12 mar 2009

Dopo qualche giorno di "normalità" ecco lì arrivare qualcosa che merita particolare attenzione....


Ecco quindi una parte di un testo che a qualcuno potra' sembrare opportuna. Un abbraccio e un sincero in bocca al lupo.




"L'abbandono e la polvere nera' di Maria Serena Maiorana

Passato.
Non c’era nulla che potesse non piacere. Semplicemente bastava il sole e quel motorino sgangherato a farci sentire felici. Semplicemente. Bastava.
Ora non basta più nulla.
Ormai sono passati molti anni da quando capii la differenza, tra ciò che è stato e ciò che sarà, tra ciò che accade e ciò che sarebbe potuto accadere. Ora però che tutto è successo parlarne non serve più a nulla.

Il segno, tremulo, ancora mi riga la testa. Sarà stato che non era il momento. Sarà stato che non ero bambina.

Ancora oggi però ricordo il profumo dei gelsomini appena arrivava maggio. Ricordo la nuvola bianca e densa di fiori nel cortile di dietro, quello vicino all’aula magna. Ricordo l’agave più grande che io abbia mai visto, sempre lì nello stesso cortile. Ho ancora una foto di me, minuscola, accanto a quell’agave, la conservo da allora.

Il mio posto preferito però era un altro, il primo chiostro, quello all’ingresso. Il mese perfetto al contrario era sempre lo stesso, maggio. Perché a maggio c’era un albero, e fioriva. E dopo aver fiorito spargeva i suoi petali fucsia in terra. E per tutto maggio i petali continuavano a cadere. E forse cadono ancora. Tutti gli alberi fioriscono a maggio. Tutti o quasi tutti. Mi piaceva però guardare quello.

Perché i suoi petali cadevano, lenti. E organizzavano un tappeto colorato, in fondo.

C’era qualcosa di orientale in quell’albero. Sarà stato che era quasi sempre spoglio, solo, minimale. Solo lenti petali fucsia, a maggio, che scivolavano giù.

Ci sono sempre dei petali che cadono in Giappone, e forse anche in tutto l’oriente. Chissà se esiste qualcuno che non ha quest’idea di quei luoghi, che non li immagina come ce li hanno fatti sempre immaginare con le porcellane cinesi. O ricordare, osservando un piccolo albero in un cortile universitario. Al monastero dei Benedettini, nel chiostro. A maggio.

A pensarci bene però c’era qualcosa di vagamente orientale in tutta Catania. Qualcosa che te la faceva sembrare equilibrata ed elegante anche nei giorni gialli e aspri, caotici e neri. Non saprei dire con esattezza cosa fosse. Forse la parlata cantilenante. I polli appesi sotto tende rosse ai mercati di quartiere. Alberi come quello, in giro per la città. O più probabilmente era la montagna. Sola e maestosa, l’Etna sembrava voler accogliere più che intimorire, con i suoi pendii dolcissimi e la sua faccia bianca bianca quando diventava inverno. Eppure è un vulcano che sempre fuma e gorgoglia. Enorme, immobile e gelosissimo.
Probabilmente era proprio la montagna, perché trasmetteva energia ed equilibrio. E perché, a pensarci bene, sembrava quasi il Fujiama.

Catania non era l’oriente però. E te ne accorgevi subito perché il suo mare è anche quello africano. E perché è fatta del nero più nero. E laggiù sembra quasi che la pietra lavica sia l’unico modo che gli uomini conoscono per costruire il mondo. Anche quella colata di nero però a tratti può rompersi.
Scheggiata dal sole giallo e troppo forte. Tarlata da morbide decorazioni barocche scolpite col tufo chiaro. E pare quasi che il bianco voglia sorprenderti, ad un tratto. Come il merletto gonfio che salta fuori dalle gonne di signore d’altri tempi. Come il sorriso dell’ambulante di colore. Come spruzzi di panna montata su un fondo spesso di cioccolata amara.

È che fa caldo
Basterebbe respirare
E anche se piovesse
Mancherebbe l’aria.

Presente.
Ormai è da ore che aspetto, battendo nervosamente il dito indice sul banco, vuoto.
Quaderni e libri neanche ne ho, e nemmeno ne avrò più. Gli esami sono finiti da tempo, anche il viaggio post-laurea ormai è passato. E già mi stanco di aspettare. Intanto resto sola.

Ormai è da oltre un mese che mi sento pronta, eppure non arriva nessuno.
Nessuno che mi dica fa freddo.
Nessuno pronto a riscaldarmi.
Solo questo vorrei
Per potermi addormentare tranquilla.


Ed invece non arriva mai nessuno.
Mai, e neanche questa volta. Così batte isterico il mio indice su quel banco, vuoto. Batte mentre le note del cielo diventano nere, diventano notte. Batte mentre professoresse di mezz’età color biondo finto lasciano le loro stanze portando ampie borse di pelle morbida. Batte mentre l’ultimo studente, dopo aver letto l’ultima pagina aspetta l’ascensore troppo lento – arriva? Non arriva? Si apre? Non si apre? – per riposare gli occhi sul divano di casa. Batte fino a quando il guardiano vestito di blu arriva e mi dice: stiamo chiudendo, cinque minuti. Allora chiudo il banco, vuoto, e vado via.
Per fortuna ho ancora le unghie laccate di rosso.


Non sono molti gli smalti che resistono ai maltrattamenti isterici e nervosi. Rosicchiare una pellicina. Grattar via un po’ di colla secca dal banco. Battere nervosamente su quello stesso banco le dita. Anzi l’indice. Dalla parte dell’unghia. Eppure lo smalto resiste.

