27 feb 2011

"LETTERA A BERLUSCONI IN TEMA DI SCUOLA PUBBLICA"

pubblicata da Elisabetta Pellattiero il giorno sabato 26 febbraio 2011 alle ore 21.58

Elisabetta Pellattiero - Insegnante


PRESIDENTE,
NONOSTANTE SIA ABITUATA AI SUOI QUOTIDIANI DELIRI  SONO PROFONDAMENTE DISGUSTATA ED OFFESA DALLE SUE ESTERNAZIONI SULLA SCUOLA PUBBLICA, INDEGNE DELLA CARICA CHE LEI PURTROPPO RICOPRE.
LA SCUOLA PUBBLICA (IN CUI IO INSEGNO)  EDUCA GLI STUDENTI AL CONFRONTO, ALLO SCAMBIO, ALLA CRITICA COSTRUTTIVA, IN SOSTANZA LI EDUCA A PENSARE E QUESTO A LEI DA' MOLTO FASTIDIO PERCHE' VORREBBE INTRUPPARE  I RAGAZZI, COME SUCCEDEVA AI TEMPI DI MUSSOLINI, PER FARLI DIVENTARE TANTI PICCOLI SUOI CLONI.
QUALI SONO I SUOI VALORI, QUELLI CHE SECONDO LEI LA SCUOLA PUBBLICA DISATTENDE? L'ARRIVISMO, LA CORRUZIONE, LA MIGNOTTOCRAZIA, IL CLIENTELISMO, IL BUNGA BUNGA TANTO PER CITARNE QUALCUNO?
BENE, SE LI TENGA PER SE' E NON CONTAMINI CON LE SUE INSENSATEZZE LE NUOVE GENERAZIONI.

LEI, TRAMITE LA GELMINI ED IL FIDO TREMONTI,
Silvio Berlusconi - Presidente del Consiglio
HA GIA' FATTO TANTO PER DISTRUGGERE LA SCUOLA PUBBLICA, CON UN INTERVENTO ABILMENTE CREATO A TAVOLINO CHE SI CHIAMA CULTURA DELL'IGNORANZA, UN OSSIMORO CHE HA SAPUTO REALIZZARE, MA NON DEL TUTTO PERCHE' NOI INSEGNANTI ASSIEME AGLI STUDENTI ABBIAMO LOTTATO E CONTINUEREMO A LOTTARE CONTRO UN GOVERNO CHE CI HA PIEGATI, MA NON CI HA SPEZZATI NE' CI SPEZZERA' MAI.
CON PROFONDA DISISTIMA.

ELISABETTA PELLATTIERO

10 gen 2011

Iatlian's Got Talent - ovvero, lettera agli Italiani VERI

Gli spaghetti tricolore, simboleggiano al massimo gl italiani qui citati



 Ho sempre avuto poche tessere nella mia vita, persino fare la tessera della videoteca sotto casa mia già nel lontano 1996 mi costò fatica, non perché, come sarebbe troppo semplice pensare, avessi qualcosa da nascondere, bensì perché non mi piace affibbiarmi, di volta in volta, un etichetta o inserirmi, “peggio mi sento…”, all’interno di una categoria, una casta o un gruppo di soci di qualcosa; preferisco da sempre scegliere le mie cause e le mie adesioni di giorno in giorno, di volta in volta, senza che possa esserci la possibilità di DOVER essere presente a qualcosa piuttosto che desiderarla per davvero; tentando di spiegarmi meglio, ancora una volta, ho sempre pensato che prodigarsi in qualcosa che non sia un mestiere deve necessariamente essere una scelta che viene dal cuore e non da un imposizione o cmq un dovere d’appartenenza.

Per queste stesse ragioni non ho mai avuta tessere politiche (tranne quando me ne fecero una falsa e senza la mia volontà, ancora oggi, nonostante io continui a rispondere con la mia assenza e con lo strappare le lettere ricevute), movimenti sociali, civici, persino pochissime sono le tessere delle associazioni culturali, musei, locali, cinema, centri sociali, pub e quant’altro a me ascrivibili; nonostante tutto ciò da pochi giorni ho avuto il bisogno di farne una ad una Ass di cui mi sento parte e nella quale credo tantittimo, ma di cui ovviamente, non farò il nome perché mai vorrei che questa mia venisse interpretata come una pubblicizzazione della stessa, ci tengo a spiegare la mia adesione solo per far comprendere quanto oggi, sia necessario capire che:

  • Le cause pubbliche e sociali vivono di denaro come ogni cosa che deve raggiungere la comunicazione e conoscenza con la gente


  • Ogni partito, associazione, circolo, stadio, squadra di calcio o ufficio religioso o di cultura etc.etc. farà di tutto per trovare i fondi per andare avanti nelle proprie idee (qualsiasi esse siano)


  • Risulta preferibile, a mio avviso (oltre che doveroso nel momento storico che viviamo come nazione), essere consapevoli che si stia concorrendo ad un progetto vero, condivisibile da se stessi e soprattutto con una gestione dei fondi il più possibile trasparente.

Su questi 3 semplici motivi già auspicherei una riflessione approfondita da parte di chi mi sta leggendo, ma, per andare oltre, e auspicando, forse utopisticamente, che sempre più gente possa comprendere che forse “è meglio leggere di meno ma più volte lo stesso testo, anziché leggere tantissimo e non comprendere la profondità reale delle cose”, vorrei analizzare e far comprendere dove voglio arrivare;  per fare ciò vi raccontero le mie osservazioni degli ultimi tre miei giorni passati insieme a della gente fantastica in un viaggio organizzato che partiva da Roma e arrivava ad aprire il cuore di queste persone in quel di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) a tenere viva la fiamma della speranza di un paese in cui la mafia possa REALMENTE non esistere più, quantomeno non come istituzione legalizzata dallo stato dei fatti, che è di certo diversa cosa dal “Governo del Fare”.

