1 mag 2009

Elise, genio di due anni intelligente come Einstein


Perchè forse allora non tutto è davvero perduto, alletiamo questa nostra giornata con questa notizia e confidiamo nelle generazioni future.

La piccola inglese ha un quoziente di 156 punti. Lo scienziato (da adulto) aveva 160. Mensa, l'associazione che riunisce le menti più dotate, l'ha ammessa nel club. Facendo un'eccezione dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI




Elise, genio di due anni
intelligente come Einstein

Elise Ran Roberts

LONDRA - Aveva cinque mesi quando ha fissato attentamente suo padre negli occhi e ha detto: "Papà". Al genitore per poco non è venuto un colpo, ma le sorprese non sono finite lì. A sette mesi si è alzata sulle gambe e ha cominciato a camminare. A dieci correva. A undici sapeva dire il proprio nome. A un anno e due mesi sapeva contare fino a dieci. A un anno e mezzo contava fino a venti, e in più sapeva recitare l'alfabeto, dire poesie a memoria e nominare la capitale di sei paesi. Oggi, che ha due anni e quattro mesi, di capitali ne conosce trentacinque, distingue un triangolo equilatero ("ha tre lati lunghi uguali!") da uno isoscele, sa contare anche in spagnolo e quando una sua coetanea, indicando un animale su un libro, dice che è un rinoceronte, lei la corregge con gentilezza: "No, non è un rinoceronte. Quello è un triceratopo". Un dinosauro quadrupede vissuto 70 milioni di anni fa in Nord America, per chi non lo sapesse.

Elise Tan Roberts, ventotto mesi d'età, cresciuta in una modesta famiglia di lavoratori nella parte settentrionale di Londra, è la bambina "più intelligente di Gran Bretagna", secondo quanto scrive in prima pagina il quotidiano Daily Mirror, che ha scoperto la sua storia. Ha un QI, come si dice in gergo scientifico (cioè un quoziente d'intelligenza), di 156, decisamente superiore alla media, la media non tra i bambini della sua età bensì tra gli adulti, che è 100, e leggermente inferiore al QI che aveva, da grande beninteso, Albert Einstein, 160. Insomma è un prodigio, un genio, una bambina decisamente fuori dal comune. Elise è tanto speciale che Mensa, l'organizzazione fondata nel Regno Unito nel 1946 per riunire le persone più intelligenti della nazione (per iscriversi bisogna essere nella fascia del 2 per cento della popolazione con il QI più alto), l'ha accettata trai suoi membri facendo un'eccezionale alla regola: bisognerebbe avere come minimo 10 anni per essere ammessi.

Louise, sua madre, che ha 28 anni ed è bianca, ed Edward, il padre, che ha 34 anni ed è nero, dicono di essere una famiglia normale. Lei lavora part-time in una compagnia di traslochi e la domenica in un supermercato; lui vende auto usate in cattive condizioni ai garage che le riparano e poi le rivendono. Nessuno dei due genitori è laureato. Tra i parenti ci sono medici e ingegneri, ma nessuno con un quoziente d'intelligenza da record. "Non abbiamo mai fatto niente per trasformare Elise in un prodigio", dice la mamma. "Non siamo i tipi di genitori che da quando il figlio è nella culla cercano di insegnargli l'alfabeto, l'aritmetica o una lingua straniera. Non le riempiamo la testa di nozioni. Ci limitiamo a rispondere alle sue domande. E lei ne ha tante. Ha una curiosità insaziabile. E una memoria incredibile". I coniugi Roberts si erano accorti che Elise, fin da quando era piccolissima, aveva qualcosa di insolito: una capacità di concentrazione sorprendente per un neonato, un desiderio di apprendere senza limiti.

Qualche settimana fa, guardando un programma tivù sui bambini prodigio, alla madre è venuto un dubbio: così ha contattato uno psicologo per l'infanzia, la professoressa Joan Freeman, che ha incontrato Elise, l'ha sottoposta a una serie di test e ha calcolato il suo QI. "Ha la mente di una bambina che ha il doppio della sua età - afferma l'esperta - può bruciare le tappe a scuola e mettere a frutto le sue straordinarie capacità". Ma i genitori dicono che se il QI di Elise, quando sarà più grande, scenderà, e la loro bambina prodigio diventerà una ragazza assolutamente normale e nella media, saranno contenti lo stesso. "L'importante per noi - dice la mamma - è che sia felice".

(1 maggio 2009)

30 apr 2009

Meglio i Brand della politica (Renditi conto...)

Sbirciando si trova scritto ciò su di un blog che a sua volta copiò la notiza da libero news, il testo recita esattamente così... fate leVs conclusioni.