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Lui era allergico agli alberi di ulivo. Che strano essere siciliano e allergico all’ulivo. Come un boscaiolo allergico alla corteccia, come un pizzaiolo allergico alla farina. Semplicemente mi sembrava impossibile, o perlomeno innaturale. I limoni e le arance color sangue, l’estate, la mattina, la granita, le mandorle i pistacchi e la calia delle feste di paese, le luminarie, le vare portate a spalla, le pescherie all’aperto, i mercati, la parmigiana di melanzane, la ricotta, i cannoli e le cassate, la malvasia, i capperi il basilico e la frutta martorana, il giorno della vendemmia, la festa di San Martino, le sagre, il mare, il mare, il mare, e gli ulivi a perdita d’occhio. A nessun siciliano doveva esser permesso di essere allergico a niente di tutto questo. A nessuno. Eppure lui lo era. Semplicemente mi sembrava impossibile. O forse, meglio, innaturale.


Mi hanno raccontato che esistono luoghi fatti apposta per innamorarsi. Io non sono mai stata tra le gondole aguzze e le acque languide di Venezia. Non ho mai vissuto le tiepide notti romane, quando cammini in punta di piedi per non disturbare quel sogno che sta riposando all’ombra delle cose più belle. Eppure so che esistono certi luoghi fatti per le carezze, per la passione morbida, quando ti sorprende. Posti fatti per incorniciare tutto, per diventare languore. So tutte queste cose perché me le hanno raccontate. Me le hanno dette. Eppure non mi sento sincera, perché non le conosco, quindi forse non potrei dirle. Eppure le dico.

Io ho vissuto solo Catania, e Catania non è fatta per l’amore. E la mia storia è ambientata a Catania. Quindi – e non dovrebbe esserci bisogno di dirlo – non aspettatevi nulla. Anche se sono sola nel centro della sera, persa in questa città che si chiama Catania, accompagnata dai passi che mi porteranno a casa. Anche se sono una che aspetta, ogni giorno, battendo nervosamente l’indice su un banco, vuoto. Fossi dentro un romanzo vero, scritto su pagine spesse, accadrebbe sicuramente qualcosa. Accadrebbe ora. Ma Catania non è fatta per l’amore. Questa città è piena di ferite, e l’amore non necessita di altre ferite, tranne quelle che riesce a procurarsi da solo.

Ed allora forse la stupida sono stata io, forse lo sono ancora. Questa città ti riempie la casa di sabbia nera e non ti regala niente. Anche se ti ostini a laccarti ogni giorno le unghie di rosso. Anche se ti ostini a scegliere abiti a fiori. Ed anche se sei disposta ad aspettare, ferma ogni giorno. Seduta in un banco nell’unico posto in tutta Catania in cui pare possibile l’amore. Al monastero dei Benedettini, a maggio.


Il segno, tremulo, ancora mi riga la testa. Sicuramente non era il momento, non lo era quando sono caduta.


Ricordare forse non serve. Forse neanche servirà. Soprattutto ora che ricordare diventa difficile, ora che tutto è sbiadito, ora che anche quell’albero è rimasto solo, a spargere i suoi petali colorati – ci mancava solo la ristrutturazione del chiostro –. E chissà quanti abbracci hanno perso l’occasione di accadere nel loro luogo esatto. Chissà quanti abbracci hanno dovuto sporcasi di sale e carbone. Chissà quanti, in fine, hanno dovuto sciogliersi. E molti altri si scioglieranno domani. Per fortuna l’enorme agave resiste restando immobile anche se la nuvola di gelsomini ha iniziato a sgonfiarsi, e molte persone ancora passano il loro tempo qui, in questi luoghi. Ed anche loro forse non sanno, come me allora. Molte ragazze, molti ragazzi, con le borse piene di fotocopie sgualcite. Al collo sciarpe colorate anche se la primavera è matura e a Catania comincia a far caldo. Lana per l’inverno, garza per l’estate, comunque colorate. Il sole è rimasto caldo nel cortile principale, nonostante il passare degli anni. Il legno delle panchine è ancora chiaro e dalle bacheche sventolano anche oggi improbabili fogli di collettivi rossi, neri e stinti. Sventolano e fanno sfoggio di simboli sepolti dalla storia molto prima che nascessero i ragazzi e le ragazze che li hanno stampati. Ancora oggi a molti sembra impossibile superare inglese – ma secondo lei perché mi sono iscritta a lettere? –, ancora oggi a molti gli esami sembrano lontani, ed invece sono vicini. Ed ancora oggi in molti si saranno ripromessi di conoscere meglio il monastero – ma da dov’è che si scende nelle cucine? –. Ma non oggi, non ora, che devo scendere in fiera a comprarmi le calze, e non oggi, non ora, che la professoressa ha il ricevimento e poi la macchinetta si è inceppata ed adesso ho solo bisogno di un caffè, e non oggi, non ora, che i ragazzi mi stanno aspettando al ponte per ripetere, e non oggi, non ora, che i corridoi sono pieni di ragazzini rumorosi in visita a quella cavolo di mostra al primo piano, che neanche so di che cos’è e già comincio ad innervosirmi. E non oggi, non ora, che quella sconosciuta vestita a fiori e con le unghie laccate mi ha di nuovo fregato il posto in aula studio per non far nulla, e adesso mi sa che me ne torno a casa.


Eppure lo sai, non è colpa sua. Il segno, tremulo, ormai le riga la testa da quando proprio non era il momento. Da quando lei quel giorno è caduta.


Io vorrei aspettarlo nel cortile, ma adesso gli ulivi sono già fioriti. E quando tornerà non voglio vederlo avvicinarsi con gli occhi arrossati ed il naso che gli prude. Lui è allergico agli ulivi, e almeno questo glielo devo evitare. Ma ora, mentre sono sola in strada di ritorno a casa, e già si è fatta sera, ho le mani fredde e fretta di tornare a casa. E prima mi addormenterò, prima sarà domani. E forse è importante che io ci sia ancora, sempre lì, nell’unico luogo di Catania in cui sia possibile l’amore. Al monastero dei Benedettini. A maggio. Non nel chiostro però, il chiostro è in ristrutturazione. E chissà quanti abbracci hanno dovuto sporcarsi di sale e carbone. Chissà quanti, infine, hanno dovuto sciogliersi. E molti altri si scioglieranno domani.