Il giorno 6 Gen.vengo a conoscenza dell’esistenza di un pullman in partenza l’indomani da Roma a Barcellona Pozzo di Gotto, interamente spesato da un partito politico abbastanza noto (cosa questa abituale per quello che concerne la memoria storica della mia medio-corta vita) quindi… pagato con soldi certamente pubblici (ovvio il riferimento ai finanziamenti illeciti ai partiti rivoltati come rimborso per spese elettorali); vista da questo punto di vista ogni causa diviene certamente una causa additabile come l’ennesimo sviluppo di una propaganda e quindi anche qui va fatta una piccola chiosa:

Se i fondi ai partiti servissero sempre a coprire le spese a carico di cittadini che non possono di certo permettersi di spendere e spandere il proprio già misero stipendio in viaggi che hanno, non lo scopo di manifestare, bensì quello di portare avanti una lotta civile contro l’illegalità vera, e non presunta, di certo piangerei con un sol occhio, dato che come sappiamo tutti, e troppo spesso alcuni, molti, forse troppi, dimenticano che i soldi di pubblici sono soldi, miei, tuoi, suoi, di tutti…

Bene dicevo, se i fondi ai partiti fossero utilizzati a tal scopo ed in tal senso, al bene comune e in forma di restituzione utile, sarebbero di certo da tutti, me compreso, visti di buon grado piuttosto che derisi ed odiati.

Ebbene, non solo il pullman era gratis, non solo il partito pagava per i suoi iscritti bensì anche per altre associazioni ma, la cosa più interessante, bella, quasi fiabesca e soprattutto VERA è stata che le adesioni ed il viaggio erano APERTI A CHIUNQUE, proprio così a chiunque e persino senza obbligo di tesseramenti, quote partecipative, vincoli di genere o di sorta, l’unica cosa richiesta era l’avere a cuore la causa della partenza e la pazienza ma, soprattutto, cosa da non sottovalutare, avere il coraggio di essere se stessi e non un gruppo, un partito, un’associazione; la parola d’ordine è stata quella di essere cittadini.

Dimostra il fatto che tutto ciò sia accaduto realmente con questo spirito anche un momento ben preciso, forse poco importante per chi lo ha fatto inconsapevolmente (più di 30 persone) ma non per me, questo “attimo fuggente” ben colto da costoro è stato quando AUTONOMAMENTE tutti quanti abbiamo deciso di contribuire ad un dono floreale per Beppe Alfano, di cui stavamo proprio andando a celebrare la commemorazione; ebbene, non tanto il gesto floreale, non tanto il fatto che persino chi, per il semplice fatto stesse riposando, non aveva ancora contribuito al pagamento, neppure per il fatto che nessun centesimo alla contribuzione sia mancato nonostante non vi sia stata la necessità alcuna di una lista di paganti e debitori, bensì lo è stato il momento in cui, nella scelta delle parole che siglassero il biglietto d’accompagnamento (esclusivamente la firma per inteso), si è preferito scegliere le parole proposte da me (cosa che è stata possibile fare senza bisogno di alcun timore o vergogna), singolo cittadino non appartenente a nessuno dei loro gruppi, parti o associazioni, parole semplici e per me appropriate: “CITTADINI ITALIANI” scelte proprio perché già a poche ore dalla conoscenza di queste persone e dalla partenza, era proprio questo il clima che essi mi stavano facendo vivere.
Credo di non essere mai stato così bene nella mia vita con della gente di cui non conoscevo nulla, neppure i nomi, persone che ovviamente sono poi pian piano diventati conoscenti, ed adesso ad alcuni darei anche l’appellativo di amici “con riserva di valutazione” direi se volessi essere ironico”.

Il fatto non lo porto ad esempio per far comprendere che “io ho scelto qualcosa…” o “ho avuto l’idea di…” o ancora chissà cos’altro qualche maligno possa in questo momento pensare, lo porto alla Vs luce solo per sottolineare, con il cuore in mano, che ho trovato PERSONE VERE, persone che stavano faticando, patendo i chilometri, persone che tutto il giorno hanno scherzato e seriamente si sono anche confrontate e fatto tutto quanto un gruppo di persone vive può fare (eccezion fatta per le possibili malignità che possano passare per la testa agli assenti),  persone quindi che hanno compreso, in men che non si dica, che quella frase era la verità di quello che stesse accadendo in quel momento; per questo ve lo racconto.

Per alcuni dei partecipanti già al ritorno era un peccato il fatto che io fossi l’UNICO aderente non tesserato a nessuno dei loro gruppi, per me invece è una cosa che è stata bellissima, lo è stata perché si è vero, la cosa in sè fa comprendere quanto le persone possano essere diffidenti, tendenti al delegare, tristi nelle loro lotte solo “internettiane” del XXI sec. Ma, se guardiamo l’altro lato della medaglia, la cosa lascia anche intendere che se è successo una volta per una persona può succedere ancora per magari altre due e via dicendo non si sa mai possano diventare due pullman e perché no persino un treno…

Perché vi racconto tutt cio? Perché ho il piacere di condividere il messaggio che non tu tto ciò che accade, come sempre i più pensano, è obbligatoriamente strumentale, non sempre tutto ciò che ruota intorno agli eventi, che poi i media strumentalizzano (sono sempre più le cause strumentalizzate dalle notizie che dalla gente che è presente) lo è per davvero.
Ho visto e conosciuto, stretto legami impensabili per così poco tempo, con persone che non avrei mai immaginato, gente di tutta Italia e non solo, c’era Milano, Roma, Torino, Palermo, Pomigliano d’Arco, persino Praga e tanti tantissimi vari altri pezzi del paese da quasi tutte le regioni d’talia, mai immaginato in vita mia di riuscire a dovermi finalmente ricredere che in ogni posto esistono davvero delle così belle persone e che se ciò acade in una comunità così piccola deve per forza essere visto in scala e quindi che il nostro Paese è pieno di persone stupende.

Ho finalmente provato ciò che non provavo da troppi anni, la fratellanza, il senso comune, il rispetto reciproco in ogni situazione, tutto ciò per cui l’Italia era, e oggi posso nuovamente sentirmi di dire é, “IL BEL PAESE”.

