18 feb 2009

Un Poeta e' poesia.

Nina Ales Scurti, nata a Trapani il 19/2/1024

Mi basta sapere che esisti

Sei la rugiada benefica
che mi rinfranca
nell'arsura. Sei il mio
arcobaleno, vivifichi di colori
variopinti le mie tenebre.
Sei la musica soave
che mi risveglia dal letargo.
Se tu ridi, un concerto
d'arpe divine m'inebria
il cuore. La tua voce
pacata e armoniosa
mi fa vibrar nell'anima
sogni soavi, mirabili
emozioni...eppure
non chiedo nulla,
non oso sapere
che
esisti e sono felice!


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Salvo Inserauto, nato a Palermo il 7/2/1949.

EPILOGO

Scorrono lente
le mani,
come a tastar da ciechi.
Sopra, assai disteso
il viso
ha chiuso gli occhi
dolcemente arreso.
Corpo
abbandonato a corpo,
sporgenze e cavità
a memoria
già si appartengono.
Da lì a poco
tutto
dolcemente
attorno ai sospiri
farà silenzio.

Spiloccando qui e lì, wikipedia trova risposte o per lo meno nuove domande...






Il Rasoio di Occam

Il Rasoio di Occam (Ockham's Razor) è una pietra di paragone della filosofia della scienza. Guglielmo di Ockham suggerì che tra le diverse spiegazioni di un fenomeno naturale si dovesse preferire quella che non moltiplica enti inutili, detto in latino entia non sunt multiplicanda. L'esempio più classico si riferisce alla questione sulla generazione dell'universo: da un lato si può ipotizzare un universo eterno, o generato da sé o per motivi sconosciuti; dall'altro, un universo generato da una divinità, la quale a sua volta è eterna, o generata da sé o per motivi sconosciuti. In questo senso, la prima versione non postula enti inutili (la divinità), ed è quindi preferibile. Al giorno d'oggi, comunque, si tende a definire la teoria del Rasoio di Occam come la scelta più semplice. Guglielmo di Ockham non suggeriva che essa sarebbe stata quella vera, né che sarebbe stata più vicina alla verità; si può però notare da un punto di vista storicistico che generalmente le teorie 'più semplici' hanno superato un numero maggiore di verifiche rispetto a quelle 'più complesse'.

Il Rasoio di Occam è stato solitamente usato come una regola pratica per scegliere tra ipotesi che avessero la stessa capacità di spiegare uno o più fenomeni naturali osservati.

Siccome per ogni teoria esistono generalmente infinite variazioni egualmente consistenti con i dati, ma che in alcune circostanze predicono risultati molto differenti, il Rasoio di Occam è usato implicitamente in ogni istanza della ricerca scientifica. Consideriamo ad esempio il famoso principio di Newton "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale ed opposta". Una teoria alternativa potrebbe essere "Per ogni azione c'è una reazione uguale ed opposta, eccetto il 12 gennaio 2055, quando la reazione avrà metà intensità." Questa aggiunta apparentemente assurda viola il principio di Occam perché è un'aggiunta gratuita, come pure farebbero infinite altre teorie alternative. Senza una regola come il Rasoio di Occam gli scienziati non avrebbero mai alcuna giustificazione pratica o filosofica per far prevalere una teoria sulle infinite concorrenti; la scienza perderebbe ogni potere predittivo.

Sebbene il Rasoio di Occam sia la regola di selezione tra teorie, non basata sull'evidenza, più ampiamente usata e filosoficamente comprensibile, ci sono oggi approcci matematici simili basati sulla teoria dell'informazione che bilanciano il potere esplicativo con la semplicità. Uno di questi approcci è l'inferenza sulla minima lunghezza di descrizione (Minimum Description Length).

Occam e il falsificazionismo [modifica]

Spesso si abusa del Rasoio di Occam, che viene citato anche dove non è applicabile. Ma esso non dice che si deve sempre preferire la teoria più semplice, indipendentemente dalla sua capacità di spiegare i risultati (comprese eventuali eccezioni) o di render conto dei fenomeni in discussione. Il principio della falsificabilità richiede che ogni eccezione che possa essere riprodotta a volontà invalidi la teoria più semplice e che la nuova spiegazione più semplice che possa effettivamente incorporare l'eccezione come parte della teoria debba essere preferita alla teoria precedente.

17 feb 2009

A volte la lettura in internet volge verso il tuo stesso dolore anche senza che tu lo cercassi...