Meglio la Barilla di Veltrusconi: solo il mercato è democratico...
di Laura Minestroni
Meglio la Barilla di Veltrusconi: solo il mercato è democratico...
Sabato 05.04.2008 10:00Un survey condotto qualche anno fa dall’Henley Centre di Londra aveva rivelato che il pubblico inglese ha più fiducia in marche come Kellogg’s, Heinz e Marks & Spencer piuttosto che nel Parlamento, nella polizia e nelle leggi del sistema britannico.
Molti professionisti del branding e della gestione strategica della marca sono oggi convinti che il mercato sia in effetti molto più democratico rispetto agli organismi politico costituzionali dei principali paesi occidentali avanzati. Più democratico, ad esempio, del sistema elettorale.
Infatti il mercato – soprattutto quello del largo consumo – esprime l’opinione popolare attraverso l’interazione di tre dimensioni: offerta, domanda, ricerche sul consumatore. Insomma, acquistando un detersivo piuttosto che un altro, scegliendo una marca di automobile invece che un’altra, i cittadini pronuncerebbero più democraticamente le proprie scelte che non in cabina di voto.
Nel 2004, un articolo firmato Randall Frost e pubblicato su www.brandchannel.com, riportava a tal proposito, una serie di pareri espressi da professionisti della business community, del mondo del management e della marca.
Si diceva, tra l’altro, che se i consumatori non sono soddisfatti di una certa marca, non faranno altro che non acquistarla più. L’azienda, di fronte a una contrazione delle vendite, potrà regolarsi di conseguenza: rivedendo la propria offerta, studiando la customer satisfaction, migliorando i propri prodotti e i propri servizi. Fino a sintonizzarsi con i bisogni e i desideri della gente.
Lo stesso non accadrebbe in politica: una volta che gli elettori hanno dato il proprio voto, avrebbero pochissimi strumenti di controllo su chi li governa.
Attraverso ogni singola decisione d’acquisto e attraverso la fedeltà alla marca i consumatori sono oggi in grado di influenzare l’agire delle aziende. Producendo, così, un effetto indubbiamente più significativo rispetto a ciò che il loro voto provoca in termini politici. Non a caso si parla, in maniera sempre più insistente, di marketing relazionale, ove tra brand e consumatore, s’instaura un legame profondo, basato sulla fiducia. La marca è un impegno pubblico e non può far altro, per sopravvivere, che mantenere la propria parola. E’ un patto. Insomma, con ogni probabilità, ci stupiremmo di più se una marca come De Cecco facesse spaghetti che non tengono la cottura, piuttosto che se uno dei nostri politici non mantenesse le promesse enunciate in campagna elettorale.

E’ così?

29 apr 2009

"Neutralità web sotto attacco"

Tutti contro la direttiva dell'Ue
Gli utenti del web e i provider chiedono ai parlamentari europei di fermare la direttiva "Telecoms Package", che darà ai gestori telefonici il potere di modificare le condizioni nelle quali usiamo le applicazioni più comuni, come Skype e Facebook di VITTORIO ZAMBARDINO

"Neutralità web sotto attacco" Tutti contro la direttiva dell'Ue
C'è una lettera molto lunga, mandata qualche giorno fa al parlamento europeo. Si trova sul sito di AssoProvider. E' in inglese e usa un po' di gergo. Può sembrare uno di quegli allarmi da sesso degli angeli, di cui interessa qualcosa solo agli specialisti. E invece è una cosa molto urgente, molto seria. I firmatari chiedono ai parlamentari di pensarci bene prima di votare la direttiva "Telecoms Package", ormai in fase di approvazione. Perché con quel testo - dicono - c'è il rischio di approvare anche una sorta di apartheid elettronica che apparentemente riguarderà i dati, cioè le cose inanimate. Ma poi avrà a che fare con le persone. Ecco di cosa si tratta.

Facciamo un passo indietro che ci aiuta a capire. A metà del mese di aprile, T-Mobile, la grande azienda di telefonia cellulare tedesca, una delle prime al mondo, ha comunicato ai suoi utenti che l'utilizzazione di Skype per chiamate in "voice over IP" dal cellulare sarà fortemente limitato.

Ecco, la direttiva Telecoms package promette di produrre effetti simili a questo e su un ampio arco di servizi. Perché alcuni emendamenti daranno ai gestori telefonici il potere di modificare le condizioni nelle quali usiamo le applicazioni più comuni.

Così Guido Scorza, giurista e presidente dell'istituto per le politiche dell'Innovazione, uno degli organismi firmatari della lettera: "Bisogna immaginare il gestore di un autostrada che a un certo punto decida di incolonnare tutte le auto gialle su un casello e tutte quelle rosse su un altro. E che decida di far andare le auto gialle al doppio della velocità di quelle rosse. O di dare la precedenza a quelle che portano il suo marchio, quello del gestore, perché sono le 'sue' auto".

Fuor di metafora, Scorza intende dire che l'accesso a Facebook, per fare un esempio, potrebbe essere reso relativamente più lento rispetto a quello di un film che viene venduto dallo stesso fornitore di accesso. Oppure questi potrebbe porre limiti quantitativi all'uso di servizi non collegati alla propria offerta o ritenuti marginali. O ancora: che una volta violata la parità tra tutti i diversi servizi, potrebbero esserci offerte commerciali tese a risolvere il problema creato dallo stesso comportamente del provider: dammi 2 euro per avere Facebook più veloce oppure "più collegamento" a Facebook. E il bello è che sarebbe tutto legale.

"Se la direttiva passa - aggiunge Scorza - il diritto ad accedere ad ogni genere di informazione, il diritto ad utilizzare qualsivoglia tipo di applicazione attraverso la Rete che i 'netizen' hanno sin qui ritenuto di avere nonostante frequenti violazioni da parte di taluni ISP verrà limitato 'per legge'. A quel punto che il provider 'scelga' cosa far vedere, leggere e sapere ai suoi utenti non costituirà più un aspetto patologico ma la regola, un po' come avveniva ieri nell'era della vecchia e cara TV, nella quale pochi padroni dell'etere decidevano chi ci teneva compagnia a pranzo, con chi avremmo dovuto cenare e dinanzi a quale salotto ed ascoltando quali idee avremmo dovuto addormentarci. Si tratterebbe solo di 'variazioni dell'offerta commerciale': meno informazione e più intrattenimento o, magari, meno politica e più gossip."

Fin qui Scorza. Che tutto ciò rappresenti una palese infrazione di quella sorta di "par condicio" dell'accesso internet, che va sotto il nome "neutralità della rete", sembra ai firmatari della lettera fuori discussione. E sembra anche foriero di ulteriori gravi violazioni.