Bene nonostante questo viaggio, che giuro a tutti voi con tutta la mia massima onestà, essere stato bellissimo sin dai momenti di risa che a quelli di “Skazzo” (i secondi son diventati belli per il fatto che in pochi minuti ci si è facilmente parlati e persino compresi avendo così, a mio avviso, rafforzato l’amicizia) nonostante questo quindi, non mi tessero e non mi tessererò di certo a breve a nessuno di questi gruppi, alcuni di essi credo proprio abbiano ben compreso questo mio punto di vista e nessuno se n’è rammaricato, non lo farò per la mia idea spiegatavi inizialmente, non lo farò perché di certo non sarà un solo evento a farmi sentire parte di un mondo di “giornate epiche”, idee, ideologie e penieri che non sempre possono essere veramente sentiti propri ma… nonostante io non voglia fare tal passo oggi posso finalmente affermare che, a ragion veduta, non tutto ciò che è un gruppo è popolato di cattive persone, né tantomeno ricoperto di falsità.

Tutta quella purezza, quella fatica spinta sulle gambe dall’entusiasmo vero, sentito, palpabile finanche nell’aria che si respirava, sopra e fuori dal pullman, mi hanno dato un dono, quello di ricominciare a credere che non serva effetivamente ricostruire un pensiero di società basta semplicemente farla vivere a chi, come me, non la trova più quotidianamente intorno a sé.

Ed ecco, finalmente, dove volevo arrivare con questa mia prosopopeica lettera

Credo fermamente che ciò che è accaduto a me possa accadere a tantissimi altri, credo altrettanto profondamente che, per mia fortuna, ciò che io ho vissuto, non può essere compreso neppure da chi, ancora più apprezzabile di noi forse, sia giunto in loco a proprie spese e che forse si è perso il momento ancora più importante in questo periodo storico, comprendere il perché l’unione fa la forza, non lo fa perché più si è e più difficile sarà fermarci, lo fa perché più si è e maggiori saranno le energie che ci si presta vicendevolmente, parlo di quell’aiuto che permette allo stanco di riposarsi stando certo che chi al suo fianco, meno infiacchito, in quel momento prenderà le redini della lotta con ancora più attenzione e forza di quanto il suo corpo gli permetta consapevole del fatto che poi toccherà a lui riposare.


Vi dedico queste mie perole e queste mie riflessioni affinchè tutto ciò possa accadere ancora ed ancora altre volte per dare sempre a più persone la possibilità di sentirsi veramente liberi e veramente uomini degni di questo nome, uomini che lottano per ciò che reputano giusto, uomini che non si fanno mettere in ginocchio, e che non lo faranno mai, né da parte della mafia, né dello stato o di, chiunque esso sia, voglia distruggere la vita e la libertà di tanti.


Un abbraccio sincero a tutti voi miei cari Amici e spero di essere riuscito, con queste tantissime parole, a farvi sentire quanto amore avete donato a me e ai tantissimi lì presenti a Barcellona Pozzo di Gotto ieri 8 Gennaio 2011 sperando che possa con un gesto così irrisorio restituirvi altrettanto.


Carlo Lo Monaco

Lettera aperta al ministro La Russa (La Russa il Giotto della politica Italiana)



Egregio MinistroLa Russa,
la presente per significarLe quanto Ella mi faccia schifo, come Ministro e come uomo.
Chi Le scrive è un cittadino italiano, di anni 51, conosciuto all'anagrafe come Luciano Buono, residente in Milano, via Enrico Acerbi n.40, cap 20161.
Di lavoro, faccio il "tenore" nel coro del Teatro alla Scala, dopo aver vinto un concorso internazionale per titoli ed esami nel 1999, 1° classificato, proveniendo da altro Teatro (Arena di Verona) dove già ero assunto a tempo indeterminato come vincitore di concorso, internazionale anch'esso.
Ho un figlio di anni 23, Carlo, che spera di superare le selezioni per essere assunto di leva a 800 euro al mese, come lo fu il Miotto...non potendo io permettermi di mantenerlo a casa, nonostante egli sia ormai da 5 anni diplomato al Liceo Scientifico ed avvezzo (più di me certamente, ma anche più di Ella e del suo datore di lavoro) alla programmazione di software.
Suo figlio, Ministro, che fa?

http://forum.politicainrete.net/padania/68986-poteva-stare-senza-positicino-anche-il-figlio-di-la-russa.html

Io leggo del Suo "sdegno" o presunto tale, della Sua ricerca della verità e "mi consenta" (per usare una locuzione a Lei cara), chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati o, come dicevano a Verona, "il taccon' l'è peggio del buso" la qualifica esattamente per quello che Ella non disdegna di essere, ovvero un ipocrita asservito alla corte del Suo mentore, l'illustre Silvio Berlusconi.
Chi va con lo zoppo impara a zoppicare, ma Ella supera il Suo maestro.
Come Giotto con Cimabue.
Le auguro tutto quello che state dando a noi italiani.
Lo auguro a Lei ed alla Sua famiglia.
Distinti saluti.
Luciano Buono.

