seguenti motivi:
  • I vostri costi superano di gran lunga i benefici apportati da voi allo Stato Italiano,i vostri privilegi sono diventati inaccettabili per qualunque persona dotata di buon senso, la vostra cupidigia ha raggiunto livelli ormai insostenibili e lo sprezzo che tutti voi dimostrate quotidianamente per il lavoro da me faticosamente ma onestamente condotto e col quale vengono pagati i vostri stipendi mi induce a pensare che crediate di essere i miei padroni, quando in verità è vero il contrario, siete voi i miei dipendenti, essendo io che pago voi e non viceversa.
  • Avete ripagato i miei sacrifici con servizi inefficienti e con umiliazioni costanti: sono stata umiliata come donna da un Presidente del Consiglio che considera le donne come oggetti utili solo a soddisfare le proprie brame di uomo decadente aggrappato all’ultimo, fragile baluardo di virilità che gli rimane;sono stata umiliata come cittadina dall’essere rappresentata da personaggi che ignorano il significato di parole come onestà, legalità,onore, bene comune; sono infine stata offesa come essere umano dalle azioni e dalle esternazioni quotidiane degli uomini politici della Lega Nord, che mi hanno macchiata dell’onta di vedere di nuovo aperti sul mio territorio dei lager, i C.I.E. e che approfittano dell’ingenuità di tanti per perseguire lo scopo di tutti i politici italiani: l’arricchimento personale.
  • Avete attentato all’integrità stessa dell’apparato che vi permette tali malefatte, la nostra Costituzione, dimostrando con ciò il livello di bassezza che avete raggiunto e che mi impedisce di avere la benché minima fiducia nel vostro operato futuro.
  • Ritengo infine che la maggior parte di voi abbia raggiunto l’età massima per poter rappresentare chi, come me , è il presente di questa nazione. Voi siete il passato, un passato che spero verrà presto cancellato definitivamente dai nostri libri di storia, affinché il vostro nome non venga più nemmeno pronunciato ed un gesto pietoso arrivi a dare pace alle mie orecchie che troppe parole dissennate ed aberranti hanno avuto la sventura di udire ultimamente.
Per le suddette motivazioni richiedo con effetto immediato le vostre dimissioni, in quanto nessuno di voi è più in grado di rappresentarmi.

PATRIZIA PENNA cittadina italiana.

9 ago 2010

Lettera della scrittrice albanese Elvira Dones a Berlusconi

"Egregio Signor
Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola
gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha
toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava
l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha
puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese
fino in Sicilia.
Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devasta te. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede.
Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e
soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri.
E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua
professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della
società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai
madre e nonna.
Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha
distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi u n romanzo, pubblicato in Italia
con il titolo Sole bruciato.
Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei.
Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi.
Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato.
E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia
sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia.
Lui continua a sperare, sogna il miracolo.
E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare
sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei.
Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste
poche righe gliele dovevo.
In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente
camminare a spalle dritte e testa alta.
L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite.
Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come
materiale pe r battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company,
pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi

Merid Elvira Dones

8 ago 2010

Togliete Facebook a Bersani! :D


Caro Pierluigi,
volevo farti vivissimi complimenti per la provocazione comparsa martedì sulla tua pagina Facebook.

Mi riferisco a quando hai scritto: Lancio una provocazione: niente talk show? Allora niente canone. Se, a prescindere da quello che succede nel paese, la Rai ci fa vedere le repliche dei telefilm e decide di andare in vacanza, avremo il diritto di non voler pagare il canone da metà luglio a settembre, no?

Una provocazione davvero brillante, anche perché la signora Fletcher, francamente, ha rotto le scatole. Una provocazione di cui si sentiva il bisogno, in questi mesi così critici per il servizio pubblico e, in generale, per il paese.

Cioè, tolto il fatto che il canone si paga annualmente, e quindi o hai provocato a vanvera, o ti sei confuso con l’abbonamento Sky, e in quest’ultimo caso, vista la confusione, a voler essere pignoli ci sarebbe da chiedersi se ti sei ricordato di pagare il canone.

Cioè, tolto il fatto che, essendo tu il leader del maggior partito di opposizione, a fare certe proposte su Facebook rischi la figura dell’impiegato statale che cazzeggia durante l’orario di lavoro in attesa di essere scoperto da un Brunetta qualsiasi.

Cioè, tolto il fatto che attualmente la Rai sta vivendo un’emergenza senza precedenti in seno alla libertà d’informazione, e magari il problema non riguarda i mesi estivi e la signora Fletcher, ma tutto l’anno, 24 ore su 24.

Ad esempio il Tg1 si segnala, oltre che per i cuccioli di zebra, i cuccioli di cerbiatto, i panda, i polpi e i dieci minuti di meteo in apertura, per censure ed omissioni, per casi conclamati di epurazione e mobbing ai danni di giornalisti (vedi i casi Ferrario, Di Giannantonio, Damosso e Busi) che non si allineano con la volontà del direttore Minzolini.

Quello che, come emerso dalle intercettazioni della procura di Trani, discuteva col Presidente del Consiglio le notizie cui dare priorità, magari intervenendo con editoriali ad hoc (come per il caso Spatuzza); quello che, per telefonate del genere, è attualmente indagato.

Quello di cui, forse, è il caso di invocare a gran voce le dimissioni nelle sedi opportune, tra cui non figurano i social network. Ora tu mi dirai, magari proprio sul tuo profilo Facebook, che sì, ci sono le intercettazioni, ma bisogna far lavorare la magistratura e aspettare le sentenze. Ma allora io ti dico che, stando alle sentenze, Al Capone non era un mafioso e né Stalin, né Hitler, né Mussolini furono dittatori.

Perciò, ogni volta che parli davanti ad un microfono con scritto ‘Tg1’, sii consapevole che, oltre a parlare, stai legittimando l’ufficio stampa del Presidente del Consiglio.

Cioè, tolto il fatto che il problema della Rai è un attimino più complesso di quanto sia lecito trattare in un profilo Facebook: riguarda lo spreco di un patrimonio umano e culturale completamente umiliato e disgregato dall’occupazione ferale attuata dai partiti, tra cui lo stesso PD; riguarda il menefreghismo assunto a cultura di governo ed amministrazione, la totale noncuranza di fronte a qualunque sanzione, perché tanto saranno pagate con i soldi dei cittadini, e non certo con quelli di chi occupa la poltrona di turno. Riguarda, infine, la violazione reiterata di ogni deontologia, la graduale trasformazione del servizio pubblico in macchina privata di propaganda, grazie ad un direttore generale, Mauro Masi, che prende ordini per telefono direttamente dal Presidente del Consiglio; te lo scrivo perché non ne ho trovato menzione sul tuo profilo Facebook.