Futuro.
Capita a volte di amare qualcuno più di ogni altro. Qualcuno o qualcosa. Che stranezza, in fondo, scegliere quel qualcosa in un marasma di mille altre. Che stranezza in fondo. Scegliere quell’individuo, o quel luogo, o quel colore, solo quello. Fare la propria scelta, con esattezza, che difficoltà. Precludersi il resto. Scegliere di non sentirlo, di non vederlo. Di non tastarlo.
Di non annusarlo.
Essere certi che altrimenti sarebbe peggio.
Se ci pensi, che stranezza in fondo.

Sembra tanto strano che viene voglia di non arrendersi. Di non lasciarsi andare. Di restare disperatamente noi stessi. Perché io voglio amarti ma non oggi, non ora, che devo scendere in fiera a comprarmi le calze, e non oggi, non ora, che la professoressa ha il ricevimento e poi la macchinetta si è inceppata ed adesso ho solo bisogno di un caffè, e non oggi, non ora, che i ragazzi mi stanno aspettando al ponte per ripetere, e non oggi, non ora, che i corridoi sono pieni di ragazzini rumorosi in visita a quella cavolo di mostra al primo piano, che neanche so di che cos’è e già comincio ad innervosirmi. E non oggi, non ora, che devo andare di corsa, anche se siamo in una tiepida notte romana e i sogni starebbero riposando all’ombra delle cose più belle se io non mi ostinassi a disturbarli con i miei passi veloci. Anche se le acque sono languide, anche se siamo a Venezia su una gondola aguzza. Perché comincia a fare tardi, e ci si comincia a stancare. O ad impaurire. Fa lo stesso.


E se il segno, tremulo, mi riga la testa. Se gli altri mi credono pazza. Se un giorno io sono caduta. Domani tutto ciò cambierà perché tu arriverai.


Ma forse non è stato quel segno. Forse è stata la notte cattiva. È stata Catania la nera. Catania non è fatta per l’amore. Questa città è piena di ferite, e l’amore altre ferite non ne vuole. Sarà per questo che ogni giorno mille abbracci si sciolgono. Sarà per questo che si è sciolto il nostro. Sarà per questo che me ne sono andata via.

Ora però so che ci sono posti che sono fatti per l’amore. E so che tra questi ce n’è anche uno nostro. Ed è lì che ogni giorno io ti aspetto. Al riparo dalle ferite e dagli ulivi, che quando fioriscono ti fanno star male. E purtroppo non potremo prendere il sole nel chiostro – sai, lo stanno ristrutturando – , e non potremo guardare quell’albero spoglio che sparge petali colorati. Ma ci sarà ancora l’agave, i gelsomini, il legno chiaro delle panchine e tutto il resto. E non avrò paura e non mi stancherò. Ed anche se tutti intorno correranno su passi che fanno rumore, ed anche se la sabbia nera entrerà in casa nostra e la macchinetta del caffè si incepperà ancora una volta, lo smalto resisterà ed io sarò bellissima come allora. Perché anche Catania a volte può sembrare l’oriente, con i suoi petali che cadono e la sua parlata cantilenante e i polli appesi sotto tende rosse ai mercati di quartiere. Ed il bianco ci sorprenderà, ad un tratto. Come il merletto gonfio che salta fuori dalle gonne di signore d’altri tempi. Come il sorriso dell’ambulante di colore. Come spruzzi di panna montata su un fondo spesso di cioccolata amara.


Tu sei il mio porto. L’acqua che mi disseta quando a mare sono sola su una spiaggia che prosciuga. Sei il traguardo che aspettavo da quand’ero bambina (i tacchi alti, un rossetto rosso tutto mio… ). Sei il mare che mi si agita dentro quando ne ho bisogno. Sei la notte che mi accompagna. Sei la mia mano, la tua mano. Sei il pane che essa spezza per la mia.
E quando non ti vedo, quando non ti sento. Quando non ti annuso.
Io manco.
Ed è per questo che, domani, IO ti aspetterò.


Ti aspetterò mentre le note del cielo diventeranno nere, diventeranno notte. Mentre professoresse di mezz’età color biondo finto lasceranno le loro stanze portando ampie borse di pelle morbida. Mentre l’ultimo studente, dopo aver letto l’ultima pagina aspetterà l’ascensore troppo lento – Arriva? Non arriva? Si apre? Non si apre? – per riposare gli occhi sul divano di casa. Ti aspetterò finchè il guardiano vestito di blu non mi dirà: stiamo chiudendo, cinque minuti.

Ti aspetterò. E tu arriverai.

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Grandissima forza occorre in determinati momenti, ma certamente tale forza non va cercate nè tantomeno perseguita, essa e' dentro di te, devi solo focalizzare ciò di cui necessita per sentirsi a suo agio e dar sfogo dentro il tuo cuore.

2 mar 2009

Quando ci si rifiuta di leggere ed ascoltare e quando bisogna comunque arrivare senza stancarsi di provare....


Scusandomi con tutti ma infischiandomene al tempo stesso approfitto per tapezzare internet sempre del medesimo testo, vediamo se in versione tradotta si riesce a farlo comprendere.....


P.s. Non avrai tante altre occasioni per provare cio' che queste parole possano darti, non vivere nell'illusione che cotanto "NULLA" sia così frequente come tu creda eche lo sia per davvero....




"School Night"
( Serata scolastica)

Ani Di Franco.


Salì verso il suo appartamento

Tenendosi stretta alle sue decisioni

E Lui disse, sei venuta qui per dirmi addio?

E Lei costruì un grattacelo di proroghe

E dopo si sporse fuori dalla finestra del venticinquesimo piano

Per la propria reazione

E si sentiva come un’attrice

Che stesse solo leggendo il copione

Quando lei alla fine diceva

Si. E’ un vero addio questa volta

E molto sotto c’era l’asfalto

E le macchinine

E tutto sembrava così veloce

E tutto sembrava così lontano

E Lei disse:

“ Sei un miracolo ma non è tutto

Tu sei anche un ubriacone e io sono di turno qui

Sei una festa e io sono la serata scolastica

E stai cercando la chiave della mia porta

E tu sei la lanterna dell’ingresso

E non lo saprai mai, mio caro

Quanto in realtà io ti ami

Forse penserai che questa sia stata

Solo la mia più grande scusa

Ma sono votata

A un amore che viene prima di te

E il fatto che io ti adori

Non è che una delle mie verità

Quale delle madri

La cui casa è in fiamme

Ed i cui figli piangono

nei loro letti,

pur amandoli entrambi

con tutto il cuore,

sa di poterne

portare solo uno alla volta?