Stavolta prendo per intero dei versi scritti da qualcuno in un suo blog e li trascrirrò per intero senza commento alcuno, come di questi tempi sono oramai abituato a fare, ma stavolta non lo faccio per il solo piacere di far scoprire ad altri cosa vogliano lasciar sott'intedere ma semplicemente perche' nulla e' piu' chiaro, a degli occhi attenti, del caos apparente di tali versi.
Consapevole del fatto che tale trascrittura possa portarmi ad eventuali richieste di merito da chi le ha scritte spero che abbia il buon senso di comprendere che realmente lo faccio solo ed esclusivamente per l'arte stessa che le sue parole hanno fatto avvertire in me.. perche' solo un artista puo' farti vivere con le parole cio' che hai gia' dentro nel momento stesso in cui le stai vivendo.




Alla fine

Perdersi. In quell'infinito che ristagna nei tuoi occhi. E sapere che non brillano per te. Viaggiare. Un'auto. La strada. La musica giusta. Non pensare. Perdersi. Viaggiare. Piangere. Lacrime rosse. Fumo che allevia sofferenze. Stanchezza. Troppe battaglie. Troppi fallimenti. Solo una persona. Di passaggio. Temporanea. Ma forse non è così. Sognare. Posti migliori. Posti tranquilli. Confusione. Non riesci a focalizzare. Un'altra boccata. Per perdersi. Per viaggiare. E piangere. Da solo. Dove nessuno ti può vedere. Solo la musica a farti compagnia. E pensare che sarebbe potuto andare diversamente. Un bacio. Solo un bacio. Ora di un'altro. E piangere. Odiare. Bestemmie. Insulti. Tutto falso. Sfogo. Delusione. E andare avanti. Viaggiare. Ma restare indietro. Troppo dolore. Troppe sofferenze. Lei. Ma tutto. E niente. Viaggiare. Piangere. Un muro. Il mio. La meta...

13 feb 2009

Esistono varie interpretazioni dello stesso testo poetico/letterario, motivo per il quale non aggiungerò alcunchè che il testo.

"L'infinito" di G. Leopardi

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.










10 feb 2009

Quando la demagogia entra in me, ma non sempre deve essere fine all'uso personale e quindi non puo' essere demagogia stessa

Pubblico qui di seguito l'ennesimo scritto che, pur essendo oramai quasi di conoscenza di tipo retorico, dovrebbe essere una cosa insita in noi come un gene atavico, che dovrebbe essere l'insegnamento alla base dello sviluppo perche' nulla e' piu' fondamentale di tutto cio' che state per leggere per potersi dichiarare uomo/donna.

Lo scritto in merito e' "SE..." di R. Kipling


SE...


... riesci a nn perdere la testa, quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;

...riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;

...riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare essendo calunniato a nn rispondere con calunnie o essendo odiato a nn abbandonarti all'odio pur nn mostrandoti troppo buono nè parlando troppo da saggio;

...riesci a sognare senza fare dei tuoi sogni i tuoi padroni;

...riesci a pensare senza fare dei tuoi pensieri il tuo fine;

...riesci incontrando il successo e la sconfitta, a trarre questi due impostori allo stesso modo;

...riesci a sopportare le verità che tu hai detto, distorte da furfanti che ne fanno trappola per sciocchi; o vedere le cose per le quali hai dato la vita distrutte, e umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

...riesci a fare un solo fagotto delle tue vittore e rischiarle in un solo colpo a testa o croce, e perdere, e ricominciare da dove iniziasti senza dire mai una parola su quello che hai perduto;

...riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che nn te li senti più ed a resistere quando ormai in te nn c'è più niente tranne la volontà che ripete: "RESISTI!";

...riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà o a passeggiare con i Re senza perdere il senso comune;

...tanto i nemici che gli amici non possono ferirti;

...tutti gli uomini per te contano ma nessuno troppo;

...riesci a colmare l'inesorabile minuto con un momento fatto di sessanta secondi, TUA E' LA TERRA E TUTTO CHE E' IN ESSA, E, QUEL CHE PIU' CONTA, SARAI UN UOMO, FIGLIO MIO.

[R. Kipling]

9 feb 2009

L’amico devoto di Oscar Wilde

"Trovo anche oggi come sempre un motivo per prendere delle citazioni o dei racconti che possano illuminare l'umanità e che invece, pur essendo note da tempo immemore o quasi non riescono a diffondersi cosi' a macchia d'olio come sarebbe opportuno e utile all'esistenza del genere umano."

Dedicato al mio migliore amico Ivo.


Il piccolo Hans aveva moltissimi amici, ma l’amico più devoto di tutti era il grosso Hugh, il Mugnaio. E veramente il ricco Mugnaio era così devoto al piccolo Hans, che non passava mai vicino al suo giardino senza chinarsi sul muro e cogliersi un bel mazzolino profumato, o una manciata di erbe dolci, o senza riempirsi le tasche di susine e ciliegie se era la stagione della frutta.