Fonte

05 gen 2011

"CI COMPRATE LA VITA PER 1200 EURO", lettera di un cassaintegrato a Marchionne

Dott. Marchionne
il suo mi è sembrato un ragionamento antico,morto.
Lei dice che lavora 18 ore al giorno?
Visto che dichiara di amare la cultura, la letteratura, l'arte Le chiedo dove trova il tempo per leggere un libro, per ammirare un opera d'arte, per vedere un film.
Le chiedo quando sta con i suoi figli, quando gioca con loro,le chiedo quando fa l'amore con sua moglie.
Un'operaia si alza al mattino alle 5 per il primo turno rientra a casa dopo le 14 ,pulisce casa, fa la spesa , va a recuperare il figlio al post scuola , con tutti i sensi di colpa che ha una mamma che non riesce a stare con suo figlio come dovrebbe e vorrebbe. E poi i compiti ,il calcio , prepara cena , sparecchia lava i piatti , metta a letto il bambino, una carezza da mamma ...
E arrivata mezzanotte sono 19 ore che l'operaia è in piedi e domattina alle 5,00 suona la sveglia.
Tutto per 1200 Euro al mese.
Dott. Marchionne lei mi dice "Io vendo macchine" Le ricordo che queste macchine le fanno gli uomini, lei sta parlando di persone, esseri umani.
Di persone che si vantano di lavorare 20 ore al giorno ne ho piene le tasche , lei ci propone un modello che è la morte di questa nostra vita, che è un non vivere, che non ti permette di sognare, non c'è spazio per l'arte, la cultura,non c'è spazio per l'amore verso tuo figlio verso il proprio compagno.
Tutto questo non vivere ci circonda, ne vediamo i risultati nelle famiglie sfasciate, ruoli di genitori annullati, una società violenta frustrata dalle continue umiliazioni. Ci comprate la vita per 1200 euro al mese.
Sono quelli come lei, i responsabili, voi col vostro sistema che arricchisce pochi e umilia e annulla tanti.
Lei Dott. Marchionne dice "è il mercato che detta queste regole, per essere competitivi per salvarci non abbiamo alternative".
Il mercato è fatto dagli uomini, lei dott. Marchionne sta impegnando tutte le sue energie (20 ore al giorno) per sostenere questo sistema che annulla l'uomo, lei dott. Marchionne questo sistema lo ha fatto suo.
Sa perché non la stimo dott. Marchionne perché io ho stima per persone che si spendono per migliorare le condizioni di vita in cui viviamo, persone che mettono la propria intelligenza al servizio dell'uomo.
Lei dott. Marchionne ha sbagliato direzione sta sbagliando strada.
Sta tirando la volata delle multinazionali del capitalismo selvaggio, dove l'uomo è solo uno strumento da utilizzare per l'arricchimento di pochi sui tanti.
Lei è responsabile di questo.

Un cassaintegrato
01/12/2010

04 gen 2011

Lettera aperta dai lavoratori FIAT Mirafiori agli studenti

Dai lavoratori Fiat Mirafiori,
agli studenti e alle studentesse dell’Università e a tutto il mondo della formazione.

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Viviamo in un periodo in cui il ceto politico e la classe dominante, anche attraverso un uso cinico della crisi economica, stanno ulteriormente peggiorando le condizioni di vita, di studio e di lavoro di tutti i settori più deboli della società.

Vorremmo farvi partecipi della nostra condizione.
Noi operai della Fiat circa trent’anni fa ambivamo e sceglievamo di entrare a lavorare in fabbrica con la prospettiva di un, seppur basso ma sicuro, salario mensile che ci consentisse un futuro dignitoso per noi e per la nostra famiglia: questa piccola sicurezza ci ha concesso, nel tempo, di poterci permettere il consumo di beni materiali in cambio del nostro lavoro fisico.

Alle prime autovetture comprate a rate, andava a sommarsi il mutuo della casa e magari la rata del prestito per sostenere lo studio dei nostri figli, per assicurargli, illudendoci, un futuro migliore del nostro.
Per anni abbiamo continuato ad ingurgitare e defecare beni materiali, producendo humus che concimava la pianta del sistema capitalistico. In fabbrica parlavamo (e magari qualcuno stupidamente investiva) di azioni, di borsa, di bolle di mercato…ed intanto quotidianamente i lavoratori morivano sui luoghi di lavoro.
Ora in fabbrica si usa come arma psicologica la cassa integrazione, in questo modo non guadagni, non spendi e quindi non sei nessuno, non esisti.

Il sistema capitalistico vuole cancellare in un sol colpo il passato (i diritti e il reddito conquistati con lotte, con sacrifici e morte dai nostri padri) ed il futuro, cioè la possibilità di studio e di emancipazione per i nostri figli, in cambio di un presente sempre più improntato ad un consumismo immediato.
Questa condizione, sempre peggiorata negli ultimi decenni, ci porta a pensare che non è più possibile lottare individualmente o settorialmente; ci porta a credere che sia sempre più necessario costruire dei percorsi di unità.

Vogliamo essere uniti nelle lotte perché noi crediamo che così si possano migliorare le opportunità di chi studia e di chi lavora.

Uniti, perché il mondo del lavoro e quello scolastico vivono già una condizione precaria e gli interventi attuali volgono al loro peggioramento.
Uniti, perché gli studenti di oggi, domani entreranno in un mondo del lavoro precario e noi, come hanno fatto i nostri genitori, dobbiamo far si che la nostra lotta respinga i provvedimenti di chi vuole fare solo “cassa” sulle vite dei più deboli.

Oggi studenti e operai insieme possono creare un ponte, dove il mondo della formazione e la classe operaia e lavoratrice si uniscano per proporre un dialogo e un’unità per respingere gli attacchi di una società in cui solo una piccola parte decide per tutti.

Per noi è importante uscire dalla fabbrica.

Siamo convinti che sia necessario che tutte le realtà che oggi sono colpite in modo trasversale dai governi e dalle classi dominanti, debbano trovare un primo momento di confronto, di conoscenza, di discussione che porti a rafforzare le lotte di tutti e a mettere in campo una forza adeguata per poter tornare a migliorare le nostre condizioni di vita.
Per questo facciamo un appello per un’assemblea lavoratori-studenti, nei tempi più brevi possibili, da concordare insieme.

Gli operai e le operaie della Fiat Mirafiori
Aderiscono:
lavoratori di Agile-ex Eutelia, di Comdata, lavoratori e precari della scuola, del settore delle telecomunicazioni, interinali e delle cooperative sociali)

Fonte: ateneinrivolta.org

17 set 2010

Opinioni di una comunista ( di DONATELLA PETRINO )


In questo mio breve scritto non voglio parlare di corruzione, di persone, di politici in particolare, ma di un ossimoro ideologico e soprattutto economico della classe operaia, impiegatizia e dei lavoratori subordinati in genere, senza dare un giudizio positivo o negativo, ma semplicemente voglio affermare che “PREMESSA UNA SCELTA IDEOLOGICA POI SI DEVONO ACCETTARE LE CONSEGUENZE”.