Lei soffoca per il fumo

Di scelte impensabili

E’ rapita dalle voci

di troppi desideri

Decisa nel concludere l’affare

D’iniziare a perdonare

Mentre ancora frenetica gira in tondo

Spegnendo fuochi

Ma quale bilancia

Compara il peso di due bellezze

La gravità degli impegni

O la velocità lineare della gioia?

Dimmi che calibro ci vuole

Per quantificare l’esultanza?

Che tipo di equazione

Potrei applicare?

E non lo saprai mai, mio caro

Quanto in realtà io ti ami

Forse penserai che questa sia stata

Solo la mia più grande scusa

Ma sono votata

A un amore che viene prima di te

E il fatto che io ti adori

Non è che una delle mie verità

Quindi

Torno a casa

Per compiacere l’unico che ami compiacere

E da cui non mi aspetto

Comprensione per il mio dolore

Ma suppongo che questo sia il prezzo

Che noi paghiamo per il privilegio

Di vivere anche solo un giorno

In un mondo con così tante cose

In cui valga la pena di

Credere.

Traduzione: Iraci Rosario.


Ringrazio uno dei miei più grandi amici in 30 anni di vita per la traduzione in forma poetica.

Quando uno e' un grande traduttore capisce anche quali siano i testi giusti e lo fa di sua iniziativa.... Grande Saruzzello.... TVB.

27 feb 2009

L'insicurezza...

"Tutti provano, prima o poi, sensazioni di quella che si dice "insicurezza"...
Se tu domandassi a te stesso: "Cos'e' che mi rende insicuro?", quasi sicuramente ti daresti una risposta sbagliata. Potresti infatti rispondere:
" Non ricevo abbastanza amore da un amico ", oppure: " Non ho la preparazione intellettuale di cui avrei bisogno ", o qualcosa di simile.

In altre parole, butteresti la colpa su qualcosa di esterno a te, senza renderti conto che i nostri sensi di insicurezza non sono generati da
qualcosa che sta fuori di noi, ma esclusivamente dalla nostra pianificazione emozionale, da qualcosa che noi diciamo a noi stessi dentro il nostro
cervello.

Se vuoi dominare questi sensi di insicurezza, ci sono quattro fatti che devi studiare bene e approfondire.

- Primo: e' inutile voler dominare questa insicurezza cercando di cambiare le cose fuori di te. I tuoi sforzi possono avere successo, ma solo in minima
parte; possono recarti qualche sollievo, ma sara' un sollievo di breve durata. Non vale la pena percio' di sprecare energie e tempo nel cercare di
mettere a punto il tuo aspetto fisico, o nel guadagnare piu' denaro, o nell'assicurarti piu' amore da parte dei tuoi amici.

- Secondo: questo fatto ti portera' ad affrontare il problema dove esso realmente si trova, cioe' nella tua testa. Pensa a quanta gente nella tua
stessa identica situazione attuale non proverebbe la minima insicurezza.
C'e' della gente cosi'. Percio', il problema non viene dalla realta' esterna a te; ma, da te stesso, dalla tua pianificazione.

- Terzo: devi tener presente che questi programmi sono stati inseriti dentro di te da gente insicura, la quale, quando tu eri molto piccolo e
impressionabile, con il suo comportamento e con le sue reazioni paniche ti ha insegnato che ogni qual volta il mondo esterno non collima con un certo
modello, si deve creare dentro di te uno scompiglio emozionale, chiamato insicurezza, e tu devi fare quanto ti e' possibile per riorganizzare in
maniera diversa il mondo esterno: devi guadagnare piu' soldi, devi procurarti piu' sicurezze, devi calmare e compiacere la gente che hai
offeso, ecc. ecc., perche' i tuoi sensi di insicurezza scompaiano.

Appena tu ti rendi conto che non ha affatto bisogno di fare tutto questo, che cio' facendo non risolveresti niente e che lo scompiglio emozionale e'
causato soltanto da te e dalla tua cultura, solamente quando ti rendi conto di tutto questo, il problema si vanifica e tu provi un reale sollievo.

- Quarto: ogni qual volta sei insicuro su cio' che ti potrebbe accadere in futuro, ricordati di questo: negli ultimi sei mesi dell'anno appena
trascorso tu ti sentivi terribilmente insicuro riguardo ad avvenimenti che quando poi si sono verificati li hai in qualche modo dominati. E, cio',
grazie alle energie che quel particolare momento ha suscitato in te, non gia' grazie alle precedenti preoccupazioni, le quali ti han solo fatto
soffrire inutilmente e ti hanno indebolito emozionalmente.

(Anthony de Mello)

25 feb 2009

Dedicato all'unico UOMO importante della mia vita.... "MIO PADRE"!!!

L’uomo che della sua forza di reazione e d’animo ha fatto una religione di vita, conservando in un cassetto la sua innata sensibilità…..



...dopo tutta la passione che ci è rimasta addosso
come faccio a sopportare ogni domani, domattina,
e come faccio adesso […]


dopo tutti quei silenzi esasperati e stanchi
come faccio a non cercare in ogni storia un po di te
ed ecco che mi manchi […]


[...]oggi so cosa fa male più di tutto più di te
le cose che non dici[...]


dopo tutte le pazzie oggi mi sento solo
ma come posso allontanare l'illusione
che noi due riprenderemo il volo […]


e adesso parlo io
vorrei portarti al mare
per dirti tutte quelle cose che non ho saputo mai
dividere e capire.

23 feb 2009

La citazione è uno spunto per la personale interpretazione, si auspica solamente che più persone le comprendano in modo quanto più similare.