“I veri amici dovrebbero avere tutto in comune”, era solito dire il Mugnaio, e il piccolo Hans annuiva e sorrideva, e si sentiva fierissimo di avere un amico dalle idee così nobili.

A volte, per la verità, i vicini trovavano strano che il ricco Mugnaio non desse mai niente in cambio al piccolo Hans, benché avesse cento sacchi di farina messi via nel suo mulino, e sei mucche da latte, e un grande gregge di pecore lanose; ma Hans non badava a queste cose, e nulla gli dava maggior piacere dell’ascoltare tutte le cose meravigliose che il Mugnaio soleva dire sull’altruismo della vera amicizia. Così il piccolo Hans lavorava nel suo giardino. Durante la primavera, l’estate e l’autunno era molto felice, ma quando veniva l’inverno, e non aveva frutta né fiori da portare al mercato, pativa il freddo e la fame, e spesso doveva andare a letto senz’altra cena che qualche pera secca o qualche nocciolina. Durante l’inverno era inoltre estremamente solo, dato che allora il Mugnaio non lo veniva mai a trovare.

“Inutile ch’io vada a trovare il piccolo Hans finché c’è la neve”, soleva dire il Mugnaio alla Moglie, “perché le persone quando sono nei guai vanno lasciate sole, e non seccate con le visite. Almeno questa è la mia idea dell’amicizia, e sono certo di avere ragione. Così aspetterò fino a primavera, e allora andrò a fargli visita, e lui potrà darmi un cesto pieno di primule, cosa che gli farà tanto piacere.”

“Certo tu ti dai una gran pena per gli altri”, rispondeva la Moglie dalla sua comoda poltrona accanto al gran fuoco di legna di pino, “una gran pena davvero. Fa proprio piacere sentirti parlare dell’amicizia. Sono certa che neppure il parroco in persona saprebbe dire cose così belle.”

“Ma non potremmo invitare qui il piccolo Hans?”, chiese il figlio più piccolo del Mugnaio. “Se il povero Hans se la passa male, gli darò la metà della mia zuppa d’avena, e gli mostrerò i miei conigli bianchi.”

“Che ragazzo sciocco sei!”, esclamò il Mugnaio. “Veramente non so a che serva mandarti a scuola. A quanto pare non impari nulla. Ma come! Se il piccolo Hans venisse qui, e vedesse il nostro fuoco caldo, e la nostra buona cena, e il nostro barile di vino rosso, potrebbe provare invidia, e l’invidia è una cosa terribile, capace di rovinar la natura di chiunque. Non ho certo intenzione di permettere che la natura di Hans si rovini. Sono il suo migliore amico, e lo veglierò affinché non sia indotto in nessuna tentazione. E poi, se venisse qui, Hans potrebbe chiedermi di prestargli un po’ di farina a credito, e questo non potrei mai farlo. La farina è una cosa, e l’amicizia è un’altra, e non bisogna confonderle.”

Ebbene: non appena l’inverno fu finito, il Mugnaio disse a sua Moglie che sarebbe andato a trovare il piccolo Hans.

“Ma che buon cuore che hai!”, esclamò sua Moglie. “Pensi sempre agli altri, tu. Mi raccomando, non dimenticare i portare il cestino grande per i fiori”.

Così il Mugnaio scese il colle con il cestino al braccio.

“Buongiorno, piccolo Hans”, disse il Mugnaio.

“Buongiorno”, disse Hans, appoggiandosi alla vanga e sorridendo da un orecchio all’altro.

“E come te la sei passata tutto l’inverno?”, disse il Mugnaio.

“Be’, veramente”, esclamò Hans, “sei molto buono a chiederlo, molto buono davvero. Temo di essermela passata abbastanza male, ma adesso è arrivata la primavera e sono tutto contento, e i miei fiori stanno bene.”

“Abbiamo spesso parlato di te durante l’inverno, Hans”, disse il Mugnaio, “e ci siamo chiesti come te la cavavi.”

“Ma come siete stati gentili”, disse Hans, “avevo quasi paura che mi avessi dimenticato.”

“Hans, tu mi sorprendi”, disse il Mugnaio. “L’amicizia non dimentica mai. E’ questa la cosa meravigliosa dell’amicizia, ma ho paura che non riuscirai mai a capire la poesia della vita, tu. A proposito, come sono belle le tue primule!”

“Sì, sono proprio bellissime”, disse Hans “e sono proprio fortunato ad averne tante. Le porterò al mercato e le venderò alla figlia del Borgomastro, e con quei soldi mi ricomprerò la carriola.”

“Ricomprarti la carriola? Non vorrai dirmi che l’hai venduta! Che sciocchezza!”