Da"La Repubblica"
(28 aprile 2009)

21 apr 2009

Libero sfogo... Ho 30 anni e sono un “Bamboccione”



...Ebbene si miei cari amici, ho trent'anni e sono un bamboccione, ma mica un bamboccione da poco ,sono uno di quelli della peggior razza, sono uno di quelli che da quando ha 14 ani ha sempre lavorato; uh quanto ho lavorato, basti dire che ho fatto: il meccanico, il biliardiere, l'animatore, l'insegnante di danza per ragazzini, il venditore di telefoni, il venditore di cani, l'allevatore di cani, il toilettatore di cani, il cameriere, il banconista, il “paninaro” per i pub, l'addetto alla sala giochi, il tecnico computer, il tecnico di telefonia, il produttore di stage e workshop di danza, il manger di gruppi musicali, il produttore di una compagnia di danza, l'assistente a varie compagnie, lo sguattero di altre, il procacciatore di artisti, il dj privato per le radio e le discoteche, il pr per le serate, il ballerino (o pseudo tale date le compagnie che mi hanno dato fiducia) persino mi sono dovuto improvvisare lavori e figure professionali che forse neppure esistono e direte voi adesso .... ma come diavolo fai a essere un bamboccione???

...Ebbene si miei cari amici sono un bamboccione e pure uno della peggior razza, ho trent'anni e adesso con tutti questi trascorsi tra miei sedicenti “datori di lavoro”, che io oserei definire solamente: profittatori, serpi, gente senza nulla all'interno, vermi e persino a volte falsi moralisti, o perchè no, a volte mi sono capitati persino i falsi amici che invece guardano sempre e solo i numeri e quando i numeri diminuiscono perchè diminuiscono per tutti ti voltano le spalle, dicevo, con tutti questi miei trascorsi mi ritrovo ad oggi ad essere un disocupato dell'ultima linea, dell'ultima linea perchè... “vedi co sta crisi ... non ti posso mica pagare” e allora ti dici ..vabbhe troverò qualcos'altro ma poi magari ti scatta una molla dentro e dici ..per una volta nella vita voglio provare a fare quello che mi è sempre piaciuto, sono stanco di servire gente (e l'ho sempre fatto con amore e col sorriso, dio quanto ho sorriso e dio quanto ho amato .. anche quando odiavo mettevo amore... ) che poi non ti resta nulla e ti ritrovi come sempre a ricominciare da zero...

...Ebbene si ho trent'anni e sono un bamboccione, e adesso ancora una volta.... solo che stavolta la mente è stanca, il corpo no ne parliamo neppure, e continuiamo a ricominciare e continuiamo a ricostruire... solo che se devi cercare casa in trenta giorni, guardi il portafogli ed è forse meglio se guardi in tasca,magari lì 3€ per le sigarette li trovi, perchè che vuoi fare a parte fumare??? vuoi per caso andare al cinema???a teatro (sarebbe meglio)??? vuoi per caso andare fuori a cena per evitare di scrivere queste cavolate di cui riempirai la testa a gente che impietosamente non comprenderà perchè oggigiorno la vera cultura non si sa cosa sia???

o forse controlli il tuo conto in banca e forse è meglio non farlo perchè ti costa più di luce per guardare il saldo via internet piuttosto che il saldo effettivo in esso contenuto???

Poi ti guardi intorno, ti confronti con le poche persone che conosci (a volte anche i “capocchia”) che reputi valide e certe volte, dico certe perchè sono veramente pochi i casi in cui accade, ti dici .. allora non sono poi del tutto così male come altri mi vogliono far credere e dici .. è vero ... è la mia strada .. ma che ci fai di una strada senza una casa???

...Ebbene si ho trent'anni e sono un bamboccione, certi altri pseudo lavoratori direbbero bhe non ce li hai dei genitori?? Si ce li ho e allora??'pensate che io sia nato da una pietra e dall'acqua??? No .. ce li ho dei genitori ..ma mica tutti sono figli di gente che ha da campare un figlio a 30 anni e bamboccione... forse se sei figlio di pensionato italiano e vivi in italia non hai poi tante speranza se non quelle di trovarti un lavoro che durerà forse qualche mese per poi ricominciare ancora e ancora e ancora...

...Ebbene si è così, tocca andare avanti sempre e comunque questa è l'unico pensiero che a volte ti da forza, questo e' l'unico pensiero sensato che ti rigira in mente, direte... ma a quest'ora della notte che diavolo ci fai a scrivere queste cose che poi magari a noi non frega nulla, bhe fintanto chè questo sarà il mio blog... ed essendo l'unica casa di cui sono proprietario (per l'esattezza usufruttuario.. perchè anche qui il vero proprietario è google) faccio come mi pare... tanto vige la regola che...se non ti piace cambia canale...

...Ebbene si visto che a volte pensi che stai cercando di fare la cosa giusta, anche se il destino non ti è amico, anzi fa di tutto per esserti avverso, ti guardi in giro, dicevo, e tra le tante persone ne trovi qualcuno con cui hai voglia di costruire qualcosa, e dici ok mi ci impegno, ma senza soldi si dovrebbe ricorrere agli amici ... allora che fai .. vai dagli amici e chiedi qualche “favore”... alcuni accettano (rari a dire il vero) altri devìano la tua richiesta su cose che al momento non ti occorrono altri invece fanno finta di nulla e, o spariscono o ti chiedono soldi... (e lì ti chiedi .. ma diamine io quante volte ho aiutato la gente e quante volte invece di guadagnarci ci ho persino rimesso???)

nonostante tutto ti ci impegni perchè quando prendi un impegno devi cercare sempre e comunque di portarlo a termine ... no???