Scrivero' qui sotto alcune citazioni che mi hanno riempito di gioia in qst ultimi giorni, soprattutto nella misura in cui mi sono ritrovato a vedervi anche ciò che va oltre le parole in esse utilizzate, ciò che si cela nel mio più "interno-inferno" di emozioni, la parte così vivida e sensibile ma così piena di emozioni cotanto vive, quanto ardenti.



"Se cerchi di raggiungere le stelle è possibile che tu non riesca a farlo, ma almeno non ti ritroverai con le mani piene di fango"
(Leo Burnett)


"Innalzate l'angelo della gioia

e dei piaceri

sopra la dolcezza dell'amicizia.

Poiché è nella rugiada delle piccole cose

Che il cuore scopre il suo mattino,

si conforta e riprende la sua forza".

(Khalil Gibran)

"Il tempo aiuta a dimenticare

e il destino regala sempre

una seconda occasione.

Ma aprirsi all'amore significa

rendersi vulnerabili".

(N. Sparks)



" Nessuno può essere felice

Se non è sano di mente,

e non è sano di mente

colui che invece del meglio

cerca ciò che gli nuocerà".

(Seneca)



A voi come sempre libera interpretazione; come noto non mi piace fare molte riflessioni, al massimo qualche provocazione, ma, di questi tempi, c'e' già tanta altra gente intenta a perpretare la provocazione sempre più sugli altri che su se stessi, quindi, trovo adesso sia il momento per distaccarmene.



22 feb 2009

Chiusi in casa, aperti a se stessi, si trova sempre qualcosa da cui imparare...


Pubblico di seguito un articolo di Articolo di
Antonella Iadevaia, reperito su di una pagina di psicologia pratica.

Non aggiungo altro.. ..non servirebbe nessuna mia parola; daltronde e' ancora una continua fonte di studi e ricerche soprattutto per me.



EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE

Serata di riflessione amichevole.
Relatrice ANTONELLA IADEVAIA.
Gruppo Teosofico Stella Polare Sante Di Gangi (Cuneo)

Dice il preambolo dell'UNESCO "Poiché le guerre iniziano nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che le difese per la pace devono essere costruite".

Prima di riuscire ad eliminare le guerre nel mondo dobbiamo cercare di eliminare quelle dentro di noi; guerre personali che portano sofferenza a noi e agli altri a causa delle forti tensioni mentali: aggressività, paura, ansia, stress, egoismo, gelosia, invidia, odio, insoddisfazione. Poiché ogni nostra azione è guidata da un preciso stato interiore, portando più pace nella nostra mente, possiamo diffondere la pace nel mondo circostante.

La pace è dunque uno stato interiore, e non la si otterrà mai con la soppressione di un qualsivoglia fattore esterno (eserciti, armi...). Le cause della guerra vanno superate prima di tutto dentro di noi. La pace è un risultato, una conseguenza; si ha quando tutte le funzioni e le attività interiori ed esteriori dell'uomo sono perfettamente equilibrate e armonizzate.

LA PACE E' UNO STATO DI COSCIENZA SUPERIORE, non consiste soltanto nel sentirsi bene, calmi e senza preoccupazioni per un momento, ma è qualcosa di molto più profondo e prezioso. E' un'armonia fra tutti gli elementi che costituiscono l'uomo: lo spirito, l'intelletto, il cuore, la volontà e il corpo fisico.

Purtroppo in questo mondo è molto più facile essere agitati e nervosi che calmi e sereni; nella nostra cultura, come dice la Montessori, "manca il concetto stesso della pace", motivo per cui siamo soliti definirla solo in negativo, come "assenza di guerra".

Fin da bambini siamo stati riempiti di migliaia di informazioni, ma nessuno ci ha mai insegnato come essere in pace e vivere serenamente. Abbiamo imparato di tutto, tranne che un metodo per essere soddisfatti e felici. Così la maggior parte di noi cerca per tutta la vita pace e felicità in una persona, nel successo, nei soldi.

Il risultato di questa ricerca volta solo all'esterno è che ogni volta rimaniamo delusi, insoddisfatti. Solo quando decidiamo di guardare dentro di noi per rilassare le tensioni del corpo e della mente, invece di voler continuamente cambiare e controllare gli altri, troviamo vera gratificazione e soddisfazione. Dobbiamo invertire la rotta da ossessiva ricerca di appagamento in futili valori esteriori, a individuare le nostre reali esigenze mediante l'ascolto della voce interiore.

Cerchiamo di non sprecare preziose energie alla ricerca del nostro benessere materiale e prestigio personale, ma utilizziamole per la riscoperta al nostro interno del MAESTRO INTERIORE e mettiamoci in contatto con lui per attingere calma e pace e per comprendere quale sia la nostra vera via.

Un metodo efficace e raccomandato dai Maestri è la pratica quotidiana della meditazione, ovvero dei momenti di centratura in se stessi, di silenzio e di ascolto interiore nei quali la porta del nostro CUORE-CENTRO si apre per mostrarci la nostra vera natura facendoci entrare in contatto con il proprio Sé.

Il Sé è il nostro corpo Spirituale, la scintilla divina in noi, in contatto permanente con l'Uno... è la sede della saggezza, della conoscenza, della capacità di discernimento, della creatività e dell'amore incondizionato. La sua dimensione è infinita come lo spazio, è LA PACE. La nostra vera natura è dunque uno spazio meraviglioso, infinito, di pace, gioia, amore, saggezza, luce bellezza. Non lo percepiamo solo perché le nostre tensioni, del corpo e della mente (paura, stress, ansia, attaccamento, rabbia, egoismo, insoddisfazione) non ce lo permettono.

Come nuvole che oscurano il cielo blu, queste tensioni oscurano ciò che da sempre siamo: LUCE, AMORE, SAGGEZZA. Per far riapparire il sole, per "tornare finalmente a casa" dobbiamo imparare a rilassare queste tensioni, causa della nostra sofferenza, a mollare la loro presa entrando in quello stato mentale, libero da conflitti, ansie e paure, proprio della meditazione.