“Be’, sta di fatto che ho dovuto”, disse Hans. “Vedi, l’inverno è stato molto duro per me, e veramente sono rimasto senza il denaro per comprarmi il pane. Così prima mi sono venduto i bottoni d’argento della giacca buona, poi mi sono venduto la catena d’argento, poi mi sono venduto la pipa grande, e da ultimo mi sono venduto la carriola. Però adesso mi ricomprerò ogni cosa.”

“Hans”, disse il Mugnaio, “ti voglio dare la mia carriola. Non è in ottime condizioni, per la verità, malgrado ciò te la voglio dare. So che è molto generoso da parte mia, e moltissimi mi troverebbero estremamente sciocco a separarmene, ma io non sono come gli altri. Secondo me la generosità è l’essenza dell’amicizia, e inoltre io mi sono fatto una carriola nuova. Sì, non preoccuparti più, ti darò la mia carriola.”

“Ma è molto generoso da parte tua”, disse il piccolo Hans. “Posso ripararla facilmente, perché ho in casa una bella asse di legno.”

“Un’asse di legno”, disse il Mugnaio. “Ma è proprio quello che mi serve per il tetto del fienile! C’è un gran buco e se non lo chiudo mi si bagna tutto il grano. Meno male che me l’hai detto! Incredibile come una buona azione se ne tira sempre dietro un’altra. Naturalmente la carriola vale molto più dell’asse, ma la vera amicizia non nota mai cose del genere. Vammela subito a prendere, per favore, voglio mettermi a riparare il fienile oggi stesso.”

“Certo”, esclamò il piccolo Hans, e corse al ripostiglio e tirò fuori l’asse.

“Come asse non è molto grande”, disse il Mugnaio esaminandola, “ e ho paura che una volta riparato il tetto del mio fienile non ti rimarrà niente per ripararci la carriola; ma naturalmente non è colpa mia. E ora, così come ti ho dato la mia carriola, sono certo che ti farebbe piacere darmi in cambio qualche fiore. Ecco il cesto, riempilo bene, mi raccomando.”

“Lo vuoi pieno?”, disse il piccolo Hans, alquanto dolorosamente, perché il cesto era grandissimo, e sapeva che, se lo avesse riempito, non gli sarebbero rimasti fiori per il mercato, e ci teneva parecchio, a recuperare i suoi bottoni.

“Ma insomma”, rispose il Mugnaio, “dal momento che ti ho dato la mia carriola, non mi sembra sia poi tanto chiederti qualche fiore. Sbaglierò, ma credevo che l’amicizia, la vera amicizia, non conoscesse nessun tipo di egoismo.”

“Mio caro amico, mio migliore amico”, esclamò il piccolo Hans,”serviti pure di tutti i fiori del mio giardino. Preferisco avere la tua stima che i miei bottoni d’argento, in qualunque momento”, e corse a cogliere tutte le sue leggiadre primule, e riempì il cesto del Mugnaio.

“Arrivederci, piccolo Hans”, disse il Mugnaio, e risalì il colle, con l’asse in spalla, e il grosso cesto in mano.

“Arrivederci”, disse il piccolo Hans, e si mise a scavare tutto allegro, felice com’era per la carriola.

Il giorno dopo stava appuntando del caprifoglio al portico, quando si sentì chiamare dalla strada: era la voce del Mugnaio. Subito saltò giù dalla scala, corse in giardino e si affacciò al muro.

“Caro piccolo Hans”, disse il Mugnaio, “ti dispiacerebbe portarmi questo sacco di farina al mercato?”

“Oh, mi dispiace tanto”, disse Hans, “ma oggi ho veramente molto da fare.”

“Be’, veramente”, disse il Mugnaio, “considerato il fatto che sto per darti la mia carriola è abbastanza poco da amico rifiutarti come fai.”

“Oh, non dirlo!”, gridò il piccolo Hans, “non vorrei esserti poco amico per tutto l’oro del mondo”, e corse a prendere il berretto, e si avviò a fatica, con il grande sacco di farina sulle spalle.

Era una giornata molto calda. Tuttavia Hans proseguì con coraggio, e alla fine arrivò al mercato. Dopo aver atteso un po’, vendette il sacco di farina per un buon prezzo, e tornò subito verso casa, perché aveva paura, se si fosse fermato sino a tarda ora, di poter incontrare per strada i ladroni.

La mattina dopo di buon’ora il Mugnaio venne a ritirare il denaro del suo sacco di farina, ma il piccolo Hans dalla stanchezza era ancora a letto.

“Parola mia”, disse il Mugnaio, “sei proprio pigro. L’ozio è un peccato grave, e certamente non mi fa piacere l’idea che uno dei miei amici sia pigro. Non te ne avere a male se ti parlo chiaro e tondo. Naturalmente non mi sognerei di farlo se non fossi tuo amico. Ma a che serve l’amicizia, se non si può dire esattamente quello che si vuole?”