Cioè, tolto il fatto che magari è ora di fare proposte che vadano verso una Rai libera dai partiti, è ora di fare proposte che brillino di luce propria e che incarnino valori condivisibili da chiunque abbia a cuore concetti quali civiltà e democrazia, invece di fare proposte che brillano di luce riflessa, parodie di slogan pubblicitari in cerca di un potenziale pubblico.

Cioè, tolto il fatto che, se hai scritto una provocazione del genere su Facebook sperando che la gente cliccasse su “mi piace”, a questo punto ti conveniva condividere un video di Vasco Rossi.

Qualunque sia la tua risposta, spero continuerai a mandarmi le galline su Farmville.
Distinti Saluti,
Matteo Pascoletti
©valigia blu - riproduzione consigliata

Update di Arianna Ciccone: Stamattina apro Facebook e trovo un altro post geniale del Segretario: La ricostruzione non esiste. Fallo sapere! Manda una cartolina ai tuoi amici. “Tanti saluti a l’Aquila”. Allora penso non è possibile, ci sta proprio provocando, tanto per vedere l’effetto che fa. Non ho resistito e gliel’ho scritto: Caro segretario, voi dovreste imporre al servizio pubblico, alla Rai di farlo sapere. E se non ci riuscite andate via dal Consiglio di Amministrazione, non è più tempo di fare le damerine.
P.s. Per favore togliete Facebook a Bersani!

28 lug 2010

Come posso accettare tutto questo? - Arriva la Replica dell'On. Sonia Alfano



Dopo la sentenza di condanna in appello per Dell’Utri, ho ricevuto la lettera di un cittadino indignato per la situazione grottesca in cui versa il nostro Paese. Carlo si è soffermato in particolare sulle parole di un esponente del PdL in merito alla decisione dei giudici di Palermo. Secondo l’On. Laboccetta, i giudici non avrebbero avuto il coraggio di assolvere il senatore dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e, sempre a suo dire, gli italiani onesti sarebbero “tutti con Dell’Utri”. Ovviamente non stupisce l’attacco denigratorio ai magistrati, caratteristico del partito “dell’amore”, ma risulta comunque impossibile non reagire con forte disgusto.

Di seguito la lettera ricevuta e la mia risposta:

Buongiorno Sig.ra Sonia Alfano, perchè prima di tutto Sig.ra e poi attivista politica è quello che mi preme sottolineare; mi preme scriverle perchè non ce la faccio proprio più, è anni che sopporto, guardo, sbircio e vengo a conoscenza ogni giorno di tutte le orrende vicende che in questo paese provengono dalla politica e che non fanno altro che infangare e sbeffeggiare la vita di tutti noi liberi cittadini che ogni giorno dobbiamo preoccuparci di fare del nostro meglio per andare avanti, per essere retti e leali nonstante gli stenti economici, per cercare di costruirci un futuro più o meno decente per i ns (si spera) figli che verranno, se verrano; facendola breve e poco sentimentale mi urge chiederele direttamente se c’è ancora uno spiraglio, un barlume di decenza o pretesa della stessa in questa nazione che tanto amo e tanto odio contemporaneamente (sentimenti così contradditori da non poter essere altro che sinceri, umanamente parlando).

Vede, non solo mi sento offeso come italiano dalle parole di Dell’Utri che reputa Mangano il suo eroe personale e che questo non comporti nessuna conseguenza immediata all’interno del nostro sistema oramai mangiato dalle “tarme”, non solo devo vedere che il pdl fa quadrato a difenderlo, la stampa di “Regime” idem e via dicendo, tutte vicende sufficientemente messe in luce anche se senza conseguenze queste, ma una cosa che mi indigna veramente parecchio degli ultimi due giorni di politica e di stampa nazionale sono le parole di Amedeo Laboccetta, deputato napoletano del Pdl, componente del direttivo a Montecitorio e membro della commissione Antimafia, che vengono pubblicate su questo articolo comparso su “libero” del 29 Giugno a seguito della sentenza sullo stesso MAFIOSO Dell’Utri.

Mi indignano per due semplicissimi e di norma palesi motivazioni, la prima è che mi chiedo come si possa permettere un membro di della commissione antimafia di inveire con illazioni su una Corte di Assise che ha giudicato infatti Mafia senza che nessuna forza politica puntasse i piedi per sottolineare quanto questo sia inaccettabile e quantomeno di dubbio valore della stessa commissione antimafia, e la seconda cosa è che… io da palermitano di 31 anni, carissima Sig.ra Alfano, sono cresciuto negli “anni di Tritolo” della nuova era, negli anni della costruzione di questo sistema perfettamente organizzato, ho conosciuto e dovuto convivere in terra e quartiere con le stesse persone arrestate nel mese di giugno a Palermo per pizzo ed estorsione, ho dovuto vedere gente essere costretta a chiedere il permesso di aprire un attività concordando le percentuali di “protezioni” dovute prima ancora di poter ottenere la licenza commerciale, ho visto e conosciuto vittime e aggressori di una città che di Mafia vive, sopravvive e si autoalimenta nella paura.

Conosco metodologie, crudeltà, cruenza, favoritismi e soprattutto conosco l’inermità della forza dei palermitani che in migliaia si sono sempre battutti contro tutto cio’ ma che per aprire anche solo una sede per combattere la mafia in quegli anni avrebbero dovuto chiedere “L’autorizzazione” per l’apertura e si sa… non sarebbe mai stata concordata.

Conosco dentro di me il peso della mafia nella vita quotidiana, si insinua fin dentro i sogni dei giovani che devono crescere e decidere del proprio futuro, costringe i cittadini a pensare che l’unico modo di seguire proprie ambizioni e sogni sia quello di abbandonare quello smeraldo che è la sicilia per andare in altri posti dove la Mafia non esiste… vede.. io l’ho fatto purtroppo, ho lasciato la mia terra, ho scoperto che avevo torto, ho scoperto che tutti avevamo torto, ho scoperto che quasi sempre chi riesce è perchè ha utilizzato quelle amicizie palermitane anche al di fuori dell’Isola.