...Ebbene si sono un bamboccione e scrivo a quest'ora perchè vorrei vedere voi a dormire serenamente quando ti stai così tanto impegnando in una cosa che richiede tutto il tuo tempo e le tue energie e ti scapicollano addosso sempre le solite avversità che ti direbbero, devi rinunciare e ricominciare, come sempre, come sempre, come sempre... invece no... invece si...non sai in realtà che fare e quindi???

Come fai a dormire uomo stolto che hai solo potuto pensare le parole che ho sopra citato???

Tanto tutti sono sempre pronti a insegnarti a vivere, ma poi se qualche volta ti permetti tu, da bamboccione qualsiasi a cercare di far riflettere questi altri apriti cielo... come ci si permette da bamboccioni che nulla hanno mai fatto nella vita tra le decine e decine di profittatori, serpi, gente senza nulla all'interno, vermi e persino a volte falsi moralisti per i quali hai lavorato a pensare di avere una minima esperienza per parlare... come ti puoi permettere di solo pensare di avere un briciolo di parola in merito.... qualsiasi sia il merito ovviamente... e poco conta se invece di essere uno “sborone” che invece di andare a cantare le proprie poche (perchè per me sono sempre poche) esperienze sei invece un tipo che ne parla poco, anzi quasi nulla tanto lo “sborone” passerà sempre prima di te, e godrà dei tuoi insegnamenti sui quali avrà oltretutto sputato sopra (quando ancora peggio non andranno avanti grazie al tuo lavoro che prima fù offeso e deriso e poi, per anni, viene utilizzato dai derisori stessi come fosse il loro e come motivo di vanto).

...Ebbene si questa è una parte di uno sfogo che potrebbe durare anni... forse non ho detto nulla forse ho detto troppo... l'importante è che ho detto ...o l'importante forse è che per una volta non ho taciuto.....

...Ebbene si chiamatemi BAMBOCCIONE.... tanto a me cosa importa di voi???

Dedicato a tutti coloro che parlano senza pensare o a tutti quelli che pensano senza parlare...

18 apr 2009

Cina: Shi Tao, giornalista, condannato a 10 anni di carcere. Firmiamo l’ appello di Amnesty International

17 aprile 2009, scritto da FabioD (pubblicato su "socialblog")

Il giornalista cinese Shi Tao

Il giornalista e poeta Shi Tao è stato condannato a 10 anni di prigione per aver inviato dalla sua casella di posta elettronica su Yahoo!, un’e-mail in cui citava una disposizione del governo che ordinava ai mezzi di comunicazione di dare poca rilevanza al 15° anniversario della repressione del 1989 contro gli attivisti per la democrazia.

Arrestato il 24 novembre 2004 nella sua casa di Taiyuan, nella provincia di Shanxi, Shi Tao è stato accusato di “aver fornito illegalmente segreti di Stato a soggetti stranieri” e condannato, nell’aprile 2005, a 10 anni di carcere. Shi Tao si trova attualmente detenuto nella prigione di Deshuan, nella città di Yuanjiang.

Le autorità cinesi hanno arrestato e condannato Shi Tao sulla base di informazioni private e confidenziali fornitegli da Yahoo!. Da quando l’uso di Internet si è diffuso in Cina nel 1994, il governo ha posto sotto controllo i contenuti della rete e censurato quelli ritenuti sensibili. La tecnologia che permette di bloccare e filtrare le informazioni su Internet è stata sviluppata da aziende straniere, come Yahoo!, Microsoft e Google, che, assecondando la richiesta di censura da parte delle autorità di Pechino, contravvengono a norme e a valori stabiliti a livello internazionale e ai loro stessi principi.

Amnesty International Ha predisposto un appello indirizzato al primo ministro cinese che può essere sottoscritto quì.

10 apr 2009

Perchè a volte anche su facebook la gente riesce a pubblicare qualcosa di sensato...

E CRESCENDO IMPARI...

E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose.
Non è quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non è quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.

E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo è una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'è nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

12 mar 2009

Dopo qualche giorno di "normalità" ecco lì arrivare qualcosa che merita particolare attenzione....


Ecco quindi una parte di un testo che a qualcuno potra' sembrare opportuna. Un abbraccio e un sincero in bocca al lupo.




"L'abbandono e la polvere nera' di Maria Serena Maiorana

Passato.
Non c’era nulla che potesse non piacere. Semplicemente bastava il sole e quel motorino sgangherato a farci sentire felici. Semplicemente. Bastava.
Ora non basta più nulla.
Ormai sono passati molti anni da quando capii la differenza, tra ciò che è stato e ciò che sarà, tra ciò che accade e ciò che sarebbe potuto accadere. Ora però che tutto è successo parlarne non serve più a nulla.

Il segno, tremulo, ancora mi riga la testa. Sarà stato che non era il momento. Sarà stato che non ero bambina.

Ancora oggi però ricordo il profumo dei gelsomini appena arrivava maggio. Ricordo la nuvola bianca e densa di fiori nel cortile di dietro, quello vicino all’aula magna. Ricordo l’agave più grande che io abbia mai visto, sempre lì nello stesso cortile. Ho ancora una foto di me, minuscola, accanto a quell’agave, la conservo da allora.

Il mio posto preferito però era un altro, il primo chiostro, quello all’ingresso. Il mese perfetto al contrario era sempre lo stesso, maggio. Perché a maggio c’era un albero, e fioriva. E dopo aver fiorito spargeva i suoi petali fucsia in terra. E per tutto maggio i petali continuavano a cadere. E forse cadono ancora. Tutti gli alberi fioriscono a maggio. Tutti o quasi tutti. Mi piaceva però guardare quello.