Il contatto con il proprio Sé, con il sentimento di amore che ne deriva, con il ritrovato senso di identità e sicurezza, fanno sì che migliorino i rapporti con gli altri, aumentando la tolleranza, la cooperazione amichevole, la gentilezza e l'apertura sincera. Si acquista un calore e una morbidezza che si trasmettono agli altri, portando più armonia e pace nelle relazioni.

E' molto importante comprendere che la luce divina splende già ora dentro ognuno di noi, per questo motivo non c'è nulla da raggiungere, ma solo da riscoprire.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è dunque imparare a rilassare gli attriti fisici (stanchezza, debolezza, dolori e contratture muscolari, irrigidimenti) e quelli mentali (insoddisfazione, paura, gelosia, avidità, aggressività, odio, stress, ansia, egoismo). Il vero rilassamento infatti non è solo quello del corpo, ma soprattutto quello che ci libera da quelle fonti di disarmonia che sono la causa di grandi sofferenze per noi e per gli altri.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE vuol dire tirare fuori (da e-ducere, significato etimologico della parola educazione) la nostra vera natura di pace che già ora ci appartiene. La chiave fondamentale è comprendere che la sofferenza dipende dalle nostre tensioni e dalle nostre resistenze a fluire, e che per essere più felici è necessario riconoscerle per poi superarle e "dissolverle". Tentare di cacciarle via o di resistervi è infatti un errore, occorre lasciarle andare, rilassandoci e mollando la presa.

La sofferenza non è comunque una dimensione da rifuggire e da combattere, può essere un grande strumento di crescita e di trasformazione se riusciamo a prendere le distanze da essa e a diventare spettatori del nostro dolore: quando cioè pur vivendolo intensamente non ci facciamo travolgere dal corpo emozionale, ma riusciamo a tenerci ben ancorati al Sé, ringraziando per la prova che ci viene data. Come dice Richard Bach: "Non esiste nulla che sia un problema senza un dono per te nelle mani. Tu cerchi problemi perché hai bisogno dei loro doni".

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE si può paragonare ad un vero e proprio training, quindi sono necessarie una buona motivazione ed una tenace costanza.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a scegliere i pensieri positivi, quelli cioè che non danneggiano né noi né altri, e lasciare andare quelli negativi che sono causa di conflitti fisici e mentali. Così come non lasciamo entrare in casa nostra qualsiasi persona, allo stesso modo non dobbiamo lasciare entrare nella nostra mente qualsiasi pensiero. Il pensiero è una forza capace sia di creare sia di distruggere e spesso le persone non sanno come usarlo nella maniera migliore, rendendolo così causa di confusione e sofferenza. Non lasciamo la mente a ruota libera ma scegliamo i nostri pensieri.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a trovare il lato positivo delle cose, persone e situazioni. Ognuno di noi sperimenta lo stesso vissuto in modi diversi: chi ne coglierà il lato migliore sarà colui che riuscirà a vivere più serenamente degli altri, sarà capace di prendere decisioni importanti e abile a destreggiarsi nelle più svariate situazioni. Spesso diamo valutazioni affrettate su ciò che accade, credendo che il nostro giudizio sia l'unico possibile e il più giusto, tuttavia spesso non è così, e perdiamo grandi opportunità solo per non aver saputo cogliere il lato positivo dell'accaduto.

A questo proposito è significativo l'aneddoto delle due rane cadute fortuitamente in un secchio di latte. Una delle due, pessimista, si deprime subito, non riesce a vedere via di uscita e, pensando che avrebbe dovuto patire una lunga agonia, preferisce morire subito, così smette di nuotare e annega.

L'altra, ottimista, coglie invece il lato positivo della situazione constatando che, se dovrà morire, perlomeno non sarà di fame, così viene colta da una grande contentezza e ilarità e si mette a cantare e a ballare. E tanto salta e tanto balla che il latte diventa burro, permettendole di uscire dal secchio e avere salva la vita. Morale: essere ottimisti conviene sempre, anche quando non sappiamo il perché.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a sorridere. Il sorriso sincero è una vera e propria medicina che ci permette di trovare l'energia e la forza per affrontare ogni situazione nel modo migliore. Sorridiamo di più, agli altri ma anche a noi stessi, usiamo questo strumento di pace.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare ad entrare in contatto con la creatività che c'è dentro ognuno di noi per utilizzarla in modo costruttivo. Diventiamo co-creatori, partecipiamo alla creazione del mondo.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, per vivere in armonia e nel rispetto di ogni forma di vita. Importantissima legge spirituale di evoluzione, come l'altra "fai sempre del tuo meglio".

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a cogliere la bellezza nascosta di ogni essere e cosa, del creato, facendo sorgere così una reale attitudine alla comprensione, all'amore e all'amicizia.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare ad avere fiducia in se stessi.

Questo è possibile quando si conoscono le proprie potenzialità e quando si riesce a manifestarle.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare che il vero potere non consiste nella violenza e nell'aggressività, ma nell'amore e nella gentilezza. E' imparare ad usare la forza della gentilezza. La parola GRAZIE è una parola di potere e un'arma migliore dell'aggressività. Con un semplice grazie disarmiamo e smontiamo, invece di cadere nel gioco di chi ci ha provocato.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a tornare ad essere amici della natura, riconciliandoci con gli elementi che tutto compongono: aria, acqua, terra, fuoco. Comprendiamo e sperimentiamo che siamo un tutt'uno con essi.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a scegliersi delle mete valide, costruttive, positive e cercare di raggiungerle. Lavorare in base alle nostre capacità per uno scopo nobile e umanitario ci permette di beneficiare gli altri e di sentirci utili, praticando il servizio, strumento di evoluzione raccomandato in tutte le scuole spirituali.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a svolgere le attività quotidiane con gioia ed entusiasmo provando gratificazione nel riuscire a fare qualsiasi lavoro con una mente in pace. Sperimentiamo che ognuno è al posto giusto nel momento giusto a fare la cosa giusta.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a cogliere l'attimo, a vivere nel presente e non, come capita spesso, essere continuamente proiettati in un passato ormai concluso o in un futuro che ancora non c'è.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a riscoprire il guerriero di luce che da sempre è in ognuno di noi, forte e coraggioso, ma umile e gentile. Il guerriero di pace non è chi non fa la guerra, ma chi ha il coraggio di portare armonia in tutto quello che fa, con ogni parola, suono, pensiero, gesto e azione.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a vivere nella verità, semplicità e amore.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare a voler bene a tutti, realizzando che " come una sorgente d'acqua non ha bisogno di acqua, una sorgente d'amore non ha bisogno d'amore"; diventiamo sorgenti d'amore e da noi sgorgherà la PACE.