Adesso detto e spiegato tutto questo… mi chiedo .. come posso accettare che dopo tutto questo vissuto, dopo aver creduto profondamente che Falcone e Borsellino sono i miei veri eroi, dopo aver udito con le mie orecchie il sordido rimbombo di quelle bombe, dopo aver manifestato per anni contro tutto questo, dopo aver rischiato la mia vita tutti i giorni in quel territorio, dato che la mafia ce l’hai sempre accanto anche quando vai in discoteca a ballare, dopo aver atteso che le commissioni antimafia svolgessero il loro lavoro senza possibili infiltrazioni e corruzioni nel loro interno, dopo aver sempre perseguito che la legalità è l’unico vero modo di combattere la mafia e la corruzione e aver sempre ripudiato i metodi semplici di “Io ti conosco, so chi sei e cosa fai e quindi ti sparo” per non abbassarsi ai loro stessi livelli, dopo una intera vita che oggi a 31 anni dovrebbe cominciare a dare i suoi frutti e che invece continua ad essere sempre più traballante, dopo aver visto che questo stato è fin troppo fondato sulla corruzione, l’illegalità e i legami con la mafia stessa, come posso accettare di sentire le parole di quest’uomo e non sentire da parte di nessuna forza politica nè rappresentati dei media e della stampa che proprio oggi andrò anche io a difendere a piazza navona in Roma, parole altrettanto pesanti che sottolineino la pericolosità di queste dichiarazioni ?

Come posso accettare tutto questo?

Come si puo’ restare a braccia conserte davanti a tutto questo??

Io chiedo quindi solo un unico vero atto pesante tanto quanto pesante sono le parole in questione, chiedere dimissioni immediate di questo “pseudo difensore” dello Stato e immediate anche indagini sui motivi di interessi su tali dichiarazioni.

Non posso più tollerare che persino chi dovrebbe difendere il Paese contrastando la mafia abbia a ben dire dei suoi stessi componenti di spicco e di rilevanza nel gioco dei potenti di questo paese.

Non ci si puo’ piegare a tutto ciò se non sentendosi vili ed essendo consapevoli di essere anche un po’ mafiosi nel proprio interno accettandolo.

Adesso la ringrazio e la saluto, auspico una lotta anche e soprattutto su questo fronte poichè reputo fatica sprecata chiedere verità e giustizia, chiedere di “ritrovare” (anche se la sappiamo già distrutta al 99,9 %) l’agenda rossa di borsellino se poi la stessa rischierebbe di non essere messa agli atti come prova; lo dimostra persino la più semplice valutazioone di non attendibilità di Ciancimino Jr… non credo di dover spendere parole in merito.

Cordialmente, sentitamente e con l’auspicio di buon lavoro,

Carlo Lo Monaco.

Caro Carlo,

anche se con un po’ di ritardo, dovuto ai miei innumerevoli impegni, rispondo con piacere alla tua lettera.

Innanzitutto spero vorrai accettare una proposta: diamoci del tu.

Capisco tutto il tuo disappunto nei confronti di quei politicanti da strapazzo che stanno obbligando te e milioni di nostri connazionali a fare i salti mortali per vivere onestamente e dignitosamente, e condivido la tua rabbia poichè sono stata e sono ancora una cittadina italiana, esattamente come te.

Mi chiedi se c’è ancora una speranza, e io, convintamente, ti rispondo che c’è, e che se non ci fosse, dovremmo costruirla. Personalmente ritengo che l’unica soluzione a questo stato catatonico in cui versa il Paese, sia un ricambio generazionale.

Uno svecchiamento della politica.

Per fare questo occorre farsi carico di due impegni:

  1. convincere i giovani a fare la loro parte in politica senza lasciarsi condizionare dalle pur comprensibili paure che questa infonde
  2. cambiare la legge elettorale introducendo il sistema delle preferenze alle elezioni politiche, rendendo così il voto realmente democratico, e dando ai cittadini la possibilità di riappropriarsi di quel diritto sancito dalla nostra Carta costituzionale e chiamato “sovranità popolare”.

Sulle parole di Laboccetta, che dire? Sono offensive nei confronti della nostra intelligenza, e soprattutto nei confronti di quei magistrati che hanno già ampiamente dimostrato coraggio e grandissimo senso di responsabilità. Vedi, quando furono riaperte le indagini sulle stragi del biennio 92-93, Berlusconi disse che volevano attaccarlo e che tornare su quei fatti sarebbe stato uno sperpero di denaro pubblico. Questo tipo di dichiarazioni, palesemente infondate dato che nessuno degli inquirenti aveva fatto il nome di Berlusconi, non sono altro che il sintomo di una patologia molto grave: allergia alla verità e alla giustizia, poichè o Berlusconi è direttamente coinvolto nelle stragi e si è tradito, o semplicemente odia la legge. In entrambi i casi, il fatto è grave. Ci sarebbe da ridere, se non fosse che questi ‘signori’ su quelle poltrone da cui manovrano interessi tutt’altro che pubblici, ce li abbiamo fatti accomodare noi. Siamo stati irresponsabili, siamo scesi a compromessi, abbiamo creduto alle baggianate di un manipolo di imbroglioni che sono la naturale estensione della prima repubblica. La loro arroganza nella gestione del potere è figlia della storia dalla quale provengono. Dell’Utri, condannato in appello per mafia, è uno dei fondatori di Forza Italia. Un partito fondato, secondo quanto emerso dalle indagini, con i soldi della mafia. Cosa ci si può aspettare da chi in quel partito milita e grazie a quel partito guadagna oltre ventimila euro al mese pur non producendo assolutamente nulla di positivo per il Paese? Quando Laboccetta dice che gli italiani onesti sono con Dell’utri, forse ci crede. Forse Laboccetta è stato talmente rapito dall’enorme e crescente imbroglio degli ultimi 20 (30? 40?) anni da pensare che tutto questo sia normale.

Io, però, ho visto litri di sangue scorrere per le nostre strade. Il sangue degli onesti, di quelli che nella trappola non ci sono cascati, e che si sono opposti a compromessi, ricatti e soprusi, pagando con la loro stessa vita la scelta di essere liberi.

C’è una sola via, caro Carlo: il risveglio. Il Paese deve ritrovare la consapevolezza e imparare dagli errori per ricostruire tutto. Io sto cercando di fare la mia parte, con tutta me stessa e spero di incontrare sul mio cammino sempre piu’ persone che vogliono fare lo stesso.

