01 lug 2010

Lettera aperta a mio figlio che verrà - Blog di Simone C. Tolomelli

Ciao,

non so come ti chiamerò, non so il tuo sesso. Spero che sia femmina, per il maschio mi sono già messo d'accordo per scambiarlo su eBay con un basso Höffner (pickup Gibson). Non so molto di te, eppure ho un sacco di cose da dirti perché so un sacco di me. Tua madre prima o poi ti farà un quadro tra il ridicolo ed il pietoso ma sappi che c'è stato un tempo in cui su FaceBook avevo un sacco di amici. Anzi ci fu pure un tempo in cui avevo le grupies, poi è arrivata tua madre e ha disperso cianuro di potassio nelle bottigliette da mezzo litro d'aranciata (sai, erano minorenni) e mi sono trovato con molte meno lettrici. Intere classi di liceali evaporate.

Ho acquisito più fiducia in me, molto a lungo sono stato una persona interessante e "simpatica"; mi adoperai per attenuare i picchi di una depressione bipolare troppo marcati, la trasformai in un qualche cosa di esistenziale, la interiorizzai ne feci quasi un bonsai di cui avere cura ma non paura. Con pazienza divenne parte di quello che sono stato, immanente, pulito. Addirittura, da un certo punto di vista, sereno. Quel che non ho mai fatto è stato smettere di cercare.

Insomma ti scrivo perché spero che quando ti capiterà di avere tra le mani quanto sto facendo, vorrei tu non lo capissi. E che tu debba cercare qualcuno per tradurlo, perché sarai un meraviglioso cittadino del mondo che da suo padre ha imparato a sufficienza perché almeno la lingua dei propri genitori si sia dimenticato di prendere in considerazione; magari poi qualche cosa ti abbiamo passato e non l'avremmo voluto, credi, e ti viene da pensare che se parcheggi "per un attimo" in doppia fila non succeda niente, non è vero ma non te fare un cruccio: sono i geni, siamo fatti anche così. È il motivo per cui ci siamo estinti e voi stranieri siete i padroni del mondo, dal Colosseo alle spiagge che un tempo furono italiane. Oggi sono vostre, le trattate meglio, le usate meglio, avete sconfitto tutto e tutti. Non c'è più nessuno che parli ad alta voce, nessuno ti chiama "capo" ed avete fatto un museo sulla Mafia per cercare di spiegarla, per capire almeno un pochino come avesse potuto essere quella piaga endemica che fu. Chi non possiede un DNA che contempli (anzi inciti) alla scorrettezza si trova spiazzato, lo capisco, eppure comandarono, noi c'eravamo, me lo ricordo. Non ho visto i Beatles ma ho contato i mattoni del muro di Berlino e visto uccidere dal mio stesso Stato uomini e donne che combattevano in suo nome contro un nemico che nemico non era. Tu, questo, non è importante lo sappia: io credo nell'oblio, e nelle mezze verità. Quelli che "dico sempre quello che penso" li trovo piuttosto stupidi, nessuno ti chiede di dire mai tutto quello che pensi, tientelo per te, ha molto più valore.

E non sprecare tempo a dire al mondo quanto non vada, ma cerca di essere il vero leader delle cose che funzionano. Sai, un giorno accadde che nonostante tuo padre li avesse avvisati (già avevo perduto le grupies e in più non contavo niente) il Governo fece passare una legge che permetteva agli insegnanti di religione di partecipare agli scrutini scolastici di fine anno e quindi in questo modo aiutare o meno questo o quell'altro ragazzo in un momento così particolare della sua vita, quale è il percorso scolastico. E l'infanzia, sino all'adolescenza. Dissero che non si sarebbe voluto discriminare sei milioni di studenti cattolici e per questo motivo era meglio correre il rischio di creare un muro socio-culturale e religioso attorno alle scuole in modo che sempre meno potessero incarnare quel fondamentale epicentro di multiculturalismo e aggregazione di cui avevamo bisogno. Gli stessi studenti ebrei, mussulmani, induisti, atei, e di qualsivoglia altro credo o non-credo vennero lasciati in balia del caso, nei fatti etichettati come "diversi" e deficenti di "quell'aiutino", che poteva arrivare in caso di media traballante, da un insegnante che nulla insegnava quanto invece non avesse in dovere di catechizzare. Il catechismo, per tua cultura personale, è quando a prescindere che ti interessi o che tu lo voglia, ti raccontano le prodezze di un uomo meraviglioso esistito migliaia di anni fa e che chiamarono Gesù Cristo. Ebbe la grande idea di dire di essere il figlio di Dio, lo disse ricordando che tutti siamo figli di Dio, e per questo tutto filava. Migliaia di anni fa il mondo era molto differente da quello che conosci adesso. Non c'era il libero pensiero, l'essere umano non percepiva se stesso, comandavano i culti e le paure, il buio dell'oltranzismo. Purtroppo si dovette aspettare molto a lungo perché il lume della ragione ricalibrasse i pesi sulla bilancia. Un illuminista come Gesù Cristo venne ucciso perché parlava di amore, uguaglianza, integrazione, bontà. Sembra sciocco, lo so, ma è andata così. E pensa, oltre il danno la beffa: su quelle stesse idee incredibili sino al giorno prima, fu costruita la più abominevole maledizione che la razza umana abbia mai conosciuto: la chiamarono Chiesa, ecclesia, colei che attrae, che invita, che raggruppa. Chi, tutti? No, alcuni.