Sono una sindacalista della CIGL, quindi di una sigla storica e sicuramente ideologica e ho scelto questa organizzazione, invece di un’altra, per coerenza con il mio pensiero politico. In questo oscuro periodo di crisi del lavoro, gli iscritti aumentano vertiginosamente e ci chiedono, sostegno, garanzie e AIME’ addirittura il lavoro, come se il sindacato fosse un ufficio di collocamento.Ho vissuto tutto il periodo del Berlusconismo come spettatrice incredula del comportamento delle classi meno abbienti, che hanno vissuto il sogno di diventare ricchi e si sono dimenticati di rivendicare invece i propri diritti e forse anche che avevano dei doveri.Ebbene, abbandoniamo pure tutte le ideologie, ma i sistemi economici ABBIAMO L’OBBLIGO SOCIALE DI CONOSCERLI e pertanto se per venti anni un operaio mi afferma di essere Belusconiano e anticomunista……POI NON SI PUO’ ISCRIVERE ALLA FIOM …..e pretendere la regolamentazione sociale del lavoro e la garanzia dello stato, quando invece, finchè tutto andava bene, ha ignorato completamente lo scempio legislativo e ha mangiato e bevuto l’ignobile televisione spazzatura che il suo capo intelligentemente gli ha propinato per tenerlo in un stato di dormi-veglia. Il liberismo economico lascia soli i singoli e certamente non ha a cuore i più deboli. L’idea del profitto sfrenato crea un mercato del lavoro servile e sfruttato con la libertà per l’imprenditore di migrarlo in ogni dove …si paghi meno e questo impoverisce a tal punto la società che i beni prodotti non li può comprare più nessuno. A questo punto l’operaio, il precario, l’impiegato si sveglia…….e rivendica i propri diritti e li pretende, come da manuale delle giovani marmotte, da chi storicamente ha il ruolo di rivendicarglieli, mentre lui per tutto il tempo delle vacche grasse è stato immobile a ingurgitare balle.Se si accetta l’idea del capitalismo sfrenato, si deve poi necessariamente accettare che non esiste una sanità pubblica, non esiste una scuola pubblica e non esistono più i contratti di lavoro……e quindi la sperequazione tra imprenditore e subordinato, assume i connotati della schiavitu’!!!Una bella società la si cresce piano piano come la famiglia, con l’osservazione attenta del quotidiano.Forse siamo ancora in tempo a riprenderci quanto abbiamo perduto, ma per favore riapriamo subito i vecchi cari libri di scuola e ripassiamoci la storia, perché quello che abbiamo oggi è il frutto di lotte del passato e se domani non avremo più nulla è soprattutto colpa della nostra ignoranza.


LA MIA PERSONALE RISPOSTA.

SOLAMENTE DUE AMMENDE SONO DOVEROSE

"[...]come da manuale delle giovani marmotte, da chi storicamente ha il ruolo di rivendicarglieli, mentre lui per tutto il tempo delle vacche grasse è stato immobile a ingurgitare balle."

VORREI RICORDARE ...ALLA dipendente CIGL CHE IL DOVERE DEL SINDACATO è ANCHE QUELL DI TENER SVEGLI I LAVORATORI E DI METTERLI A CONOSCIENZA, TRAMITE NOZIONE, CHE IL SISTEMA CHE SI STA CREANDO è QUELLO CHE LI PORTERà ALLA LORO STESSA DISTRUZIONE.

IN PIù GLI STESSI OPERAI, DENIGRATI COME FOSSERO QUI QUO E QUA E NON GENTE CHE HA DEI SOGNI E DELLE AMBIZIONI DI CRESCITA, SENZA LE SUDDETTE NOZIONI E NEL TOTALE DISINTERESSE CIRCONDATO DA FALLIMENTI IMPUTABILI ANCOR PIù DI TUTTE LE ALTRE ALLA SUA STESSA SIGLA SINDACALE NEGLI ULTIMI 15 ANNI, CHE SEMPRE HA FIRMATO ACCORDI BUONI SOLO PER LE AZIENDE ANCHE IN CASO DI SCIOPERO, OGGI HANNO PARECCHIO DA RECRIMINARE NEI CONFRONTI DI UNA CGIL INGURGITATRICE DI TASSE D'ISCRIZIONI E CHE NONOSTANTE QUESTI DENARI HA CONTINUATO A FARE IL PROPRIO E DIRETTO INTERESSE DEI CAPI E MAI DEGLI ASSOCIATI.

Parlare di un semplice aspetto della propria professione e fingere di dimenticare il vero lavoro, quello della quotidianeità è un orripilante sistema per fasciarsi la testa proprio adesso che la gente si sta veramente svegliando e che cancella le iscrizioni ad una delle sigle sindacali più finte ed opportuniste della nazione.

addossare la colpa a degli operai che per mestiere fanno gli operai attribuendo loro i compiti da sindacalisti autonomi perchè visti come persone che nel poco tempo libero loro concesso, (a causa della cigl e della cisl) e con quei 4 soldi in tasca (sempre a causa della CGIL e della CISL) debbano stare sui libri anzichè con la famiglia e dirlo solo per non voler accettare che da sindacalisti non si è assolti ai proprio compiti non è di certo un modo per risvegliare nessuno è solo un espiazione di colpa, un volersi pulire la coscienza di un qualcosa che, pur consapevoli del fatto che si sarebbe dovuta fare ma non lo si è fatto, denotando anche un pizzico di arroganza, porta la signoria vs a addossare la colpa de futuro e imminente fallimento dell'azienda CGIL su persone che per anni hanno cmq, volenti o nolenti, dato fiducia, anche e soprattutto in termini economici, a gente che si è fatta gli affaracci propri.

Non mi farà mai alcuna tenerezza un sindacato che non solo non ha saputo prevedere e insegnare ma che per di più non sa ancor peggio proteggere neppure se stesso.

Un sindacato così è solo una fetta della finta democrazia televisiva, UNA BALLA tra le balle e leggere parole di cotanta arroganza fa ancor più comprendere l'inettezza che i capi e via via scendendo gestiscono, senza ormai nessun titolo a merito da parecchi anni, un ruolo ed una posizione di privilegio.