Ti ringrazio di cuore per avermi scritto.

Sonia Alfano.

25 lug 2010

Denuncia contro Brunetta e lettera pubblica.


Caro Ministro Brunetta,
in tanti ironicamente la sfottono con foto, battute , video , scherzando e dicendo che lei e' un fannullone che fa la caccia alle streghe contro i fannulloni della Pubblica Amministrazione.
Io a differenza di tutti coloro che fanno ironia per dire le cose come stanno, ho la faccia tosta di dire le cose in faccia e non solo a parole.
Ho il brutto vizio di scrivere tutto cio' che dico per non avere un domani una critica da chiunque su cosa dico e su cosa faccio.
Francesco Carbone a differenza di tutti i politici di questo paese "Civile e Democratico", tutto cio' che dice fa'.

Quindi per essere coerente sul mio pensiero nei suoi confronti , l'ho voluto mettere per iscritto e scrivendo scrivendo , mi sono accorto che la parola "Fannullone" nel suo caso e' sinonimo di "Omissione" e siccome adoro il Codice Penale e la Costituzione,
l'ho denunciata per Omissione di Atti D'Ufficio.


Non so se lei lo sappia che l'ho denunciata per Omissioni di Atti D'ufficio sia a lei che l'Ispettorato della Pubblica Funzione, in quanto in Italia certi Magistrati hanno il brutto vizio di distogliere dall'azione penale personaggi illustri o facenti parte della casta o logge massoniche.
Lei sapra' benissimo che certi Magistrati andando a infrangere all'art 112 della Costituzione facendo molti reati penali,
insabbiano tali denunce con il mod 45 classificando tutte le denunce contro personaggi illustri o della casta o logge massoniche, come Fatti Non Contenenti Reato, cosi che la denuncia viene autoarchiviata, non viene fatta visionare al Gip , non vengono fatte indagini e non si avvisa chi ha sporto denuncia pur richiedendo tale avviso in base all'art 408 cpp.
Sicuro che il passaparola che i miei amici metteranno in moto fara' si che questa mia lettera aperta diventi di dominio pubblico e quindi sara' letta anche da lei, la prego di rispondermi visto che questa e' la terza volta che le scrivo.
Solo per educazione e non per dovere.
Almeno dimostra di essere educato.
Visto che mi sento un gran signore a confronto di tutti i politici Italiani, voglio fare il signore anche con lei anche se tutti i politici in Italia da me non meritano niente.
Facciamo finta che quella denuncia e' un preavviso di licenziamento e a tal proposito le do un opportunita'.
L'opportunita' di fare il suo lavoro, cioe' inviare gli ispettori della pubblica funzione presso la Procura di Verona, Ispettorato del Lavoro di Verona, e usll 20 di Verona e verificare l'operato di tali "pubblici impiegati",
se non ce la fa da solo si faccia aiutare dai suoi colleghi , il Ministro Alfano e il Ministro Sacconi, Visto che anche loro sono stati denunciati da me per non aver inviato gli ispettori sia in Procura (Ministro Alfano) e sia all'usll 20 e all'ispettorato del lavoro (Ministro sacconi).
Se mi dimostrate che sapete fare il lavoro per il quale siete pagati da noi cittadini,
inviando gli ispettori, sequestrando tutte le pratiche e denunciando d'ufficio tutte le irregolarita' riscontrate e facendomi avere un processo con l'avvio delle indagini di tutte le denunce che ho fatto fino a ora,
saro' clemente con voi e pubblicamente prometto che ritirero' la denuncia querela.
Nel caso in cui voi vi ostinate a fare i vostri porci comodi in quanto sicuri che non sara' mai avviata un'indagine nei vostri confronti, sara' mia premura andare a controllare la posizione della denuncia in questione e se sara' messa a mod 45, Il magistrato che ha la mia denuncia in mano sara' denunciato per come ho gia' denunciato i procuratori capo Papalia e Schinaia.
Sicuro che lei in qualsiasi modo leggera' questa mia lettera aperta e pubblica, la invito a fare il suo lavoro.
Cordialmente Francesco Carbone.

24 lug 2010

PARTIGIANI DEL TERZO MILLENNIO: FIAT, LETTERA DI UN OPERAIO A MARCHIONNE

Marchionne


Caro Sergio, Non posso nascondere l’emozione provata quando ho trovato la sua missiva, ho pensato fosse la comunicazione di un nuovo periodo di cassa integrazione e invece era la lettera del «padrone», anzi, chiedo scusa: la lettera di un collega. Ho scoperto che abbiamo anche una cosa in comune, siamo nati entrambi in Italia. Mi trova d’accordo quando dice che ci troviamo in una situazione molto delicata e che molte famiglie sentono di più il peso della crisi. Aggiungerei però che sono le famiglie degli operai, magari quelle monoreddito, a pagare lo scotto maggiore, non la sua famiglia. Io conosco la situazione più da vicino e, a differenza sua, ho molti amici che a causa dei licenziamenti, dei mancati rinnovi contrattuali o della cassa integrazione faticano ad arrivare a fine mese. Ma non sono certo che lei afferri realmente cosa voglia dire.

Quel che è certo è che lei ha centrato il nocciolo della questione: il momento è delicato. Quindi, che si fa? La sua risposta, mi spiace dirlo, non è quella che speravo. Lei sostiene che sia il caso di accettare «le regole del gioco» perché «non l’abbiamo scelte noi». Chissà come sarebbe il nostro mondo se anche Rosa Lee Parks, Martin Luther King, Dante Di Nanni, Nelson Mandela, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Emergency, Medici senza Frontiere e tutti i guerrieri del nonostante che tutti i giorni combattono regole ingiuste e discriminanti, avessero semplicemente chinato la testa, teorizzando che il razzismo, le dittature, la mafia o le guerre fossero semplicemente inevitabili, e che anziché combatterle sarebbe stato meglio assecondarle, adattarsi. La regola che porta al profitto diminuendo i diritti dei lavoratori è una regola ingiusta e nel mio piccolo, io continuerò a crederlo e a oppormi.