Perché i suoi petali cadevano, lenti. E organizzavano un tappeto colorato, in fondo.

C’era qualcosa di orientale in quell’albero. Sarà stato che era quasi sempre spoglio, solo, minimale. Solo lenti petali fucsia, a maggio, che scivolavano giù.

Ci sono sempre dei petali che cadono in Giappone, e forse anche in tutto l’oriente. Chissà se esiste qualcuno che non ha quest’idea di quei luoghi, che non li immagina come ce li hanno fatti sempre immaginare con le porcellane cinesi. O ricordare, osservando un piccolo albero in un cortile universitario. Al monastero dei Benedettini, nel chiostro. A maggio.

A pensarci bene però c’era qualcosa di vagamente orientale in tutta Catania. Qualcosa che te la faceva sembrare equilibrata ed elegante anche nei giorni gialli e aspri, caotici e neri. Non saprei dire con esattezza cosa fosse. Forse la parlata cantilenante. I polli appesi sotto tende rosse ai mercati di quartiere. Alberi come quello, in giro per la città. O più probabilmente era la montagna. Sola e maestosa, l’Etna sembrava voler accogliere più che intimorire, con i suoi pendii dolcissimi e la sua faccia bianca bianca quando diventava inverno. Eppure è un vulcano che sempre fuma e gorgoglia. Enorme, immobile e gelosissimo.
Probabilmente era proprio la montagna, perché trasmetteva energia ed equilibrio. E perché, a pensarci bene, sembrava quasi il Fujiama.

Catania non era l’oriente però. E te ne accorgevi subito perché il suo mare è anche quello africano. E perché è fatta del nero più nero. E laggiù sembra quasi che la pietra lavica sia l’unico modo che gli uomini conoscono per costruire il mondo. Anche quella colata di nero però a tratti può rompersi.
Scheggiata dal sole giallo e troppo forte. Tarlata da morbide decorazioni barocche scolpite col tufo chiaro. E pare quasi che il bianco voglia sorprenderti, ad un tratto. Come il merletto gonfio che salta fuori dalle gonne di signore d’altri tempi. Come il sorriso dell’ambulante di colore. Come spruzzi di panna montata su un fondo spesso di cioccolata amara.

È che fa caldo
Basterebbe respirare
E anche se piovesse
Mancherebbe l’aria.

Presente.
Ormai è da ore che aspetto, battendo nervosamente il dito indice sul banco, vuoto.
Quaderni e libri neanche ne ho, e nemmeno ne avrò più. Gli esami sono finiti da tempo, anche il viaggio post-laurea ormai è passato. E già mi stanco di aspettare. Intanto resto sola.

Ormai è da oltre un mese che mi sento pronta, eppure non arriva nessuno.
Nessuno che mi dica fa freddo.
Nessuno pronto a riscaldarmi.
Solo questo vorrei
Per potermi addormentare tranquilla.


Ed invece non arriva mai nessuno.
Mai, e neanche questa volta. Così batte isterico il mio indice su quel banco, vuoto. Batte mentre le note del cielo diventano nere, diventano notte. Batte mentre professoresse di mezz’età color biondo finto lasciano le loro stanze portando ampie borse di pelle morbida. Batte mentre l’ultimo studente, dopo aver letto l’ultima pagina aspetta l’ascensore troppo lento – arriva? Non arriva? Si apre? Non si apre? – per riposare gli occhi sul divano di casa. Batte fino a quando il guardiano vestito di blu arriva e mi dice: stiamo chiudendo, cinque minuti. Allora chiudo il banco, vuoto, e vado via.
Per fortuna ho ancora le unghie laccate di rosso.


Non sono molti gli smalti che resistono ai maltrattamenti isterici e nervosi. Rosicchiare una pellicina. Grattar via un po’ di colla secca dal banco. Battere nervosamente su quello stesso banco le dita. Anzi l’indice. Dalla parte dell’unghia. Eppure lo smalto resiste.

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Lui era allergico agli alberi di ulivo. Che strano essere siciliano e allergico all’ulivo. Come un boscaiolo allergico alla corteccia, come un pizzaiolo allergico alla farina. Semplicemente mi sembrava impossibile, o perlomeno innaturale. I limoni e le arance color sangue, l’estate, la mattina, la granita, le mandorle i pistacchi e la calia delle feste di paese, le luminarie, le vare portate a spalla, le pescherie all’aperto, i mercati, la parmigiana di melanzane, la ricotta, i cannoli e le cassate, la malvasia, i capperi il basilico e la frutta martorana, il giorno della vendemmia, la festa di San Martino, le sagre, il mare, il mare, il mare, e gli ulivi a perdita d’occhio. A nessun siciliano doveva esser permesso di essere allergico a niente di tutto questo. A nessuno. Eppure lui lo era. Semplicemente mi sembrava impossibile. O forse, meglio, innaturale.


Mi hanno raccontato che esistono luoghi fatti apposta per innamorarsi. Io non sono mai stata tra le gondole aguzze e le acque languide di Venezia. Non ho mai vissuto le tiepide notti romane, quando cammini in punta di piedi per non disturbare quel sogno che sta riposando all’ombra delle cose più belle. Eppure so che esistono certi luoghi fatti per le carezze, per la passione morbida, quando ti sorprende. Posti fatti per incorniciare tutto, per diventare languore. So tutte queste cose perché me le hanno raccontate. Me le hanno dette. Eppure non mi sento sincera, perché non le conosco, quindi forse non potrei dirle. Eppure le dico.