Poi c'erano i diversi. Negli anni i diversi hanno preso varie forme. Oggi "diversi" è una sorta di metonimia per dire "le persone con inclinazione sessuale differente da quella accettata come normale", una devianza. La psicologia moderna, soprattutto quella che si occupa del comportamento umano, non sa definire il concetto di "devianza", forse voi ci sarete riusciti ad oggi non l'hanno fatto e vige un po' la legge del più forte, se tutti fanno così, così è giusto. Concetto smentito dall'affaire "mosche, merda, milioni" ma te ne parlo un'altra volta.

Uomini che amano altri uomini, donne altre donne, loro sono i diversi: ad oggi li pugnaliamo, spero che tu e il, o la tua, partner possiate vivere in un mondo migliore dove differenze tra sé e gli altri possano generare più una spasmodica curiosità intellettuale che un pragmatico ed animalesco istinto alla protezione. Spero che tu stesso possa aver deciso chi essere sulla base di quel che ti senti di essere; io e tua madre so che avremo fatto tutto quello che ci è in potere per darti la forza di essere qualcuno, pieno, degno, unico.

Qualcuno che sappia dare il giusto peso al gioco del calcio, cui non venga in mente di fondarci una nazione, ad esempio. Qualcuno che capisca che quel che l'ha preceduto ha un effetto fondamentale su ciò che seguirà e che per questo la responsabilità delle proprie azioni è l'unica cosa di cui prendersi veramente cura. Il coraggio e la responsabilità. Qualcuno la cui vita sia fatta di pienezza non ha di che rammaricarsi. E non significa che sia facile. È difficile e pericoloso, è stancante e doloroso, ma la vita è quella, solo quella. Il resto, questa è di un mio caro amico e la uso sapendo che apprezzerà, è soltanto la scelta di quale vestito indossare al proprio funerale. Decidi per come meglio credi, ma ascoltami prima: ci sono cose che non servono ed altre vitali. Non è detto che il mondo attorno a te si distribuisca sensatamente su quanto di esistente ma tu non andare in giro a caso, non è divertente né utile e ti ritrovi, un giorno, vecchio e solo con in mano un pugno di mosche. Metti in tasca tutto ciò che di volta in volta si avvicini a te con valore e non sperare sia infinito, spesso sono pochi grammi di amicizia, alcuni sorrisi, certi momenti speciali che restano nella mente come frazioni di secondo profumate. Quella è una vita che saprà farti compagnia quando sarai da solo, e sarai da solo, quasi sempre. La notte, il giorno, in bagno. Basta nulla e sei da solo e se ti stai antipatico, perdonami, sono cazzi.

Te l'ho detto, ci ho provato, non so chi tu sia, ma so chi sono io, e posso immaginare un pochino chi potresti essere almeno in parte. Cerca di ascoltare buona musica, se puoi, se vuoi, chiedi chi erano i Beatles, Bach, Glen Gould, Chopin, i Beach Boys, cose così. Tu provaci se vuoi. Leggi un po', magari non tantissimo, ma un po' sì. A me deprime molto e lo faccio raramente, ma il mio è un problema, una specie di sindrome, una sensazione di inadeguatezza troppo grande da sopportare, se a te non capitasse allora aggirati fra i libri coltivando buone speranze perché di solito, insieme ai gatti, è difficile che ti deludano.

Cerca di fare il possibile, ecco, perché già quello è impossibile. E non fare l'impossibile perché non serve, perché non è utile né sano, e sappi che, sì, molte cose sono difficili e quel che non lo è di solito è un pacco. E se hai una dote, una qualunque, allora sarà ancora più difficile e non è un dono, è un impegno. Abbi la gentilezza e l'educazione di studiare per tutti quelli che quella dote non hanno. Non fare come me. Non aver terrore di te stesso, non essere pigro perché trovare una scusa è un attimo e ti metti in pace con il mondo ma cominci una guerra contro te stesso.

Ora ti bacio, perché infondo ho scoperto che solo i baci sono in grado di dire tutto questo e molto di più, in molto meno e con qualche brivido. Quindi immagina che tutte queste parole siano una marea di piccoli baci che prelude, nel suo piccolo modo verboso, a tutto quello che un giorno saprò fare per te.

E vuol dire che non c'è nulla che io non possa fare per te.

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