EDUCAZIONE ALLA PACE INTERIORE è imparare che la felicità non si trova solo nei soldi, nel successo, in una bella automobile, nei vestiti alla moda, nel titolo di studio, in una persona… ma solamente DENTRO DI NOI. Educando la nostra mente alla pace riusciremo ad eliminare l'insoddisfazione ed ogni altra tensione e finalmente riusciremo veramente a vivere pienamente.

UN METODO IMPORTANTE up.jpg

Un metodo importante per perseguire la pace interiore è cercare di portare armonia in tutto ciò che facciamo, e di creare armonia con ogni nostro movimento, suono-parola e pensiero. Proviamo a pensare: di solito siamo consapevoli del movimento del nostro corpo oppure inseriamo il pilota automatico? Quando parliamo, la nostra voce è piacevole o emettiamo suoni fastidiosi? E i nostri pensieri sono confusi, assillanti e incontrollabili, oppure chiari, utili e costruttivi?

Il corpo è un sistema di energia come lo sono la voce e il pensiero.

Questi sistemi sono interconnessi e strettamente comunicanti e si influenzano a vicenda. Corpo, parola e pensiero sono la stessa energia che vibra a frequenze diverse. Portando armonia anche in uno solo di questi sistemi sarà possibile influenzare positivamente anche gli altri. Per fare ciò è necessario contattare l'energia creativa che c'è dentro ognuno di noi. Non possiamo comprare l'armonia che ci serve al supermercato o elemosinarla da qualcuno, ma dobbiamo crearla noi stessi.

Il fatto è che continuamente dimentichiamo la nostra sorgente divina di energia creativa; la vita è creazione e per vivere veramente dobbiamo imparare e creare la nostra vita consapevolmente, portando armonia in ogni movimento, suono e pensiero.

Quando un artista crea è felice, ma il suo creare si limita all'opera d'arte del momento e non a tutta la sua vita. Noi dobbiamo far sì che la nostra vita stessa sia la nostra opera d'arte, creandola con armonia in ogni istante attraverso i nostri movimenti, parole e pensieri.

Iniziamo col creare gesti armoniosi e piacevoli muovendoci un po' più lentamente del solito, e cerchiamo di percepire il nostro corpo nella sua interezza. Ci accorgeremo di quanto sia piacevole essere consapevoli di avere un corpo che esegue ogni movimento con armonia. Da quanto tempo non siamo più presenti nel nostro corpo?

Una volta che siamo diventati consapevoli del movimento del corpo a livello fisico, sarà più facile esserlo anche di quello verbale e successivamente del pensiero. In questo modo la nostra mente sarà sempre più attratta verso l'attimo presente. Ricordiamoci che la vita può essere vera solo nell'attimo presente!

Alleniamoci anche ad ascoltare il suono delle nostre parole per renderlo sempre più armonioso. Il suono è un'energia potente che può essere armonica o disarmonica. Quando creiamo suoni armonici, l'equilibrio si trasmette anche agli altri sistemi: corpo e pensiero.

Infine esercitarci alla pace interiore non deve essere un lavoro faticoso, ma un gioco piacevole e divertente. Dobbiamo giocare con la nostra mente, ridere e gioire di tutto ciò che facciamo. Se non impariamo a divertirci, scoprendo la forza infinita del nostro sorriso, tutto diventa un lavoro pesante, anche la via della pace. Regaliamoci di tanto in tanto un sorriso e doniamolo anche agli altri: questo cambierà l'energia triste che magari c'è in noi in energia di gioia.

Se creiamo ogni movimento bello e piacevole, ogni suono armonico, ogni pensiero positivo e sorridiamo alla vita, percepiremo una sensazione piacevole, immediata e diffusa che ci permetterà di vedere sempre più chiaramente il sentiero della luce e della pace.

Siamo tutti guerrieri di pace, luminosi, sorridenti, forti, coraggiosi, umili, gentili e infinitamente ricchi d'amore, ma ce ne siamo dimenticati.

Spero che ognuno di noi riesca presto a ricordarsi di essere il cielo blu, luminoso e infinito, smettendo di credersi le nuvole nere che lo oscurano.

Cuneo, 9 Marzo 2000

21 feb 2009

Una lacrima.....un'altra, e poi ancora altre.....





Io vivrò senza te
Lucio Battisti



Che non si muore per amore
è una gran bella verità
perciò dolcissimo mio amore
ecco quello, quello che, da domani
mi accadrà
Io vivrò senza te
anche se ancora non so
come io vivrò
Senza te, io senza te
solo continuerò e dormirò
mi sveglierò, camminerò
lavorerò, qualche cosa far ò
qualche cosa farò, si, qualche cosa farò
qualche cosa di sicuro io farò: piangerò
sì io piangerò
E se ritorni nella mente
basta pensare che non ci sei
che sto soffrendo inutilmente
perchè so, io lo so, io so che non tornerai
Senza te, io senza te
solo continuerò
e dormirò, mi sveglierò
camminerò, lavorerò
qualche cosa farò qualche cosa farò
sì qualche cosa di sicuro io farò,
piangerò, io piangerò
Sì piangerò, io, piangerò...