Chiudesse anche la CGIL tanto a dirla tutta è sempre la prima firmataria dell'indecenza in materia di diritti dei lavoratori, e questo ahimè, ripeto, succede non da oggi ma da oltre 15 anni.

ricordatevi che non siete più negli anni 60 e che la gente va ascoltata quotidianamente e soprattutto va spiegato ogni giorno come funzionano le cose.

LA CGIL è UN FANTASMA E COME TALE PUò ANCHE SPARIRE DA UN MOMENTO ALL'ALTRO.


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Il botta e risposta:

 
D.P.: Caro Carlo non ti contesto neanche un punto della tua analisi, hai ragione su tutto, ma tu amico mio fai una analisi dettagliata di chi vive il quotidiano e le dinamiche politiche, sociali e sindacali Io non sono una dipendente del sindacato, ma una lavoratrice di una azienda commissariata di circa 800 dipendenti e di tutte queste persone, siamo state iscritte alla CIGL solo 2 unità, bastonate e vilipese dai colleghi e dal padrone.
Io non assolvo il sindacato e le organizzazioni politiche che dovrebbero essere vicine ai lavoratori, ma quei lavoratori che si ricordano dell’esistenza dei diritti solo quando vengono toccati individualmente nelle tasche.
Per anni abbiamo cercato di fare assemblee, di dare informazioni, di spiegare ai ns colleghi, cosa significasse la cancellazione dell’art. 18, cosa significassero le leggi ad personam e quale nocumento, la retrocessione di tutti i diritti conquistati con il sangue e la vita dei compagni del passato, portassero alla nostra classe.. Ebbene invece durante questi quindici anni abbiamo parlato al muro e ai sordi, perché gli operai e gli impiegati invece di seguire la disgregazione di una cultura inseguivano la moda, le cose e i bisogni che questa società ci ha indotto.
Sono assolutamente d’accordo con te e molto critica verso questo SINDACATO CHE ACCETTA, MEDIA E ACCONDISCENTE ALLE LOGICHE PADRONALI E ALLE LEGGI CAPITALISTICHE, ma perché io come te mi informo e contesto, invece la maggior parte della gente NON SA ASSOLUTAMENTE NULLA, neanche del tradimento sindacale e dell’imborghesimento dello stesso. Magari noi due poveri cristi, comunisti, avremmo avuto in questo ambito un interlocutore come te, che parla oltre l’acquisizione dei concetti elementari, qui regna l’ignoranza assoluta e IL BENEPLACIDO DEL CLIENTELISMO E LA SODDISFAZIONE INDIVIDUALE DELLA REGALIA DEL LAVORO.
Quando è arrivata la batosta del commissariamento, della cassa integrazione e la fine del sogno infinito, tutta questa gente ha creduto che iscrivendosi al sindacato, avesse risolto tutti i problemi, semplicemente perché vedeva nell’organizzazione sindacale un altro potentato forte e che invece il precedente padrone era ormai esautorato e quindi si poteva impiccare il morto.
Io invece avrei voluto che in tutti questi anni di Berlusconi, di una sinistra inesistente, di un sindacato a volte venduto, la gente fosse scesa nella piazze a CONTESTARE TUTTO E TUTTI QUELLI CHE CI PRENDEVANO IN GIRO!!!!
Hai ragione quando dici che le organizzazioni che dovrebbero rivendicare i diritti sono dei fantasmi, ma perché noi abbiamo permesso questo e per tanto tempo li abbiamo ignorati nel bene e nel male che ci stavano facendo.
Io nell’appello finale del mio articoletto, mi appello alla riconquista del sapere da parte della gente, perché se si vive NELL’IGNORANZA, si continua a tollerare sempre.
Grazie Carlo di questa possibilità di confronto che mi hai dato.
Donatella

P.S.
Appena avrò un account google ti postero sul blog, se vuoi puoi postarlo tu come hai fatto per l'altro.

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C.L.M.: Ottimo lo farò senz'altro. devo però ammettere che, data questa tua posizione, spiegata meglio in questi termini, avrei gradito che tutto ciò si evincesse nell'articolo/sfogo di cui in merito, propio per evitare di essere fraintesi o letti semplicemente come retorici.

Vedi, in questo momento non ci si può più tanto permettere di tentare di parlare solo a chi ci ascolta ma bisogna farsi capire da chi invece fa la "scimmietta omertosa", proprio da coloro i quali ti (ci) hanno messo in queste condizioni, farsi capire di certo non passa da un attacco oggigiorno ma più semplicemente dall'estenuante dimostrazione di merito, di fatti concreti e di presenza.

Se anche tu sei così distaccata dalla CGIL perchè presentarti così e non come una normale sindacalista che lotta tutti i giorni con i suoi colleghi? così come hai fatto adesso con me.. forse sarebbe stato di maggior impatto, forse parlare da lavoratrice dipendente piuttosto che focalizzare su certi punti, quelli sindacali intendo, sarebbe più incisivo ed efficace, vivere la quotidianità e cercare un risveglio da un assopimento per me significa anche questo,
significa provarci e poco importa se vengo preso a parolacce ed insulti o epiteti di ogni genere e sorta.

tutti i giorni trovo qualcuno che si lamenta e non protesta ma poi quando gli si fa notare che la colpa è sua vengo tacciato di essere un demagogo, uno sporco comunista (come fosse un offesa, dico grazie) un populista, tutte parole utilizzate oltretutto senza conoscenza del significato, quindi oltremodo "spuntate" se vogliono essere delle armi rivoltemi contro.

scusa se insisto ma ribadisco cercando di sintetizzare in una domanda il concetto.

Perchè sfogarsi pubblicamente se poi la cosa non deve produrre risultati positivi?


davvero grazie per il tuo dialogo veramente aperto ed interessato.

Carlo

13 set 2010

Risposta a Luigi Sabino di "Strozzatecitutti.info"

Scusandomi di questo fuori programma ma è un pò come fosse una lettera aperta a tutti gli effetti.