“Mi dispiace molto”, disse il piccolo Hans, stropicciandosi gli occhi, “ma ero così stanco che ho pensato di restare a letto ancora un po’.”

“Be’”, disse il Mugnaio, assestando una pacca sulla schiena del piccolo Hans, “voglio che tu venga al mulino non appena ti sarai vestito, ad aggiustarmi il tetto del fienile.”

Il povero piccolo Hans aveva molta fretta di andare a lavorare nel suo giardino, perché erano due giorni che non innaffiava i fiori, ma non voleva dire di no al Mugnaio, che era tanto un buon amico. Così andò al fienile del Mugnaio. Ci lavorò tutto il giorno, fino al tramonto, e al tramonto, il Mugnaio venne a veder come procedeva il lavoro.

“Adesso è a posto”, disse il piccolo Hans, scendendo giù per la scala.

“Ah!”, disse il Mugnaio. “Non c’è lavoro piacevole come il lavoro che si fa per gli altri, davvero.”

Così il piccolo Hans continuò a lavorare per il Mugnaio, e il Mugnaio disse tutta una serie di cose che Hans si appuntava in un taccuino e che si rileggeva la notte, perché era un ottimo scolaro.

Ora accadde che una sera il piccolo Hans era seduto accanto al fuoco quando sentì bussare forte alla porta. Era una notte molto inquieta, con il vento che soffiava e ruggiva intorno alla casa.

Sulla soglia trovò il Mugnaio, che teneva una lanterna in mano, e un grosso bastone nell’altra.

“Caro piccolo Hans”, esclamò il Mugnaio, “mi trovo in un gran guaio. Il mio figlioletto è caduto dalla scala e si è fatto male, e sto andando dal Dottore. Però quello abita così lontano, e la notte è così brutta, che mi è appena venuto in mente che sarebbe molto meglio se ci andassi tu al posto mio. Come sai, sto per darti la mia carriola, ragion per cui è solo giusto che tu faccia qualcosa per me in cambio.”

“Certo”, esclamò il piccolo Hans, “considero un complimento il fatto che tu sia venuto da me, e mi avvierò subito. Però bisogna che mi presti la tua lanterna, perché la notte è così scura che ho paura di cadere nel fossato.”

“Mi dispiace molto”, rispose il Mugnaio, “ma è la lanterna nuova, e sarebbe una gran perdita per me se le succedesse qualcosa.”

“Be’, non importa, ne farò a meno”, esclamò il piccolo Hans, e si avviò.

Che terribile tempesta era quella! La notte era così scura che il piccolo Hans riusciva appena a vederci, e il vento era così forte che si teneva in piedi a fatica. Tuttavia era molto coraggioso e, dopo aver camminato per circa tre ore, arrivò alla casa del Dottore, e bussò alla porta.

“Chi è?”, gridò il Dottore, sporgendo il capo dalla finestra della camera da letto.

“Il piccolo Hans, Dottore. Il figlio del Mugnaio è caduto da una scala e si è fatto male, e il Mugnaio vuole che vada subito da lui.”

“Va bene!”, disse il Dottore; e ordinò il cavallo, e i suoi stivaloni, scese dabbasso, e si avviò nella direzione della casa del Mugnaio con il piccolo Hans che gli arrancava dietro.

Ma la tempesta continuò a peggiorare, e la pioggia cadeva a torrenti, e il piccolo Hans non vedeva più dove andava, né riuscì a stare dietro al cavallo. Alla fine si smarrì, vagò per la brughiera, che era un luogo molto pericoloso, pieno di profonde buche colme di acqua.

E in una di quelle buche il povero Hans cadde e annegò.

Tutti andarono al funerale del piccolo Hans, poiché era molto popolare, e il Mugnaio era naturalmente in prima fila e ogni tanto asciugava gli occhi con un grosso fazzoletto da tasca.

“Il piccolo Hans è certo una gran perdita per tutti”, disse il Fabbro quando il funerale fu terminato.

“Una gran perdita almeno per me”, rispose il Mugnaio. “Pensare che gli avevo praticamente dato la mia carriola, e adesso non so veramente che farmene. A casa e l’ho sempre fra i piedi, e poi è in condizioni così cattive che a venderla non mi darebbero niente. Certo d’ora in avanti ci penserò due volte prima di regalare qualcosa. A essere generosi ci si rimette sempre.”

7 feb 2009

La leggerezza e l'amabilità del JAZZ

Quando, a volte, bisogna sorridere e gioire delle gioie della vita prima di concentrarsi su altro.

Vi consiglio un piccolo estratto di cartone animato presente su youtube.