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"School Night"
Ani Di Franco.

she went over to his apartment
clutching her decision
and he said, did you come here to tell me goodbye?
so she built a skyscraper of procrastination
and then she leaned out the twenty-fifth floor window
of her reply
and she felt like an actress
just reading her lines
when she finally said
yes. it's really goodbye this time
and far below was the blacktop
and the tiny toy cars
and it all fell so fast
and it all fell so far

and she said:
you are a miracle but that is not all
you are also a stiff drink and i am on call
you are a party and i am a school night
and i'm lookin' for my door key
but you are my porch light

and you'll never know, dear
just how much i loved you
you'll probably think this was
just my big excuse
but i stand committed
to a love that came before you
and the fact that i adore you
is but one of my truths

what of the mother
whose house is in flames
and both of her children
are in their beds crying
and she loves them both
with the whole of her heart
but she knows she can only
carry one at a time?
she's choking on the smoke
of unthinkable choices
she is haunted by the voices
of so many desires
she's bent over from the business
of begging forgiveness
while frantically running around
putting out fires

but then what kind of scale
compares the weight of two beauties
the gravity of duties
or the ground speed of joy?
tell me what kind of gauge
can quantify elation?
what kind of equation
could i possibly employ?
and you'll never know, dear
just how much i loved you
you probably think this was
just my big excuse
but i stand committed
to a love that came before you
and the fact that i adore you
is just one of my truths

so i
i'm goin' home
to please the one i so love pleasing
and i don't expect
he'll have much sympathy for my grieving
but i guess that this is the price
that we pay for the privilege
of living for even a day
in a world with so many things
worth believing
in


Canzone e miglior forma di comprensione della stessa li trovate a questo link

19 feb 2009

L'altra metà della mela.


Traendo ispirazione da una riflessione pubblicata sul blog di "Lievemente", riporto immediatamente di seguito le parole, ispirate a loro volta dal simposio di Platone.



Nel "Simposio" Platone racconta il mito dell'uomo

"totale":
una razza perfetta, ermafrodita, ogni individuo autosufficente e beato di sè.
Fu per invidia che gli dei divisero le due parti di queste creature e le dispersero nel mondo. Da allora vagano come esseri imperfetti che possono raggiungere la felicità soltanto trovandosi.
Direi che è proprio da quel momento che sono arrivati i casini, perchè è da quando tutta questa gente si è messa alla ricerca che gli dei hanno più cose da fare. Gli uomini, per amore, mormorano le preghiere più disperate e, sempre per amore, sibilano gli improperi più impronunciabili e, si sa, alcuni arrivano a compiere follie, si consumano, uccidono, piangono...e quello che tutti si chiedono è: si può davvero trovare quell'unica mezza mela in mezzo a miliardi di mezze mele? Naturalmente non lo so. La parte romantica di me tende per il sì. Quella cinica suggerisce che io sia un qualche altro mezzo frutto, per cui la risposta a quel punto, per me, diventerebbe del tutto irrilevante. Un'idea sull'argomento però credo che, più o meno, ce l'abbiamo.

La domanda alla quale, adesso, non so dare una risposta e che credo nessun essere umano potrà mai farlo con assoluta certezza e': "E se la metà della mela fosse lì, davanti ai tuoi occhi, e tu, pienamente consapevole di ciò, desiderassi per un solo momento distaccartene perchè consapevole che in mancanza di lucidità quell'altra metà non puo' vedere il congiungimento, o meglio ancora sarebbe dire, che l'altra metà in quel preciso momento non ha la necessità di congiungersi, e se poi ti pentissi di aver fatto questa scelta, così drastica ma così necessaria per il bene dell'altro (bene illusorio o reale?) sarebbe davvero giusto non PERDONARE chi, al fine di un bene illusorio ha tentato di superare anche le proprie necessitudini senza averne colto realmente un successo ma ne coglie solo una delle più grandi sconfitte della sua vita"?

La cosa riporterebbe a sua volta all'affermazione che Errare umanum est, e quindi a sua volta ancora ci collegherebbe con il concetto biblico del PERDONO. A voi l'ardua sentenza...

Dedicato alla mia più grande amica di sempre.......Serena.

ELISA- GLI OSTACOLI DEL CUORE


C'è un principio di magia
Fra gli ostacoli del cuore
Che si attacca volentieri
Fra una sera che non muore
E una notte da scartare
Come un pacco di natale

C'è un principio d'ironia
Nel tenere coccolati
I pensieri più segreti
E trovarli già svelati
E a parlare ero io
Sono io che li ho prestati

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

C'è un principio di allegria
Fra gli ostacoli del cuore
Che mi voglio meritare
Anche mentre guardo il mare
Mentre lascio naufragare
Un ridicolo pensiero

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

Quante cose che non sai di me
Quante cose devi meritare
Quante cose da buttare nel viaggio insieme

C'è un principio di energia
Che mi spinge a dondolare
Fra il mio dire ed il mio fare
E sentire fa rumore
Fa rumore camminare
Fra gli ostacoli del cuore

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non vuoi sapere
Quante cose da buttare nel viaggio insieme



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ELISA - UNA POESIA ANCHE PER TE


Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via

Ma cambierà stagione
ci saranno nuove rose

E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola
poesia

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo troppo coraggiosi e
fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto

Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una piccola poesia

Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve

Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una piccola poesia

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per te

18 feb 2009

Un Poeta e' poesia.

Nina Ales Scurti, nata a Trapani il 19/2/1024

Mi basta sapere che esisti

Sei la rugiada benefica
che mi rinfranca
nell'arsura. Sei il mio
arcobaleno, vivifichi di colori
variopinti le mie tenebre.
Sei la musica soave
che mi risveglia dal letargo.
Se tu ridi, un concerto
d'arpe divine m'inebria
il cuore. La tua voce
pacata e armoniosa
mi fa vibrar nell'anima
sogni soavi, mirabili
emozioni...eppure
non chiedo nulla,
non oso sapere
che
esisti e sono felice!


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Salvo Inserauto, nato a Palermo il 7/2/1949.

EPILOGO

Scorrono lente
le mani,
come a tastar da ciechi.
Sopra, assai disteso
il viso
ha chiuso gli occhi
dolcemente arreso.
Corpo
abbandonato a corpo,
sporgenze e cavità
a memoria
già si appartengono.
Da lì a poco
tutto
dolcemente
attorno ai sospiri
farà silenzio.