Articolo causa di questa mia nota:  "La potenza del Silenzio" - L. Sabino




Vorrei proprio conoscerlo il sig.r Sabino che scrive un articolo così leggero e frivolo in materia di mafie. vorrei proprio comprendere come si possa farlo uscire un articolo del genere  proprio quando il Sig.r Maroni ci ha appena raccontato la bufala dei loro splendidi risultati in materia di antimafia e nonostante tutto le violenze fisiche e psicologiche siano aumentate apparentemente del 350 % in soli due anni dopo oltre 15 anni di quasi totale quiete militare (intesa come criminale).

Ritenere ad oggi che la mafia sia semplicemente quella di un tempo è una mossa di sottovalutazione del problema, siamo tutti d'accordo che mancanza di violenza non è sinonimo di legalità, ma ammettremo, voglio ancora sperare, che scrivere di mafia in termini anacronistici come questi, solo perchè si è letti un libro di Saviano, tagliando fuori dall'argomento decenni di dimostrazioni contrarie a queste teorie è uno scempio.

Dimenticare di parlare come non siano più i tempi di una volta, non siano più le sole lotte tra fazioni rivali o regolamento di conti con appartenenti ai gruppi criminali a farla da padrone in termini di violenza, bensì lo siano tornati ad essere proprio le minacce, se non attentati o omicidi già compiuti, a: giudici, sindaci, magistrati, negozianti non aderenti al sistema "Pizzo" ed altro altro ancora; roba questa, degna del ben peggiore periodo degli inizi degli anni '90 ("anni del tritolo"); roba che oggi persino Falcone e Borsellino rabbrividirebbero.

Mi spiace ma sopportare di leggere un articolo del genere dove si debba fare da insegnanti di demagogia pura, controversia ancor più populista del populismo stesso di cui si fanno garanti ed improvvisatori le nostre istituzioni proprio diventa intollerabile.

Ecco appunto che ribadisco, vorrei conoscerlo il Sig.r Sabino che questo articolo l'ha scritto firmato e condiviso, vorrei conoscerlo e confrontarmici, vorrei che mi spiegasse fatti di mafia che ancora non conosco, vorrei proprio che anzichè parlare di populistiche visioni ed insegnamenti si parlasse di mafia nel 2010 e non di mafia del XVIII secolo.

Carlo Lo Monaco

06 set 2010

Lettera delle Mamme H al ministro Carfagna


- Dalle Mamme H al ministro Carfagna -


Gentilissima Ministro Carfagna, siamo il Gruppo Mamme H, mamme con figli disabili dove H sta ad handicap e a 24 h al dì, abbiamo letto l’intervista esclusiva da lei rilasciata al giornalista Massimo Pandolfi del Resto del Carlino.

Le sue parole al termine dell’intervista (“Ho un cruccio che è insieme un desiderio: vorrei tanto migliorare le condizioni dei disabili: con le loro famiglie, vivono spesso situazioni non facili, per non dire drammatiche. Sono certa che riusciremo a fare qualcosa per aiutarli”), hanno fatto sorgere spontanea una domanda :

Se Lei Ministro vuole migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità, perché non ha risposto alla lettera raccomandata da una mamma del gruppo, presidente di una associazione che si occupa di sostegno alle famiglie con figli disabili inviata ad Aprile 2010 e sostenuta dal fax inviato dalla redazione del portale DISABILI.COM con molte adesioni alle richieste presentate atte a migliorare la vita delle donne e madri che hanno figli con gravissime disabilità e che necessitano di macchinari per il sostegno vitale?

Signor Ministro in quella lettera veniva espressamente chiesto un incontro per informarla delle difficoltà del vivere quotidiano che queste famiglie affrontano, della loro solitudine, carenza di assistenza e sostegno economico oltre che di diritti negati. Per questi motivi era stato richiesto il suo interessamento come Ministro alle Pari Opportunità, opportunità che noi Mamme H non abbiamo.

Speriamo che questa volta la nostra lettera trovi più attenzione a dimostrazione anche della validità della sua affermazione e che l’incontro richiesto posso trovare accoglimento come Gruppo Mamme H. Siamo tante, siamo stanche, ma anche determinate. In attesa di Sua cortese e sollecita risposta porgiamo cordiali saluti.

Marina Cometto
per il Gruppo Mamme H

(5 settembre 2010)

04 set 2010

Lettera aperta a "PAPà" Benedetto XVI- di Francesco Pacelli.

Carissimo PAPA... L'unica FEDE che conosco è FEDERICA !!
26enne per anni brutalmente picchiata da suo marito che abusava di lei e del suo bambino quando era piccolo, non solo in maniera psicologica ma soprattutto fisica ( eppure quel bell'uomo ......prestante e rispettabile, sempre in giacca e cravatta, frequentava tutte le domeniche la chiesa, sempre puntuale a messa..MA VA ???... ). 
Ora per dare da mangiare a suo figlio di 4 anni , rimasta sola e "tranquilla" solo grazie alla nuova legge "STALKING", lavora su un marciapiede in provincia di una città qualsiasi, Non se la prende vero se ometto il nome, tanto che differenza fa pronunciare il paese, vero ? E' solo un altro solito buco nero del cazzo ( ops, mi scusi la parola scurrile, crede che finiro' all'inferno?). 
Questo stato (che non ha l'aggiunta "VATICANO") ma rimane lo stesso uno STATO DI MERDA, non è riuscito a darle niente, niente. Come a molte altre persone !! 

Lei riesce a contarle , PAPA ? 
Nemmeno se si affaccia al balcone splendente, vero ? Eh no, non credo proprio.. 

Quella donna, ora come ora, penso è più le volte che viene chiamata PUTTANA che con il suo vero nome registrato all'anagrafe. 

Le sue lacrime le può sentire caro PAPA ?

Quando rincasa, piangendo, mentre si china sul letto stretto ma caldo per una persona e mezzo, a stampare un bacio camuffato di dolcezza ma pieno di sudicio per ciò che le dinamiche della sua esistenza l'hanno costretta a fare poco prima con diversi uomini, sulla fronte del piccolo bimbo precipitato ormai nel sonno, ancora "marchiato"da segni visibili di cinture e morsi? 