Per quel che riguarda Pomigliano, le soluzioni che propone non mi convincono. Aumentare la competitività riducendo il benessere dei lavoratori è una soluzione in cui gli sforzi ricadono sugli operai. Lei saprà meglio di me come gestire un’azienda, però quando parla di «anomalie» a Pomigliano, non posso non pensare che io non conoscerò l'alta finanza, ma probabilmente lei non ha la minima idea di cosa sia realmente, mi passi l’espressione, «faticare».

Non so se lei ha mai avuto la fortuna di entrare in una fonderia. Beh, io ci lavoro da 13 anni e mentre il telegiornale ci raccomanda di non uscire nelle ore più calde, io sono a diretto contatto con l’alluminio fuso e sudo da stare male. Le posso garantire che è già tutto sufficientemente inumano. Costringere dei padri di famiglia ad accettare condizioni di lavoro ulteriormente degradanti, e quel che peggio svilenti della loro dignità di lavoratori, non è una strategia aziendale: è una scappatoia. Ma parliamo ora di cose belle. Mi sono nuovamente emozionato quando nella lettera ci ringrazia per quello che abbiamo fatto dal 2004 ad oggi, d’altronde come lei stesso dice «la forza di un’ organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano». Spero di non sembrarle venale se le dico che a una virile stretta di mano avrei preferito il Premio di risultato in busta paga oppure migliori condizioni di lavoro. Oppure poteva concedere il rinnovo del contratto a tutti i ragazzi assunti per due giorni oppure una settimana solo per far fronte ai picchi di produzione, sfruttati con l’illusione di un rinnovo e poi rispediti a casa. Lei dice che ci siete riconoscenti. Ci sono molti modi di dimostrare riconoscenza. Perché se, come pubblicano i giornali, la Fiat ha avuto un utile di 113 milioni di euro, ci viene negato il Premio di produzione? Ma immagino che non sia il momento di chiedere. D’altronde dopo tanti anni ho imparato: quando l’azienda va male non è il momento di chiedere perché i conti vanno male e quando l’azienda guadagna non è il momento di fermarsi a chiedere, è il momento di stringere i denti per continuare a far si che le cose vadano bene.

Lei vuole insegnarci che questa «è una sfida che si vince tutti insieme o tutti insieme si perde». Immagino che comprenda le mie difficoltà a credere che lei, io, i colleghi di Pomigliano e i milioni di operai che dipendono dalle sue decisioni, rischiamo alla pari. Se si perderà noi perderemo, lei invece prenderà il suo panfilo e insieme alla sua liquidazione a svariati zeri veleggerà verso nuovi lidi. Noi tremeremo di paura pensando ai mutui e ai libri dei ragazzi, e accetteremo lavori con trattamenti ancora più più svilenti, perché quello che lei finge di non sapere, caro Sergio, è che quello che impone la Fiat, in Italia, viene poi adottato e imposto da ogni altro grande settore dell’industria.

Spero che queste righe scritte con il cuore non siano il sigillo della mia lettera di licenziamento. Solo negli ultimi tempi ho visto licenziare cinque miei colleghi perché non condividevano l’idea «dell’entità astratta, azienda». Ora chiudo, anche se scriverle è stato bello. Spererei davvero che quando mi chiede se per i miei figli e i miei nipoti vorrei un futuro migliore di questo, guardassimo tutti e due verso lo stesso futuro. Temo invece che il futuro prospettato ai nostri figli sia un futuro fatto di iniquità, di ingiustizia e connotato da una profonda mancanza di umanità. (...) Un futuro in cui si devono accettare le regole, anche se ingiuste, perché non le abbiamo scelte noi. Sappia che non è così, lei può scegliere. Insieme, lei e noi possiamo cambiarle quelle regole, cambiarle davvero, anche se temo che non sia questo il suo obbiettivo (...). A lei le cose vanno già molto bene così. Sappia che non ha il mio appoggio e che continuerò ad impegnarmi perché un altro mondo sia possibile. Buon lavoro anche a lei.

Massimiliano Cassaro

23 lug 2010

"Quella cerimonia per Barbara Berlusconi ha offeso noi professori e i nostri studenti"


La Repubblica.it - © Riproduzione riservata

La lettera di una docente dell'Università San Raffaele dopo la laurea della figlia del premier "Il rettore don Verzè si è rivolto solo a lei, alla presenza del premier, offrendole una cattedra"

di ROBERTA DE MONTICELLI (Foto a dx)

Insegno filosofia della persona alla facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. Scrivo queste righe per dire: non in mio nome. Non è certamente in mio nome che il nostro rettore, don Luigi Verzé, intervenendo come è suo diritto alla cerimonia delle proclamazioni delle lauree, si è rivolta alla sola candidata Barbara Berlusconi, che giungeva a conclusione del suo percorso triennale, chiedendole se riteneva che potesse nascere una facoltà di Economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e invitandola a diventare docente di questa Università, in presenza del presidente del Consiglio, il quale assisteva alla cerimonia.

La cerimonia di laurea di Barbara Berlusconi

Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira a essere.

Tengo a dissociarmi nettamente e pubblicamente e da queste parole e dalla logica che le sottende, logica che da una vita combatto, come combatto da sempre il corporativismo e i sistemi clientelari dell’Università italiana, e il progressivo affossamento di tutti i criteri di eccellenza e di merito, oltre che dell’Università stessa come scuola di libertà.

Me ne dissocio individualmente, anche se spero che la deprecazione dell’accaduto sia unanime fra il corpo docente. Ma tengo a ribadire con questa mia serena dichiarazione che non sono né di principio né di fatto corresponsabile dell’andamento di questa cerimonia: non di principio per le profonde ragioni di dissenso che ho qui espresso, non di fatto, perché in effetti non figuravo fra i componenti della commissione relativa alla candidata in questione, e certamente non perché avessi chiesto di esserne esonerata.




15 lug 2010

Lettera aperta a Debora Serracchiani | Pasquale Videtta PUGLIAmo l'Italia




Onorevole Debora Serracchiani,
sono Pasquale Videtta, gestisco la pagina PUGLIAmo l'Italia: Nichi Vendola candidato premier 2013 su Facebook che conta 27.000 iscritti.

Le scrivo in merito alle sue dichiarazioni riportate da Affaritaliani.it, secondo cui le avrebbe detto di "pensare ai moderati" e "guardare ai centristi... senza dimenticare quelli di sinistra".