Io ho vissuto solo Catania, e Catania non è fatta per l’amore. E la mia storia è ambientata a Catania. Quindi – e non dovrebbe esserci bisogno di dirlo – non aspettatevi nulla. Anche se sono sola nel centro della sera, persa in questa città che si chiama Catania, accompagnata dai passi che mi porteranno a casa. Anche se sono una che aspetta, ogni giorno, battendo nervosamente l’indice su un banco, vuoto. Fossi dentro un romanzo vero, scritto su pagine spesse, accadrebbe sicuramente qualcosa. Accadrebbe ora. Ma Catania non è fatta per l’amore. Questa città è piena di ferite, e l’amore non necessita di altre ferite, tranne quelle che riesce a procurarsi da solo.

Ed allora forse la stupida sono stata io, forse lo sono ancora. Questa città ti riempie la casa di sabbia nera e non ti regala niente. Anche se ti ostini a laccarti ogni giorno le unghie di rosso. Anche se ti ostini a scegliere abiti a fiori. Ed anche se sei disposta ad aspettare, ferma ogni giorno. Seduta in un banco nell’unico posto in tutta Catania in cui pare possibile l’amore. Al monastero dei Benedettini, a maggio.


Il segno, tremulo, ancora mi riga la testa. Sicuramente non era il momento, non lo era quando sono caduta.


Ricordare forse non serve. Forse neanche servirà. Soprattutto ora che ricordare diventa difficile, ora che tutto è sbiadito, ora che anche quell’albero è rimasto solo, a spargere i suoi petali colorati – ci mancava solo la ristrutturazione del chiostro –. E chissà quanti abbracci hanno perso l’occasione di accadere nel loro luogo esatto. Chissà quanti abbracci hanno dovuto sporcasi di sale e carbone. Chissà quanti, in fine, hanno dovuto sciogliersi. E molti altri si scioglieranno domani. Per fortuna l’enorme agave resiste restando immobile anche se la nuvola di gelsomini ha iniziato a sgonfiarsi, e molte persone ancora passano il loro tempo qui, in questi luoghi. Ed anche loro forse non sanno, come me allora. Molte ragazze, molti ragazzi, con le borse piene di fotocopie sgualcite. Al collo sciarpe colorate anche se la primavera è matura e a Catania comincia a far caldo. Lana per l’inverno, garza per l’estate, comunque colorate. Il sole è rimasto caldo nel cortile principale, nonostante il passare degli anni. Il legno delle panchine è ancora chiaro e dalle bacheche sventolano anche oggi improbabili fogli di collettivi rossi, neri e stinti. Sventolano e fanno sfoggio di simboli sepolti dalla storia molto prima che nascessero i ragazzi e le ragazze che li hanno stampati. Ancora oggi a molti sembra impossibile superare inglese – ma secondo lei perché mi sono iscritta a lettere? –, ancora oggi a molti gli esami sembrano lontani, ed invece sono vicini. Ed ancora oggi in molti si saranno ripromessi di conoscere meglio il monastero – ma da dov’è che si scende nelle cucine? –. Ma non oggi, non ora, che devo scendere in fiera a comprarmi le calze, e non oggi, non ora, che la professoressa ha il ricevimento e poi la macchinetta si è inceppata ed adesso ho solo bisogno di un caffè, e non oggi, non ora, che i ragazzi mi stanno aspettando al ponte per ripetere, e non oggi, non ora, che i corridoi sono pieni di ragazzini rumorosi in visita a quella cavolo di mostra al primo piano, che neanche so di che cos’è e già comincio ad innervosirmi. E non oggi, non ora, che quella sconosciuta vestita a fiori e con le unghie laccate mi ha di nuovo fregato il posto in aula studio per non far nulla, e adesso mi sa che me ne torno a casa.


Eppure lo sai, non è colpa sua. Il segno, tremulo, ormai le riga la testa da quando proprio non era il momento. Da quando lei quel giorno è caduta.


Io vorrei aspettarlo nel cortile, ma adesso gli ulivi sono già fioriti. E quando tornerà non voglio vederlo avvicinarsi con gli occhi arrossati ed il naso che gli prude. Lui è allergico agli ulivi, e almeno questo glielo devo evitare. Ma ora, mentre sono sola in strada di ritorno a casa, e già si è fatta sera, ho le mani fredde e fretta di tornare a casa. E prima mi addormenterò, prima sarà domani. E forse è importante che io ci sia ancora, sempre lì, nell’unico luogo di Catania in cui sia possibile l’amore. Al monastero dei Benedettini. A maggio. Non nel chiostro però, il chiostro è in ristrutturazione. E chissà quanti abbracci hanno dovuto sporcarsi di sale e carbone. Chissà quanti, infine, hanno dovuto sciogliersi. E molti altri si scioglieranno domani.



Futuro.
Capita a volte di amare qualcuno più di ogni altro. Qualcuno o qualcosa. Che stranezza, in fondo, scegliere quel qualcosa in un marasma di mille altre. Che stranezza in fondo. Scegliere quell’individuo, o quel luogo, o quel colore, solo quello. Fare la propria scelta, con esattezza, che difficoltà. Precludersi il resto. Scegliere di non sentirlo, di non vederlo. Di non tastarlo.
Di non annusarlo.
Essere certi che altrimenti sarebbe peggio.
Se ci pensi, che stranezza in fondo.