Mi dica.. le può sentire ?
Quelle lacrime?? 
PAPA ?? 

Mi viene a parlare di NON PERDERE DI VISTA I VALORI DEL VANGELO ?? CHE IL POSTO FISSO NON E' IMPORTANTE ??? La devo sentir parlare a vanvera ancora molte volte ? Quali erano i problemi del mondo , secondo lei ? Ah gia..." I problemi dell'umanità sono i gay, le unioni di fatto, l'aborto...". E noi tutti "sani" di mente che pensavamo fossero le guerre,l' inquinamento, la mancanza di risorse, le malattie, la fame e la povertà...e uno STATO ITALIANO non all'altezza di essere un vero stato possiamo AGGIUNGERLO vero ?? 

Caro PAPA... lei ha un nome che con l'aggiunta di un accento sull'ultima vocale è la parola piu' bella al mondo insieme alla parola MAMMA. Forse dovrebbe fare più LA PAROLA CON L'ACCENTO che LA PAROLA SENZA ACCENTO, ma lei non sarebbe bravo nemmeno nell'altro caso.Non ha come dire, il CALORE GIUSTO?? Beh come ho scritto poco fa, alcune persone sono indegne di essere chiamati PAPA' , ovviamente.. e alcune persone, a quanto pare, ahime'.. sono indegne anche di portare quello stesso nome... senza il famoso accento. 

Preghi per se' ..caro PAPA. Preghi soprattutto per sè.

FRANCESCO PACELLI

02 set 2010

Ho 18 anni e sogno di vivere in un paese normale



Caro giornale,
mi chiamo Gianluca Daluiso e sono di Riccione. Qualche giorno fa ho compiuto diciotto anni. Potrei finalmente votare. Tuttavia non sono felice di avere acquisito questo diritto, perché in realtà non so cosa farmene.Vivo in un paese che non ha nulla a che fare con la democrazia. Io non voglio parlare di Berlusconi, perché sarebbe tempo perso, oramai penso, ma soprattutto spero, che tutti gli italiani si siano resi conto di chi sia questa persona veramente. Io voglio affrontare un problema più grande, guardando in faccia la realtà. In Italia non esiste una vera classe politica. Io non ho fiducia in chi amministra la cosa pubblica attualmente in Italia. Hanno tolto a me e a tutti i giovani ogni futuro, siamo un paese allo sbando, destinato a fallire. Io, nonostante tutto, non mi rassegno, non gliela dò vinta a questi DIPENDENTI infedeli. Continuerò a combattere, continuerò a credere nei miei ideali, anche quando non ci sarà più speranza. Ho avuto la fortuna di crescere grazie agli insegnamenti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, mi hanno insegnato il senso dello stato, il senso della legalità, il senso della giustizia o più semplicemente il senso di vivere, il significato di appartenere ad una comunità.
Ho imparato grazie a loro l’importanza di fare ogni giorno il mio dovere, senza avere paura degli eventuali ostacoli, difficoltà che potrei affrontare nel fare questo. Io voglio, o meglio, io desidero che gli italiani comincino ad indignarsi, a reagire. E’ troppo tempo che noi cittadini veniamo trattati come dei sudditi, è tempo che ci riappropriamo del nostro Stato perché lo Stato è nostro, lo Stato siamo noi. Non so, come siamo potuti cadere in questa profonda crisi Istituzionale, non lo voglio neanche sapere. Quello che interessa a me al momento è che si combatta, che si faccia qualcosa per far avvenire questa tanto attesa rivoluzione culturale e morale che smuoverà il paese e la coscienza tutti gli Italiani. I giovani, la mia generazione, ricoprono un ruolo importante in questo. I ragazzi d’oggi saranno i cittadini del domani, se loro vorranno, se noi ci oppone remo a questo sistema di illegalità diffusa, a questa struttura di commistioni, tutto questo svanirà come un brutto incubo e lo studieremo soltanto sui libri di storia e ne parleremo soltanto come un brutto ricordo, una situazione totalmente differente dalla realtà. Per fare questo però, bisogna muoversi, occorre che ogni persona nel suo piccolo conduca le sue battaglie, resista. Resistenza non vuole dire stare dietro a un computer e scrivere la parola “resistenza” su un network e sembra che più grande la scrivi e più resistenza compi.
La vera resistenza è scendere in piazza, è parlare ai giovani, è informare la gente, è rifiutare quei “piccoli compromessi” di ogni giorno, insegnando il rispetto per la legalità alle nuove generazioni. Io con queste mie poche parole voglio smuovere, voglio far indignare tutti quegli italiani onesti. Crediamoci in un cambiamento, crediamo in una nuova riforma della società italiana, crediamo di potere restaurare la democrazia in Italia. Io combatterò sempre per ciò in cui credo, e so che non sono solo e non sarò da solo. Ci sono già tanti italiani che si battono per rivendicare i propri diritti da cittadini e questa cosa da oggi la dovranno fare tutti gli italiani. Basta a delegare il proprio lavoro a gli altri. Come diceva Ghandi “Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo” Non lamentiamoci di com’è la situazione italiana se noi in prima persona non facciamo niente per poterla cambiare. Lottiamo, affrontiamo le problematiche del nostro paese, senza avere paura, senza rassegnarsi. Poi noi, ottimisti, potremo pure perdere tutte le nostre battaglie, ma come diceva Indro Montanelli, una battaglia la riusciremo sempre a vincere, la più importante, quella che si ingaggia ogni mattina davanti allo specchio.
Cerchiamo di camminare sempre a schiena dritta e testa alta, ascoltando soltanto la voce della nostra coscienza, e non avremo mai rimpianti, perché sapremo di aver fatto comunque sempre la cosa giusta, il nostro dovere. Io nonostante tutto, continuo a credere in noi italiani, penso che saremo capaci di cacciare, spero con metodi democratici, chi oggi occupa abusivamente le nostre istituzioni e ci rendono gli zimbelli del mondo. Crediamoci, insieme ce la possiamo fare, anzi sono sicuro che ce la faremo.

da Gianluca Daluiso