Pur rispettando le sue opinioni, sia io che gli iscritti alla pagina in questione, siamo rimasti abbastanza, anzi molto, delusi dalle Sue dichiarazioni, in quanto riteniamo che il PD stia guardando fin troppo alla parte moderata e al centrismo, dimenticandosi proprio di quegli elettori che si riconoscono nei valori della sinistra (senza che siano necessariamente comunisti). Guardare ai centristi o a coloro fin troppo moderati, significa rinnegare ideali politici che il PD aveva promesso di rispettare. Le ricordo che Bersani, sia prima che dopo le primarie, aveva parlato di un Partito Democratico con visioni socialdemocratiche. Tanti, troppi ideali e valori distinguono gli ideali di sinistra, con quelli centristi. Il centrismo rappresenta il conservatorismo. La sinistra dovrebbe (il condizionale è d'obbligo a causa della situazione in cui la sinistra si ritrova) rappresentare il progressismo. Lei ha dichiarato di essere favorevole ai matrimoni gay e alle adozioni da parte dei gay (si è dimostrata molto più progressista del Suo attuale segretario Pierluigi Bersani che invece ha detto che "bisogna trovare forme di convivenza alternative al matrimonio"): ebbene, io allora Le pongo una domanda: secondo Lei, un partito come l'UDC, da sempre scudiero delle teorie del Vaticano, o l'Api di Rutelli, sarebbero disponibili a trasformare i loro ideali o solo a discutere di queste proposte? Sinceramente ne dubito. Non possiamo guardare a quelle forze politiche contrarie all'acqua pubblica, ai diritti delle coppie di fatto, favorevoli al Nucleare, contrari alla laicità dello Stato. Le ricordo, che secondo un sondaggio IPSOS, il PD viene già visto come un partito conservatore, e anche Ignazio Marino ha dichiarato la stessa cosa. Noi non dobbiamo essere la fotocopia di questo Governo; noi dobbiamo essere l'Alternativa a questo Governo altrimenti la gente voterà la "bella" (si fa per dire) copia. Il PD non ha ancora un'idea chiara, un programma chiaro, se non quello astruso veltronianfranceschiniano del "sì ma anche". Il PD deve recuperare l'anima di sinistra, non quella moderata. Deve rafforzare l'alleanza con l'Italia dei Valori e recuperare obbligatoriamente quelle con Sinistra Ecologia Libertà, Verdi, Federazione della Sinistra. Bisogna distaccarsi dal partito di Cuffaro. Il PD non deve cercare di essere il partito di tutti, ottenendo alla fine di essere il partito di nessuno. Deve cercare di essere il partito di qualcuno, prendendo posizioni chiare e nette.

In attesa di Sue risposte, Le porgo cordiali saluti

Pasquale Videtta

1 lug 2010

Lettera Aperta a Sonia Alfano - Carlo Lo Monaco















Buongiorno Sig.ra Sonia Alfano, perchè prima di tutto Sig.ra e poi attivista politica è quello che mi preme sottolineare; mi preme scriverle perchè non ce la faccio proprio più,
è anni che sopporto, guardo, sbircio e vengo a conoscenza ogni giorno di tutte le orrende vicende che in questo paese provengono dalla politica e che non fanno altro che infangare e sbeffeggiare la vita di tutti noi liberi cittadini che ogni giorno dobbiamo preoccuparci di fare del nostro meglio per andare avanti, per essere retti e leali nonstante gli stenti economici, per cercare di costruirci un futuro più o meno decente per i ns (si spera) figli che verranno, se verrano;

facendola breve e poco sentimentale mi urge chiederele direttamente se c'è ancora uno spiraglio, un barlume di decenza o pretesa della stessa in questa nazione che tanto amo e tanto odio contemporaneamente (sentimenti cos' contradditori da non poter essere altro che sinceri, umanamente parlando).

Veda, non solo mi sento offeso come italiano dalle parole di Dell'Utri che reputa Mangano il suo eroe personale e che questo non comporti nessuna conseguenza immediata all'interno del nostro sistema oramai mangiato dalle "tarme", non solo devo vedere che il pdl fa quadrato a difenderlo, la stampa di "Regime" idem e via dicendo, tutte vicende sufficientemente messe in luce anche se senza conseguenze queste, ma una cosa che mi indigna veramente parecchio degli ultimi due giorni di politica e di stampa nazionale sono le parole di Amedeo Laboccetta, deputato napoletano del Pdl, componente del direttivo a Montecitorio e membro della commissione Antimafia, che vengono pubblicate su questo articolo comparso su "libero" del 29 Giugno a seguito della sentenza sullo stesso MAFIOSO Dell'Utri.
Art.: http://www.libero-news.it/news/443269/Mafia__Laboccetta__Pdl___Dell_Utri_innocente_doveva_essere_assolto.html

(le ho lasciato l'indirizzo internet dell'articoletto, di poche parole ma distruttive e di grandissima rilevanza sociale e politica)

Mi indignano per due semplicissimi e di norma palesi motivazioni, la prima è che mi chiedo come si possa permettere un membro di della commissione antimafia di inveire con illazioni su una Corte di Assise che ha giudicato in fatti Mafia senza che nessuna forza politica puntasse i piedi per sottolineare quanto questo sia inaccettabile e quantomeno di dubbio valore della stessa commissione antimafia, e la seconda cosa è che... io da palermitano di 31 anni, carissima Sig.ra Alfano, sono cresciuto negli "anni di Tritolo" della nuova era, negli anni della costruzione di questo sistema perfettamente organizzato, ho conosciuto e dovuto convivere in terra e quartiere con le stesse persone arrestate nel mese di giugno a palermo per pizzo ed estorsione, ho dovuto vedere gente essere costretta a chiedere il permesso di aprire un attività concordando le percentuali di "protezioni" dovute prima ancora di poter ottenere la licenza commerciale, ho visto e conosciuto vittime e aggressori di una città che di Mafia vive, sopravvive e si autoalimenta nella paura.

conosco metodologie, crudeltà, cruenza, favoritismi e soprattutto conosco l'inermità della forza dei palermitani che in migliaia si sono sempre battutti contro tutto cio' ma che per aprire anche solo una sede per combattere la mafia in quegli anni avrebbero dovuto chiedere "L'autorizzazione" per l'apertura e si sa... non sarebbe mai stata concordata.

conosco dentro di me il peso della mafia nella vita quotidiana, si insinua fin dentro i sogni dei giovani che devono crescere e decidere del proprio futuro, costringe i cittadini a pensare che l'unico modo di seguire proprie ambizioni e sogni sia quello di abbandonare quello smeraldo che è la sicilia per andare in altri posti dove la Mafia non esiste... vede.. io l'ho fatto purtroppo, ho lasciato la mia terra, ho scoperto che avevo torto, ho scoperto che tutti avevamo torto, ho scoperto che quasi sempre chi riesce è perchè ha utilizzato quelle amicizie palermitane anche al di fuori dell'Isola.