6 feb 2009

A volte c'e' una necessitudine di puntualizzazione, cio' puo' essere scaturita da fatti o eventi di una rilevanza pressocche' minima

"Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere"

E' il momento della "Citazione":
Ci sono certi pazzi che guardano le facce della gente e il suo comportamento [...] Sanno che la cultura produce dei codici; che i codici producono il comportamento; che il comportamento è un linguaggio; e che in un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza.


Da P.P. Pasolini, Scritti corsari, Milano, Garzanti, 1990, pp. 45,47.

19 set 2008


Blu notte: mafia e politica
La storia di un mostro che muta, cambia aspetto, che si introduce in un organismo e ne sfrutta le debolezze.
La mafia, che si è innestata nel punto debole del nostro sistema, la politica.

Il lungo rapporto tra mafia e politica (una serve all'altra come il pesce con l'acqua ebbe a dire l'ex boss Nino Giuffrè): una storia iniziata col primo omicidio politico eccellente, quello del marchese Emanuele Notarbatolo il 1/2/1983.

Ucciso dal capomafia di Villabate su commissione dell'onorevole Salvatore Palizzolo.
Perchè? Perchè era un politico (esponente della destra storica) "con cui non si poteva trattare", intransigente a corruzioni e ruberie. Altri politici faranno la stessa fine (Piersanti Mattarella, Giuseppe Insalaco, o magistrati come Rocco Chinnici ..) perchè persone con cui non si può parlare.

Di mafia parla per la prima volta la relazione di Franchetti e Sonnino: "la mafia è una istituzione sociale a se stante .. con stretti rapporti con uomini politici". Sembra scritto oggi.
E di mafia se ne occupa con metodo militari, il prefetto di ferro Cesare Mori, inviato da Mussolini sull'isola per debellare la mafia.

Arriva a fare numerosi arresti, scioglie il fascio di Palemo ma, quando vuole affrontare il capitolo mafia e politica (fascista), viene deposto nel 1929.
Nel 1943 gli alleati sbarcano sull'isola con l'aiuto dei mafiosi siciliani, che ritornano nei loro paesi dal confino.

Di OSS, Cia e dei legami con la mafia Lucarelli ne ha parlato in un altra puntata di Blu notte.
I mafiosi usati, come Salvatore Giuliano, come mano militare dall'esercito separatista. La strage di Portella della Ginestra ...

L'ingresso nella DC.
Ottenuto lo statuto speciale per la Sicilia la mafia sceglie di entrare nelle varie correnti della DC.I personaggi che fanno da legame tra stato e antistato sono Vito Ciancimino, legato alla famiglia dei Corleonesi.
E Salvo Lima, legato ai mafiosi di Stefano Bontade, che nel 1968 entra nella corrente andreottiana della DC.Che Lima avesse legami con la mafia "lo sapevano tutti". Come dei rapporti con i mafiosi dei cugini Salvo, i signori del 10%.Viene nominato parecchie volte dalle relazioni della Commissione Antimafia.
Paolo Sylos Labini, che non voleva lavorare a fianco di quesro personaggio, diede un aut aut a Moro: Moro rispose che "non se la sentiva di sostituire Lima. E' troppo forte e troppo pericoloso".

Negli anni 60 inizia, in seguto alla speculazione edilizia a Palermo ("il sacco di Palermo") la prima guerra di mafia. Una guerra, per la gestione degli appalti edilizi, che lascia sul terreno un centinaio di morti.

Morti non solo tra i mafiosi, come testimonia la strage di Ciaculli del 30/6/1963.
Strage che darà impulso alla nascita della prima Commissione Antimafia e ai primi processi ai boss. Processi che porteranno alla assoluzione dei mafiosi: "la mafia non esiste", si dice a Bari nel 1969, nè sulle strade nè in politica.Eppure esiste il voto mafioso: basterebbe controllare la percentuale di schede nulle o bianche nei seggi attorno a Palermo ..

Nel 1968, Salvo Lima entra nella corrente di Andreotti: con lui entra la mafia di Salemi.Andreotti è stato 7 volte presidente del Consiglio, 8 volte ministro della Difesa: per lui è stata questa l'autorizzazione a procedere ben 27 volte.
Tommaso Buscetta parla, nel 1984, di legami con uomini politici della mafia. Con Falcone non fa il nome di questo uomo "di primo piano". I tempi, dice, non sono ancora maturi.
Buscetta farà il nome di Andreotti, come referente politico di Cosa Nostra, solo nel 1992: dopo che è caduto il muro di Berlino, sono mutati gli equilibri internazionali (l'anticomunismo non è più all'ordine del giorno); ci sono stati gli attentati a Falcone Borsellino (e alle loro scorte).
C'è stata Tangentopoli.
C'è stata la seconda guerra di Mafia: la Mattanza, il colpo di stato interno dei corleonesi.
E Buscetta parla: dei legami di Andreotti con Bontade; con Michele Sindona per il riciclaggio del denaro; del tentativo di bleccare la sentenza del maxi processo; dell'omicidio di Piersanti Mattarella; del rapimento Moro; dell'omicidio di Mino Pecorelli.
Altri pentiti dicono che Andreotti è "punciuto" e parlano del bacio con Riina ...