Sembra tanto strano che viene voglia di non arrendersi. Di non lasciarsi andare. Di restare disperatamente noi stessi. Perché io voglio amarti ma non oggi, non ora, che devo scendere in fiera a comprarmi le calze, e non oggi, non ora, che la professoressa ha il ricevimento e poi la macchinetta si è inceppata ed adesso ho solo bisogno di un caffè, e non oggi, non ora, che i ragazzi mi stanno aspettando al ponte per ripetere, e non oggi, non ora, che i corridoi sono pieni di ragazzini rumorosi in visita a quella cavolo di mostra al primo piano, che neanche so di che cos’è e già comincio ad innervosirmi. E non oggi, non ora, che devo andare di corsa, anche se siamo in una tiepida notte romana e i sogni starebbero riposando all’ombra delle cose più belle se io non mi ostinassi a disturbarli con i miei passi veloci. Anche se le acque sono languide, anche se siamo a Venezia su una gondola aguzza. Perché comincia a fare tardi, e ci si comincia a stancare. O ad impaurire. Fa lo stesso.


E se il segno, tremulo, mi riga la testa. Se gli altri mi credono pazza. Se un giorno io sono caduta. Domani tutto ciò cambierà perché tu arriverai.


Ma forse non è stato quel segno. Forse è stata la notte cattiva. È stata Catania la nera. Catania non è fatta per l’amore. Questa città è piena di ferite, e l’amore altre ferite non ne vuole. Sarà per questo che ogni giorno mille abbracci si sciolgono. Sarà per questo che si è sciolto il nostro. Sarà per questo che me ne sono andata via.

Ora però so che ci sono posti che sono fatti per l’amore. E so che tra questi ce n’è anche uno nostro. Ed è lì che ogni giorno io ti aspetto. Al riparo dalle ferite e dagli ulivi, che quando fioriscono ti fanno star male. E purtroppo non potremo prendere il sole nel chiostro – sai, lo stanno ristrutturando – , e non potremo guardare quell’albero spoglio che sparge petali colorati. Ma ci sarà ancora l’agave, i gelsomini, il legno chiaro delle panchine e tutto il resto. E non avrò paura e non mi stancherò. Ed anche se tutti intorno correranno su passi che fanno rumore, ed anche se la sabbia nera entrerà in casa nostra e la macchinetta del caffè si incepperà ancora una volta, lo smalto resisterà ed io sarò bellissima come allora. Perché anche Catania a volte può sembrare l’oriente, con i suoi petali che cadono e la sua parlata cantilenante e i polli appesi sotto tende rosse ai mercati di quartiere. Ed il bianco ci sorprenderà, ad un tratto. Come il merletto gonfio che salta fuori dalle gonne di signore d’altri tempi. Come il sorriso dell’ambulante di colore. Come spruzzi di panna montata su un fondo spesso di cioccolata amara.


Tu sei il mio porto. L’acqua che mi disseta quando a mare sono sola su una spiaggia che prosciuga. Sei il traguardo che aspettavo da quand’ero bambina (i tacchi alti, un rossetto rosso tutto mio… ). Sei il mare che mi si agita dentro quando ne ho bisogno. Sei la notte che mi accompagna. Sei la mia mano, la tua mano. Sei il pane che essa spezza per la mia.
E quando non ti vedo, quando non ti sento. Quando non ti annuso.
Io manco.
Ed è per questo che, domani, IO ti aspetterò.


Ti aspetterò mentre le note del cielo diventeranno nere, diventeranno notte. Mentre professoresse di mezz’età color biondo finto lasceranno le loro stanze portando ampie borse di pelle morbida. Mentre l’ultimo studente, dopo aver letto l’ultima pagina aspetterà l’ascensore troppo lento – Arriva? Non arriva? Si apre? Non si apre? – per riposare gli occhi sul divano di casa. Ti aspetterò finchè il guardiano vestito di blu non mi dirà: stiamo chiudendo, cinque minuti.

Ti aspetterò. E tu arriverai.

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Grandissima forza occorre in determinati momenti, ma certamente tale forza non va cercate nè tantomeno perseguita, essa e' dentro di te, devi solo focalizzare ciò di cui necessita per sentirsi a suo agio e dar sfogo dentro il tuo cuore.

2 mar 2009

Quando ci si rifiuta di leggere ed ascoltare e quando bisogna comunque arrivare senza stancarsi di provare....


Scusandomi con tutti ma infischiandomene al tempo stesso approfitto per tapezzare internet sempre del medesimo testo, vediamo se in versione tradotta si riesce a farlo comprendere.....


P.s. Non avrai tante altre occasioni per provare cio' che queste parole possano darti, non vivere nell'illusione che cotanto "NULLA" sia così frequente come tu creda eche lo sia per davvero....




"School Night"
( Serata scolastica)

Ani Di Franco.


Salì verso il suo appartamento

Tenendosi stretta alle sue decisioni

E Lui disse, sei venuta qui per dirmi addio?

E Lei costruì un grattacelo di proroghe

E dopo si sporse fuori dalla finestra del venticinquesimo piano

Per la propria reazione

E si sentiva come un’attrice

Che stesse solo leggendo il copione

Quando lei alla fine diceva

Si. E’ un vero addio questa volta

E molto sotto c’era l’asfalto

E le macchinine

E tutto sembrava così veloce

E tutto sembrava così lontano

E Lei disse:

“ Sei un miracolo ma non è tutto

Tu sei anche un ubriacone e io sono di turno qui

Sei una festa e io sono la serata scolastica

E stai cercando la chiave della mia porta

E tu sei la lanterna dell’ingresso

E non lo saprai mai, mio caro

Quanto in realtà io ti ami

Forse penserai che questa sia stata

Solo la mia più grande scusa

Ma sono votata

A un amore che viene prima di te

E il fatto che io ti adori

Non è che una delle mie verità

Quale delle madri

La cui casa è in fiamme

Ed i cui figli piangono

nei loro letti,

pur amandoli entrambi

con tutto il cuore,

sa di poterne

portare solo uno alla volta?