Adesso detto e spiegato tutto questo... mi chiedo .. come posso accettare che dopo tutto questo vissuto, dopo aver creduto profondamente che Falcone e Borsellino sono i miei veri eroi, dopo aver udito con le mie orecchie il sordido rimbombo di quelle bombe, dopo aver manifestato per anni contro tutto questo, dopo aver rischiato la mia vita tutti i giorni in quel territorio, dato che la mafia ce l'hai sempre accanto anche quando vai in discoteca a ballare, dopo aver atteso che le commissioni antimafia svolgessero il loro lavoro senza possibili infiltrazioni e corruzioni nel loro interno, dopo aver sempre perseguito che la legalità è l'unico vero modo di combattere la mafia e la corruzione e aver sempre ripudiato i metodi semplici di "Io ti conosco, so chi sei e cosa fai e quindi ti sparo" per non abbassarsi ai loro stessi livelli, dopo una intera vita che oggi a 31 anni dovrebbe cominciare a dare i suoi frutti e che invece continua ad essere sempre più traballante, dopo aver visto che questo stato è fin troppo fondato sulla corruzione, l'illegalità e i legami con la mafia stessa, come posso accettare di sentire le parole di quest'uomo e non sentire da parte di nessuna forza politica nè rappresentati dei media e della stampa che proprio oggi andrò anche io a difendere a piazza navona in Roma, parole altrettanto pesanti che sottolineino la pericolosità di queste dichiarazioni ?

Come posso accettare tutto questo?
Come si puo' restare a braccia conserte davanti a tutto questo??

io chiedo quindi solo un unico vero atto pesante tanto quanto pesante sono le parole in questione, chiedere dimissioni immediate di questo "pseudo difensore" dello stato e immediate anche indagini sui motivi di interessi su tali dichiarazioni.

Non posso più tollerare che persino chi dovrebbe difendere il paese contrastando la mafia abbia a ben dire dei suoi stessi componenti di spicco e di rilevanza nel gioco dei potenti di questo paese.

non ci si puo' piegare a tutto ciò se non sentendosi vili ed essendo consapevoli di essere anche un po' mafiosi nel proprio interno accettandolo.

adesso la ringrazio e la saluto, auspico una lotta anche e soprattutto su questo fronte poichè reputo fatica sprecata chiedere verità e giustizia, chiedere di "ritrovare" (anche se la sappiamo già distrutta al 99,9 %) l'agenda rossa di borsellino se poi la stessa rischierebbe di non essere messa agli atti come prova; lo dimostra persino la più semplice valutazioone di non attendibilità di Ciancimino Jr... non credo di dover spendere parole in merito.

Cordialmente, sentitamente e con l'auspicio di buon lavoro,

Carlo Lo Monaco.

Lettera aperta a mio figlio che verrà - Blog di Simone C. Tolomelli

Ciao,

non so come ti chiamerò, non so il tuo sesso. Spero che sia femmina, per il maschio mi sono già messo d'accordo per scambiarlo su eBay con un basso Höffner (pickup Gibson). Non so molto di te, eppure ho un sacco di cose da dirti perché so un sacco di me. Tua madre prima o poi ti farà un quadro tra il ridicolo ed il pietoso ma sappi che c'è stato un tempo in cui su FaceBook avevo un sacco di amici. Anzi ci fu pure un tempo in cui avevo le grupies, poi è arrivata tua madre e ha disperso cianuro di potassio nelle bottigliette da mezzo litro d'aranciata (sai, erano minorenni) e mi sono trovato con molte meno lettrici. Intere classi di liceali evaporate.

Ho acquisito più fiducia in me, molto a lungo sono stato una persona interessante e "simpatica"; mi adoperai per attenuare i picchi di una depressione bipolare troppo marcati, la trasformai in un qualche cosa di esistenziale, la interiorizzai ne feci quasi un bonsai di cui avere cura ma non paura. Con pazienza divenne parte di quello che sono stato, immanente, pulito. Addirittura, da un certo punto di vista, sereno. Quel che non ho mai fatto è stato smettere di cercare.

Insomma ti scrivo perché spero che quando ti capiterà di avere tra le mani quanto sto facendo, vorrei tu non lo capissi. E che tu debba cercare qualcuno per tradurlo, perché sarai un meraviglioso cittadino del mondo che da suo padre ha imparato a sufficienza perché almeno la lingua dei propri genitori si sia dimenticato di prendere in considerazione; magari poi qualche cosa ti abbiamo passato e non l'avremmo voluto, credi, e ti viene da pensare che se parcheggi "per un attimo" in doppia fila non succeda niente, non è vero ma non te fare un cruccio: sono i geni, siamo fatti anche così. È il motivo per cui ci siamo estinti e voi stranieri siete i padroni del mondo, dal Colosseo alle spiagge che un tempo furono italiane. Oggi sono vostre, le trattate meglio, le usate meglio, avete sconfitto tutto e tutti. Non c'è più nessuno che parli ad alta voce, nessuno ti chiama "capo" ed avete fatto un museo sulla Mafia per cercare di spiegarla, per capire almeno un pochino come avesse potuto essere quella piaga endemica che fu. Chi non possiede un DNA che contempli (anzi inciti) alla scorrettezza si trova spiazzato, lo capisco, eppure comandarono, noi c'eravamo, me lo ricordo. Non ho visto i Beatles ma ho contato i mattoni del muro di Berlino e visto uccidere dal mio stesso Stato uomini e donne che combattevano in suo nome contro un nemico che nemico non era. Tu, questo, non è importante lo sappia: io credo nell'oblio, e nelle mezze verità. Quelli che "dico sempre quello che penso" li trovo piuttosto stupidi, nessuno ti chiede di dire mai tutto quello che pensi, tientelo per te, ha molto più valore.