Ce ne sarebbe abbastanza per decretare la fine politica: nel 1994, arriva il rinvio a giudizio a Palermo.
E inizia il processo del secolo: dopo i tre gradi di giudizio si arriva nel 2004 alla sentenza di Cassazione.
Che non parla di assoluzione, come falsamente si afferma.

Almeno fino alla primavera del 1980, la sentenza parla di continuativi rapporti con la mafia, cui Andreotti diede disponibilità politica.
Per il resto, Andreotti viene assolto con formula dubitativa (ex insufficienza di prove).Andreotti ha incontrato mafiosi; ha avuto rapporti con Michele Sindona; sapeva che Lima, i cugini Salvo e Cianciminoo fossero mafiosi; sapeva dell'omicidio in programma di P.Mattarella ....
Questo è Giulio andreotti.

La guerra allo stato.
Dopo il 1993 cambia lo stato e di riflesso cambia la mafia. Lo Stato inizia una seria opera di opposizione alla mafia: era iniziata negli anni 80 con le nuove leggi di contrasto; con i pentimenti che portarono al maxi.La mafia, i corleonesi, reagiscono con le bombe: le stragi del 1993 hanno una doppia valenza, spiegava il magistrato Scarpinato.Sono un messaggio politico, per la trattativa con lo stato.Sono anche un tentativo terroristico di destabilizzare il paese in vista delle elezioni.
La mafia cerca inizialmente di diventare anche soggetto politico, con i vari movimenti per l'autonomia (la Lega Meridionale di Bagarella), sulla scia di quanto accadeva al nord con la Lega.

D'altronde, in quegli anni il politologo della Lega Miglio sosteneva che "andava istituzionalizzata la mafia".E la stessa cosa pensava la mafia.
Ma in quegli anni muta anche lo scenario politico, con la nascita di nuovi partiti. Come Forza Italia dell'imprenditore Silvio Berlusconi.Dietro il partito ci sono personaggi come Marcello Dell'Utri: siciliano trapiantato a Milano; amico del boss Gaetano Cinà.

Nel 1974 Dell'Utri arriva a Milano, su invito dell'allora costruttore Berlusconi, che sta costruendo Milano 2.
A Milano, Dell'Utri porta con se Vittorio Mangano, come fattore per villa S. Martino a Arcore.Vittorio Mangano, di cui Blu Notte si è già occupata con la "Mafia del nord" lavora nella villa fino al 1976.
Vittorio Mangano, non è una persona normale: frequenta a Milano personaggi come Gerlando Alberti; sospettto di essere mafioso, legato al traffico di droga.

Mangano è stato condannato nel maxi-processo per traffico di stupefacenti e nel 1999-2000 subisce altri 2 ergastoli.Interrogato dai magistrati di Palermo, nel processo a Dell'Utri e Berlusconi ha "eroicamente" resistito, senza fare il nome del suo ex datore di lavoro.
Un eroe?

Capita anche questo, nell'Italia di oggi.Il processo a Dell'Utri, ritenuto dai magistrati di Palermo come il nuovo riferimento per la mafia nel nord, inizia nel 1996: la procura ritiene che Dell'Utri sia organico alla mafia da 30 anni; sia stato usato dalla mafia per infiltrarsi nel tessuto economico del nord; ha avuto relazioni con boss mafiosi, i bontade prima, i corleonesi poi.

Il gruppo Fininvest subì degli attentati, intimidazioni da parte della mafia: una bomba scoppiò sotto la sede a Roma.In una intercettazione tra Dell'Utri e Berlusconi, parlano di "una bomba collocata con grande rispetto, quasi con affetto".La mafia cercava di usare F.I. come nuovo riferimento politico.
Il processo a Dell'Utri, termina in primo grado nel 2004 con la condanna a 9 anni.

I nuovi Vicerè.
Ultimo politico in questa lunga carrellata è Totò cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, condannato per l'inchiesta sulle talpe alla Dia, a 5 anni.
Un ex presidente del Consiglio.L'attuale presidente, il fondatore del suo partito.Un ex presidente di regione.Ma ci sono anche giudici di Cassazione come Corrado Carnevale; agenti dei servizi come Bruno Contrada; altri politici come l'ex DC Mannino.