Lei soffoca per il fumo

Di scelte impensabili

E’ rapita dalle voci

di troppi desideri

Decisa nel concludere l’affare

D’iniziare a perdonare

Mentre ancora frenetica gira in tondo

Spegnendo fuochi

Ma quale bilancia

Compara il peso di due bellezze

La gravità degli impegni

O la velocità lineare della gioia?

Dimmi che calibro ci vuole

Per quantificare l’esultanza?

Che tipo di equazione

Potrei applicare?

E non lo saprai mai, mio caro

Quanto in realtà io ti ami

Forse penserai che questa sia stata

Solo la mia più grande scusa

Ma sono votata

A un amore che viene prima di te

E il fatto che io ti adori

Non è che una delle mie verità

Quindi

Torno a casa

Per compiacere l’unico che ami compiacere

E da cui non mi aspetto

Comprensione per il mio dolore

Ma suppongo che questo sia il prezzo

Che noi paghiamo per il privilegio

Di vivere anche solo un giorno

In un mondo con così tante cose

In cui valga la pena di

Credere.

Traduzione: Iraci Rosario.


Ringrazio uno dei miei più grandi amici in 30 anni di vita per la traduzione in forma poetica.

Quando uno e' un grande traduttore capisce anche quali siano i testi giusti e lo fa di sua iniziativa.... Grande Saruzzello.... TVB.

27 feb 2009

L'insicurezza...

"Tutti provano, prima o poi, sensazioni di quella che si dice "insicurezza"...
Se tu domandassi a te stesso: "Cos'e' che mi rende insicuro?", quasi sicuramente ti daresti una risposta sbagliata. Potresti infatti rispondere:
" Non ricevo abbastanza amore da un amico ", oppure: " Non ho la preparazione intellettuale di cui avrei bisogno ", o qualcosa di simile.

In altre parole, butteresti la colpa su qualcosa di esterno a te, senza renderti conto che i nostri sensi di insicurezza non sono generati da
qualcosa che sta fuori di noi, ma esclusivamente dalla nostra pianificazione emozionale, da qualcosa che noi diciamo a noi stessi dentro il nostro
cervello.

Se vuoi dominare questi sensi di insicurezza, ci sono quattro fatti che devi studiare bene e approfondire.

- Primo: e' inutile voler dominare questa insicurezza cercando di cambiare le cose fuori di te. I tuoi sforzi possono avere successo, ma solo in minima
parte; possono recarti qualche sollievo, ma sara' un sollievo di breve durata. Non vale la pena percio' di sprecare energie e tempo nel cercare di
mettere a punto il tuo aspetto fisico, o nel guadagnare piu' denaro, o nell'assicurarti piu' amore da parte dei tuoi amici.

- Secondo: questo fatto ti portera' ad affrontare il problema dove esso realmente si trova, cioe' nella tua testa. Pensa a quanta gente nella tua
stessa identica situazione attuale non proverebbe la minima insicurezza.
C'e' della gente cosi'. Percio', il problema non viene dalla realta' esterna a te; ma, da te stesso, dalla tua pianificazione.

- Terzo: devi tener presente che questi programmi sono stati inseriti dentro di te da gente insicura, la quale, quando tu eri molto piccolo e
impressionabile, con il suo comportamento e con le sue reazioni paniche ti ha insegnato che ogni qual volta il mondo esterno non collima con un certo
modello, si deve creare dentro di te uno scompiglio emozionale, chiamato insicurezza, e tu devi fare quanto ti e' possibile per riorganizzare in
maniera diversa il mondo esterno: devi guadagnare piu' soldi, devi procurarti piu' sicurezze, devi calmare e compiacere la gente che hai
offeso, ecc. ecc., perche' i tuoi sensi di insicurezza scompaiano.

Appena tu ti rendi conto che non ha affatto bisogno di fare tutto questo, che cio' facendo non risolveresti niente e che lo scompiglio emozionale e'
causato soltanto da te e dalla tua cultura, solamente quando ti rendi conto di tutto questo, il problema si vanifica e tu provi un reale sollievo.

- Quarto: ogni qual volta sei insicuro su cio' che ti potrebbe accadere in futuro, ricordati di questo: negli ultimi sei mesi dell'anno appena
trascorso tu ti sentivi terribilmente insicuro riguardo ad avvenimenti che quando poi si sono verificati li hai in qualche modo dominati. E, cio',
grazie alle energie che quel particolare momento ha suscitato in te, non gia' grazie alle precedenti preoccupazioni, le quali ti han solo fatto
soffrire inutilmente e ti hanno indebolito emozionalmente.

(Anthony de Mello)

25 feb 2009

Dedicato all'unico UOMO importante della mia vita.... "MIO PADRE"!!!

L’uomo che della sua forza di reazione e d’animo ha fatto una religione di vita, conservando in un cassetto la sua innata sensibilità…..



...dopo tutta la passione che ci è rimasta addosso
come faccio a sopportare ogni domani, domattina,
e come faccio adesso […]


dopo tutti quei silenzi esasperati e stanchi
come faccio a non cercare in ogni storia un po di te
ed ecco che mi manchi […]


[...]oggi so cosa fa male più di tutto più di te
le cose che non dici[...]


dopo tutte le pazzie oggi mi sento solo
ma come posso allontanare l'illusione
che noi due riprenderemo il volo […]


e adesso parlo io
vorrei portarti al mare
per dirti tutte quelle cose che non ho saputo mai
dividere e capire.