E non sprecare tempo a dire al mondo quanto non vada, ma cerca di essere il vero leader delle cose che funzionano. Sai, un giorno accadde che nonostante tuo padre li avesse avvisati (già avevo perduto le grupies e in più non contavo niente) il Governo fece passare una legge che permetteva agli insegnanti di religione di partecipare agli scrutini scolastici di fine anno e quindi in questo modo aiutare o meno questo o quell'altro ragazzo in un momento così particolare della sua vita, quale è il percorso scolastico. E l'infanzia, sino all'adolescenza. Dissero che non si sarebbe voluto discriminare sei milioni di studenti cattolici e per questo motivo era meglio correre il rischio di creare un muro socio-culturale e religioso attorno alle scuole in modo che sempre meno potessero incarnare quel fondamentale epicentro di multiculturalismo e aggregazione di cui avevamo bisogno. Gli stessi studenti ebrei, mussulmani, induisti, atei, e di qualsivoglia altro credo o non-credo vennero lasciati in balia del caso, nei fatti etichettati come "diversi" e deficenti di "quell'aiutino", che poteva arrivare in caso di media traballante, da un insegnante che nulla insegnava quanto invece non avesse in dovere di catechizzare. Il catechismo, per tua cultura personale, è quando a prescindere che ti interessi o che tu lo voglia, ti raccontano le prodezze di un uomo meraviglioso esistito migliaia di anni fa e che chiamarono Gesù Cristo. Ebbe la grande idea di dire di essere il figlio di Dio, lo disse ricordando che tutti siamo figli di Dio, e per questo tutto filava. Migliaia di anni fa il mondo era molto differente da quello che conosci adesso. Non c'era il libero pensiero, l'essere umano non percepiva se stesso, comandavano i culti e le paure, il buio dell'oltranzismo. Purtroppo si dovette aspettare molto a lungo perché il lume della ragione ricalibrasse i pesi sulla bilancia. Un illuminista come Gesù Cristo venne ucciso perché parlava di amore, uguaglianza, integrazione, bontà. Sembra sciocco, lo so, ma è andata così. E pensa, oltre il danno la beffa: su quelle stesse idee incredibili sino al giorno prima, fu costruita la più abominevole maledizione che la razza umana abbia mai conosciuto: la chiamarono Chiesa, ecclesia, colei che attrae, che invita, che raggruppa. Chi, tutti? No, alcuni.

Poi c'erano i diversi. Negli anni i diversi hanno preso varie forme. Oggi "diversi" è una sorta di metonimia per dire "le persone con inclinazione sessuale differente da quella accettata come normale", una devianza. La psicologia moderna, soprattutto quella che si occupa del comportamento umano, non sa definire il concetto di "devianza", forse voi ci sarete riusciti ad oggi non l'hanno fatto e vige un po' la legge del più forte, se tutti fanno così, così è giusto. Concetto smentito dall'affaire "mosche, merda, milioni" ma te ne parlo un'altra volta.

Uomini che amano altri uomini, donne altre donne, loro sono i diversi: ad oggi li pugnaliamo, spero che tu e il, o la tua, partner possiate vivere in un mondo migliore dove differenze tra sé e gli altri possano generare più una spasmodica curiosità intellettuale che un pragmatico ed animalesco istinto alla protezione. Spero che tu stesso possa aver deciso chi essere sulla base di quel che ti senti di essere; io e tua madre so che avremo fatto tutto quello che ci è in potere per darti la forza di essere qualcuno, pieno, degno, unico.

Qualcuno che sappia dare il giusto peso al gioco del calcio, cui non venga in mente di fondarci una nazione, ad esempio. Qualcuno che capisca che quel che l'ha preceduto ha un effetto fondamentale su ciò che seguirà e che per questo la responsabilità delle proprie azioni è l'unica cosa di cui prendersi veramente cura. Il coraggio e la responsabilità. Qualcuno la cui vita sia fatta di pienezza non ha di che rammaricarsi. E non significa che sia facile. È difficile e pericoloso, è stancante e doloroso, ma la vita è quella, solo quella. Il resto, questa è di un mio caro amico e la uso sapendo che apprezzerà, è soltanto la scelta di quale vestito indossare al proprio funerale. Decidi per come meglio credi, ma ascoltami prima: ci sono cose che non servono ed altre vitali. Non è detto che il mondo attorno a te si distribuisca sensatamente su quanto di esistente ma tu non andare in giro a caso, non è divertente né utile e ti ritrovi, un giorno, vecchio e solo con in mano un pugno di mosche. Metti in tasca tutto ciò che di volta in volta si avvicini a te con valore e non sperare sia infinito, spesso sono pochi grammi di amicizia, alcuni sorrisi, certi momenti speciali che restano nella mente come frazioni di secondo profumate. Quella è una vita che saprà farti compagnia quando sarai da solo, e sarai da solo, quasi sempre. La notte, il giorno, in bagno. Basta nulla e sei da solo e se ti stai antipatico, perdonami, sono cazzi.

Te l'ho detto, ci ho provato, non so chi tu sia, ma so chi sono io, e posso immaginare un pochino chi potresti essere almeno in parte. Cerca di ascoltare buona musica, se puoi, se vuoi, chiedi chi erano i Beatles, Bach, Glen Gould, Chopin, i Beach Boys, cose così. Tu provaci se vuoi. Leggi un po', magari non tantissimo, ma un po' sì. A me deprime molto e lo faccio raramente, ma il mio è un problema, una specie di sindrome, una sensazione di inadeguatezza troppo grande da sopportare, se a te non capitasse allora aggirati fra i libri coltivando buone speranze perché di solito, insieme ai gatti, è difficile che ti deludano.

Cerca di fare il possibile, ecco, perché già quello è impossibile. E non fare l'impossibile perché non serve, perché non è utile né sano, e sappi che, sì, molte cose sono difficili e quel che non lo è di solito è un pacco. E se hai una dote, una qualunque, allora sarà ancora più difficile e non è un dono, è un impegno. Abbi la gentilezza e l'educazione di studiare per tutti quelli che quella dote non hanno. Non fare come me. Non aver terrore di te stesso, non essere pigro perché trovare una scusa è un attimo e ti metti in pace con il mondo ma cominci una guerra contro te stesso.

Ora ti bacio, perché infondo ho scoperto che solo i baci sono in grado di dire tutto questo e molto di più, in molto meno e con qualche brivido. Quindi immagina che tutte queste parole siano una marea di piccoli baci che prelude, nel suo piccolo modo verboso, a tutto quello che un giorno saprò fare per te.

E vuol dire che non c'è nulla che io non possa fare per te.