Un lungo viaggio, in realtà un lungo incubo, che potrebbe essere spezzato se le sentenze in Appello o in Cassazione ribaltassero le condanne di primo grado.
Almeno per Dell'Utri e Cuffaro. E scoprissimo che in realtà era solo un brutto sogno. Tra la Cosa nostra e politica italiana, non esiste nessun rapporto.

Technorati: ,


Fonte:
unoenessuno

14 mag 2008



Favoreggiamento Romeno? Per loro non è pena..

Ebbene miei piccoli amici in questi giorni si fa un gran parlare di sicurezza, di estramissione di Rom ed extracomunitari in genere che non godano dei diritti necessari per stare su suolo italiano e/o che comunque commettano atti illeciti sul Ns suolo e ribadisco il Ns dato che si sente sempre parlare di grande patriotismo, il Ns nuovo (seppur riciclato) presidente del consiglio ci ricorda i valori ecclesiastici sui quali la Ns democrazia non dovrebbe assolutamente contare e invece… tant’è… siamo come dice lui nelle mani di Dio… ( sentendo ciò mi domando che ce lo abbiamo a fare allora un presidente del consiglio con tutto il suo squadrone di onorevoli e onorevoli ”nell’ombra”?).

Sentendo tutto ciò ci si aspettava magari che finalmente arrivasse una pena degna di nota ad esempio alla giovane romena che aiutò Doina la ragazza romena che uccise con violenza inaudita una ragazza Romana in piena metro A di Termini a Roma, come se nulla fosse ma soprattutto con un ombrello conficcato in un occhio tanto da sfondarle il cranio, scusatemi se Vi porto alla memoria tanta ferocia, ma non va mai assolutamente dimenticata!!!

Non si può scordare che tali metodi solo per futili motivi (come ad esempio uno sguardo storto, o una frase detta male o chissa cos’altro) possono esistere e vengano, invece di passare per processi per direttissima, passati nelle nicchie dei telegiornali e in colonne laterale dei quotidiani dopo qualche settimana dall’accaduto; ma soprattutto non si può tollerare, a mio personale avviso, che venga considerata inpunibile perché non sussiste reato nel favoreggiamento alla fuga dell’assasina da parte della compagna di avventura(sventura) perché minorenne… mi domando… appunto, il favoreggiamento non era reato????? E se fosse stato un italiano?? Vorrei ricordare che proprio in questi giorni si fa un altrettanto gran parlare dei ragazzi che a Verona, sempre per futili motivi hanno pestato sino alla morte un altro giovane, giusto per una sigaretta poi… e a quanto mi sembra di ricordare c’e’ chi è sotto indagine appunto per favoreggiamento sia del caso omicida, sia della fuga all’estero dei fautori… anche se poi… vorrei dire la stupidità di tali persone si mostra anche nella scelta dei paesi per la fuga…. RAGAZZI SCHERZATE??? Viviamo in un europa unita e non mi sembrava il momento di fuggire, semmai di consegnarsi… tanto oggi vedete e state tranquilli… chi si costituisce e confessa, a quanto sembra non commette reato…..

Ragazzi che aspettate… favoreggiate subito qualcuno, se conoscete degli amici o dei parenti che vogliono uccidere, picchiare, stuprare, rapinare, truffare e quanto altro Vi passa per la mente… favoreggiateli… tanto il massimo che può accaderVi è quello di passare qualche mese di esperienze giudiziarie per poi starvene a casa…

Ah!! Piccola nota… ovviamente Doina… l’assasina “satanica” ( a causa della violenza inaudita utilizzo tale appellativo) sta tranquilla e beata a casa sua in Romania in attesa di processo… ovviamente non mi aspetto che vedrà un solo giorno di carcere dato che può soltanto essere resa colpevole e allontanata per il periodo della pena dal territorio italiano ma la Romania le farà scontare la pena per un omicidio in territorio italiano???

Speriamo solo che questo paese si meriti davvero il rispetto che si è cercato di dargli rendendola partecipe dei progetti dell' UE.

Mi aspetto una pena carceraria… quello si che sarebbe un bell’esempio e una grandissima dimostrazione di fede nei progetti dell’unione europea nei diritti civili e nella sicurezza e integrazione di un unico grande paese unito, cosa che ancora è ben lontana in europa rispetto ai grandissimi progetti di cui si discuteva ahimè quando ormai ero solo un ragazzino…

Riflettiamo amici, io non sono assolutamente per la giustizia sommaria, come si sta facendo a Napoli e come è accaduto anche qui a Roma qualche mese fa, ma da dire c’è che a volte delle pene andrebbero discusse con delle raccolte di firme, non credo che nessun Italiano vorrebbe vedere certe cose, a nessuno farebbe piacere vedere la propria figlia con un cranio sfondato da un ombrello mentre magari torna o va al mare con gli amici o a fare shopping il sabato pomeriggio….